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A tavola con il nemico

Opinioni a confronto

Dal punto di vista di un… onnivoro
“L’aumento demografico è dovuto al consumo di carne”
La caccia è stata una delle nostre conquiste più decisive. Il cervello umano, infatti, stimolato da questa attività, sarebbe cresciuto in dimensioni e complessità, e la cultura è fiorita e cresciuta maggiormente in quelle zone in cui si è appreso a cuocere e a tagliare in modo appropriato le prede. Secondo gli studi antropologici, quindi, il consumo di carne ci ha aiutato a diventare quello che siamo, sia sotto l’aspetto fisico che sociale. Il cervello è cresciuto grazie all’assunzione di proteine animali e l’aumento dell’intelligenza è stato ulteriormente stimolato dalla pianificazione delle strategie venatorie e dall’aumento della coesione di gruppo. Ma non è tutto. I risultati dello studio condotto dai ricercatori della svedese Lund University, comparando i tempi di allattamento di settanta specie di mammiferi con diversi regimi alimentari, suggeriscono che i tempi dello svezzamento si siano accorciati nel corso dell’evoluzione umana, proprio grazie ad una dieta sempre più ricca di carne. Come spiega il ricercatore Elia Psouni, “il consumo di questo alimento abbrevia il periodo dell’allattamento, diminuendo l’intervallo di tempo tra le nascite”. La durata dell’allattamento nella nostra specie è la metà di quella degli scimpanzé, ma noi viviamo il doppio. Ciò è dovuto al fatto che gli esseri umani assumono più proteine animali, e in questo sono più affini a leoni, tigri e agli altri carnivori, tutti accomunati da un tempo di allattamento più breve. Uno svezzamento precoce consente di accorciare la distanza tra un parto e un altro e quindi di aumentare il tasso riproduttivo. La dieta carnivora non avrebbe quindi contribuito solo alla crescita del cervello ma, indirettamente, anche a quella della popolazione, stimolando l’inarrestabile esplosione demografica della nostra specie.

Dal punto di vista di un… Vegetarista
“La carne può essere una schiavitù”
Per chi è abituato a consumare prodotti carnei e di derivazione animale, l’organismo, intossicato dalla carica adrenalinica (di cui è satura la carne di un animale che ha subito l’agonia della macellazione), entra in uno stato di astinenza, allo stesso modo di chi è intossicato da caffeina, da fumo o da zucchero industriale. Anche la pasta e il pane generano dipendenza e causano l’identico effetto nell’organismo assuefatto a tali prodotti. Quando i valori glicemici si abbassano, si sente il bisogno di ingerire altri zuccheri semplici per riportare i valori nella norma, ma ben presto insorge nuovamente la stessa necessità e si ricomincia. Questo circolo vizioso genera picchi glicemici che stressano il pancreas. Mentre gli zuccheri complessi della frutta forniscono energia a lungo termine e in un organismo sano non causano mai dannosi sbalzi glicemici, la carne non dà energia, la sottrae. Se l’alimento carneo introduce, per ipotesi, 100 di energia, l’organismo ne spende 120 per metabolizzarla e neutralizzarne gli effetti negativi. Nel mondo naturale gli animali più forti e resistenti alla fatiche non sono carnivori ma vegetariani ed erbivori. Il leone, carnivoro, ha molta potenza ma in un lasso di tempo ridotto: se non riesce a catturare la preda in pochi balzi resta a digiuno mentre la gazzella, erbivora, potrebbe correre per ore senza stancarsi. Per liberarsi da questa schiavitù è necessario un minimo di buona volontà: dopo i primi giorni l’organismo si disintossica come dalla droga e non solo non sente più la necessità di questi prodotti ma subentra uno stato di spontaneo rifiuto in cui l’organismo, finalmente libero e tornato al suo stato naturale, tende a rifiutare spontaneamente tutto ciò che lo danneggia.

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Redazione

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