Abitare le tue emozioni. Casa vuota o casa piena?

Casa vuota o casa piena?
Pensare alla casa ideale è un momento fantastico, in cui ciò che prevale è la sua fantasia precisa e, al tempo stesso, rarefatta.

Questo è l’istante in cui le sensazioni di chi abiterà la casa descrivono lo spazio che più necessitano, a cui aspirano, dove l’idea sembra poco concreta, ma ha in sé tutti gli elementi emozionali che vengono accolti liberamente, senza alcun limite. Per un progettista che conosce il valore dell’interazione che intercorre tra lo spazio e le persone – e che sa quanto siano determinanti i comportamenti e gli umori degli stessi -, la casa è una vera e propria composizione di fattori a cui corrisponde una precisa sensazione, un’azione provocata e una nuova emozione.

In generale tutti preferiamo cose semplici, che siano facilmente comprese o immediatamente percepite: in poco tempo è necessario “attivare” la sensazione di sicurezza dell’ambiente in cui ci si trova, la determinazione dei confini, cosa fondamentale nelle abitazioni. È un fatto fisiologico. Al tempo stesso, sono poche le persone che si sentono a proprio agio in una casa che sembra “vuota”, che ha pochi oggetti esposti e che emana una sensazione di estensione o mancanza di confini. Immagina cosa significa vivere una casa dove i mobili sono incassati, senza sporgenze o vani a giorno. Dove lo spazio è fluido, libero e senza decori. Ciò che riempie le stanze delle case “vuote”, con pochi oggetti protagonisti, sono le persone.
È molto più frequente, invece, il desiderio di case ricche di arredi che riempiono gli spazi, a cui connettere il proprio racconto personale in modo esplicito e plateale.
Gli arredi e gli oggetti diventano i simboli delle emozioni a cui aspirare o da rivivere ogni giorno, legami da portare con sé. Nelle case “piene” l’attenzione è sempre connessa allo spazio circostante, ancorato allo sguardo che collega i luoghi ai pensieri.

“Vuoto o pieno” descrivono con precisione il modo di vivere più appropriato per ciascuno, il desiderio di riempire con il proprio mondo interiore o farsi catturare dal mondo esterno, fatto di continue sollecitazioni.In una tale dicotomia il ruolo del progettista è la figura che sa bilanciare armoniosamente quello che le persone desiderano e trasmettono, concretizzando le idee in un insieme di vuoti e di pieni tale da circondare gli abitanti, dandogli l’opportunità di poter esprimersi in uno spazio rispettoso delle singole interiorità.

 

 

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Eleonora Denicolò Architetto

Eleonora Denicolò
La Maison e Lifestyle Magazine