15a Biennale di Architettura di Venezia

La vocazione umanitaria e anti-spettacolare dell’architettura è il tema portante di Reporting from the front, manifesto della 15a Biennale di Architettura di Venezia.

Gli architetti Elisabetta Bartolucci e Michela Sanchi del Co-Design Studio, hanno visitato la mostra per noi e ci raccontano quest’esposizione, curata da Alejandro Aravena, architetto cileno che dirige “Elemental”, uno studio concentrato su progetti di impatto sociale e sulla progettazione partecipata.
“Aravena ha saputo cogliere lo spirito del tempo che, tra disastri naturali e guerre, ha generato un’emergenza abitativa. La mostra di quest’anno segna una rottura rispetto alle edizioni precedenti, orientandosi sulle possibili soluzioni: impiego di materiali del luogo, rispetto delle tradizioni costruttive locali, recupero e riutilizzazione di edifici abbandonati e dei materiali di scarto. Un trionfo di principi eticamente encomiabili e un rifiuto dell’architettura spettacolare.
Quest’anno percorrere le Corderie e le Tese dell’Arsenale ed entrare nei padiglioni ai Giardini, ci immerge in luoghi semi-sconosciuti, tradizioni lontane tra città nuove e dimenticate. Il punto di partenza della sua linea curatoriale è la storia di Maria Reiche, archeologa, che studia le linee Nazca: linee di sassi impercettibili da terra ma che se guardate dall’alto formano fiori, animali, uccelli. Osservare da un altro punto di vista, trovare soluzioni alla scarsità dei mezzi, rispettare il diverso: queste le linee guida per l’allestimento della mostra. Ė l’apoteosi del riciclo, già a partire dalla prima sala dell’Arsenale, in cui è stato realizzato un bosco sospeso di barre di alluminio, recuperate dalla precedente Biennale.

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Altro tema attuale è il progetto per il bene comune, ben sviluppato nel padiglione Italia con “Talking care” Pensare, Incontrare, Agire (1) che esamina venti progetti in periferie abitative, ai margini, su luoghi sottratti alla malavita e recuperati per la collettività. Diversi gli approcci al problema dei migranti, tra i quali spicca la proposta dello studio Bel di Berlino (2): un progetto in stile “casa domino”, un edificio collettivo su più piani, di semplice e veloce realizzazione. La Francia propone il riutilizzo di spazi a uso abitativo all’interno del tessuto urbano esistente (3), mentre la Thailandia offre un’interessante riflessione sulla precarietà (4). Premiato il padiglione della Spagna che, con la mostra Unfinished, presenta progetti di recupero di ruderi contemporanei: il non-finito come opportunità (5).”

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