11° comandamento: Impara a fare le rotatorie

Non so se ve ne siete accorti, ma ogni due per tre nasce una nuova rotatoria. La sera prima non c’era; tu ricordi perfettamente di essere passato in quel punto preciso della strada e potresti giurare di aver superato un banalissimo stop, ma la mattina dopo, al suo posto, trovi una barriera stradale in plastica, che segnala l’ennesimo cantiere. Ora, se la maggior parte della gente ha la capacità di guida di una volpe impagliata, e se gli incidenti agli incroci sono ormai una prassi quotidiana, io capisco che piazzarci una rotatoria può sembrare una buona idea. E in effetti è così: PUO’ SEMBRARE. In realtà, se un automobilista non è in grado di attraversare un crocevia senza schiantarsi contro qualcosa, è impensabile che un’inerme rotatoria possa risolvere il problema. E’ come regalare un programma di grafica ad un tizio che non sa accendere il computer. A cosa gli può servire, se il suo livello di comprensione della materia non arriva nemmeno ai fondamentali? Non so, la butto lì: non sarebbe meglio verificare la funzionalità e l’aggiornamento dei corsi di scuola guida? O magari prevedere un esame di controllo, per chi ha la patente da diversi anni, per confermare la sua “presunta idoneità” a guidare? Succede spesso, infatti, che ripetere le stesse operazioni per un lasso di tempo sufficientemente lungo, crei l’illusione di essere diventati esperti in una determinata attività. Quanti di voi non si sono sentiti dire almeno una volta “faccio questo lavoro da vent’anni! Lo saprò cosa sto facendo, no?” (Giuro di aver sentito pronunciare questa frase dal tizio che ha intonacato casa mia: le mie pareti non solo non erano dritte, ma presentavano evidenti e svariate ondulazioni, assolutamente non richieste. Nessuno dei miei muri era “a piombo”. Nemmeno per sbaglio. Avrà pure svolto il suo mestiere per vent’anni, ma non si è mai preoccupato di impararlo!) In conformità con questa logica, veri e propri proiettili si immettono nelle rotatorie, senza curarsi di chi vi sta già transitando. Diritto di precedenza, senso di marcia e segnaletica stradale vengono spudoratamente ignorati nel rispetto “dell’assioma della Mercedez”: chi ha la macchina più grossa, passa per primo. Questi simpatici mattacchioni, che affrontano gli incroci come se stessero compiendo il giro della morte su una giostra del Luna Park, oltre ad essere puntualmente bersagliati da raffiche d’insulti, bestemmie e gesti (che con un po’ di fantasia potremmo definire “scaramantici”), sembrano voler sfidare la legge di Murphy: “Un Tir è innegabilmente più grosso di una Mercedez. Se esiste una remota possibilità che un Tir incroci la tua strada e ti falci, prima o poi accadrà”. Ad aggravare ulteriormente la situazione, quell’incredibile accessorio sconosciuto alla massa, denominato tecnicamente “le frecce”, viene raramente azionato per indicare in quale direzione si desidera procedere: sebbene siano sufficienti pochissimi grammi di sforzo, con una delle numerose dita che la natura ci ha donato, la rotatoria interagisce con la psiche umana, infondendole la convinzione che non sia necessario usarle. Di conseguenza, per capire se il flusso di auto che proviene da sinistra voglia procedere diritto o proseguire nella circumnavigazione, è consigliabile sviluppare doti divinatorie o frequentare corsi di parapsicologia. Non è dato di sapere perché “le frecce” non abbiano riscontrato alcun successo tra gli automobilisti: probabilmente qualcuno le vive come una fastidiosa violazione della propria privacy (“per quale motivo dovrei fare sapere a tutti, i cazzi miei? Avrò pure il diritto di andare dove mi pare!”), mentre qualcun altro ne ignora totalmente l’esistenza (“la mia auto è dotata di frecce??? Per farne cosa? Si, è vero: sono sammarinese, ma questo non significa che sappia usare una balestra!). Al contrario, vorrei sfatare un luogo comune che secondo la mia esperienza è totalmente inesatto: non è vero che le donne, prima d’immettersi in una rotatoria, controllano il traffico, guardando a destra anziché a sinistra. Non guardano proprio!! Dopo averti tagliato la strada, costringendoti a un’inchiodata che consuma di due centimetri il battistrada dei tuoi pneumatici, si bloccano nel mezzo della carreggiata e ti guardano con aria smarrita, come se fossero affette da labirintite. Mentre sono assorte nei loro pensieri (“Dove sono? Perché sono qui? Che tempo fa?”), ti ritrovi a sperare che un meteorite le colpisca in pieno e le levi di mezzo, disintegrandole per sempre, prima che qualcuno ti tamponi. Naturalmente, una buona dose di problemi di viabilità va attribuita anche a coloro che le rotatorie le progettano… Vicino a casa mia, ad esempio, in una strada che ha una pendenza del 15%, ne hanno costruita una con il diametro di uno stadio e il muretto perimetrale alto un metro. Del resto, perché rendere le cose semplici quando uno se le può complicare? Vuoi mettere quant’è più divertente cercare d’indovinare se sopraggiunge qualcuno aldilà del muro, piuttosto che vederlo arrivare? Pensa che noia se il muretto fosse stato più basso, garantendoti una visibilità del 100%! Ed ogni giorno è una nuova scoperta perché non sai mai dove ti piazzeranno la prossima e quale sarà il suo livello di difficoltà… un po’ come i videogiochi di Super Mario Bros. In conclusione, so che ognuno di voi penserà che sto parlando di qualcun altro… Perciò, vi lascerò meditare sul commento di Churchill riguardo alla natura umana: “A volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialzerà e continuerà per la sua strada”.

di Romina Marzi

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Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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