Adesso sposami!

Sposi: Cinzia Maria Volpinari e Francesco Vinciguerra

Due persone apparentemente comuni: Cinzia lavora come addetta alle vendite nel prestigioso negozio “Giorgia Boutique” da trentasei anni. Francesco si è sempre occupato di medicina omeopatica nel campo dell’estetica, della fisiatria, della medicina del dolore e della gastroenterologia con metodica bioelettronica. Due persone che potreste incontrare in qualsiasi momento e la più grande sfortuna per voi sarebbe non accorgervi che sono splendide.

Abbiamo chiesto a Cinzia «Perché sposarsi proprio adesso?»
«Francesco me lo chiede da dieci anni, ma io ho sempre fatto orecchie da mercante». Ride. «All’inizio non abbiamo preso in considerazione questa opzione perché lui veniva da un divorzio e aveva due bambini piccoli che andavano tutelati. In una situazione già difficile, per non farli soffrire e non causare ulteriori traumi siamo sempre stati attenti e cauti. Stavamo bene così e non ci abbiamo più pensato. Ma recentemente è successa una cosa che ci ha fatto riflettere. Un nostro amico ha avuto un incidente e la sua compagna, pur convivendo con lui da oltre vent’anni, ha dovuto affrontare molte difficoltà per poterlo assistere in ospedale. Non volevano nemmeno farla entrare! E tutto questo perché non erano sposati. Io non posso nemmeno pensare che, se capitasse qualcosa a Francesco, potrebbero impedirmi di andare a trovarlo o che lo proibissero a lui nel caso fossi ricoverata io. Perciò ne abbiamo parlato e abbiamo deciso. Io mi sposo solo perché la legge non ci tutela, ma questa firma per me non ha alcun valore e non cambia niente in quello che sono i miei sentimenti. Per me il giorno del matrimonio è stato ventiquattro anni fa, quando siamo andati a vivere insieme». Ma Francesco ha qualcosa da aggiungere. «La mia concezione del matrimonio è un po’ diversa. Secondo me è la naturale evoluzione di un rapporto. Questo evento è il non plus ultra dell’unione di due persone e va celebrato in presenza degli amici più cari che servono non come testimoni ma a verificare e transare quella che è, in effetti, una realtà vissuta da ventiquattro anni». Continua con un sorriso divertito. «La cosa bella che ho notato in Cinzia è che ha fatto tutto con un’incredibile voracità. Una volta deciso di sposarci, doveva essere fatto. Tac. Subito! Ad esempio, quando dovevamo comprare le fedi… Non ho mai portato un anello e, all’improvviso, mi ritrovo da suo cugino a scegliere montature, frasi e date da incidere. Mi ha ricordato quello che è successo quando è venuta a vivere con me. Non me ne sono neanche reso conto. Me la sono ritrovata a casa. Quando lei decide una cosa, quella è e quella dev’essere. È fatta così. Ma se non si fosse comportata allo stesso modo anche in quest’occasione, avrebbe voluto dire che non gliene fregava niente del matrimonio».
«È vero». Conferma Cinzia, con aria colpevole. «Nel momento in cui abbiamo deciso, ho avuto voglia di fare questa cosa. La prima volta che me lo ha chiesto, dieci anni fa, mi sono messa a ridere di gusto. Lui mi ha guardato e mi ha detto “Senti amore mio, io ti sposo tutte le volte che vuoi, però la prossima volta me lo chiedi te perché, insomma… Se quando te lo domando tu mi ridi in faccia…”. E invece, ogni tanto, veniva fuori il discorso. Questa volta, mentre parlavamo di quello che era successo ai nostri amici, l’abbiamo deciso. Ho chiesto “ma quando ci sposiamo?” e lui ha risposto “il 12 luglio, il giorno del tuo compleanno”. Lui è così. Lo sposo perché è un uomo bravo, attento. Ad esempio, si accorge subito se ho mal di schiena perché magari ho un’andatura o una postura diversa dal solito. Mi osserva e questo per una donna è molto importante. È un uomo molto generoso e, nel limite del possibile, continua a corteggiarmi con regali inaspettati. Facciamo ancora le cose che fanno i fidanzati. Ci rincorriamo per casa, ci facciamo gli scherzi, come i bambini. Poi naturalmente bisticciamo come tutti, è normale e fa bene alla coppia, ma quando succede non ci teniamo mai il muso perché quando vado a letto voglio essere in pace con lui. Se il giorno dopo dovesse accadere qualcosa di grave, chi resta, rimane col rimorso e io non lo vorrei mai. Poi mi dà sicurezza avere accanto un uomo così, mi tranquillizza. Quando dice che per ogni problema c’è una soluzione, anche se io sono ansiosa, lui mi mette nella condizione di pensare che tutto si può risolvere e io mi calmo».
Qual è il trucco per restare assieme così a lungo?
Francesco non ha dubbi. «L’amore non è così, amore a parole. È quando hai rispetto profondo della persona con cui vivi, apri il tuo cuore a chi ti sta vicino, a chi ti ha badato per tanto tempo e ti ha dato l’amore, la sensibilità e a volte anche le rotture di scatole. È quando passi con lei le tue ore, le tue giornate, i tuoi mesi e, quasi senza accorgerti, arrivi a ventiquattro anni. E se non te ne accorgi vuol dire che vivi un bel rapporto, che non c’è niente di pesante da sopportare. Molta gente dice: “È già Natale, è già Pasqua. Il tempo corre veloce”. Ma se l’amore e il cuore dominano la tua giornata il tempo passa regolare, le cose avvengono in maniera regolare. Non è routine perché la regolarità non è routine. La giornata te la devi creare, costruire, truccare. Finché è giusta per te e per lei». «Stiamo insieme usando il buon senso: ci vuole un po’ di pazienza, un po’ di sopportazione. Quando uno dei due è arrabbiato per suoi problemi, l’altro aspetta che gli passi». Cinzia ripensa a quando il loro rapporto ha affrontato una pausa di otto mesi. «All’epoca ci siamo fatti una promessa “se vogliamo stare insieme, ci dobbiamo accettare per quello che siamo. Io sono una palla? Te sei pignolo? Però io ti voglio bene così come sei, con i tuoi pregi e i tuoi difetti. Nessuno dei due deve cercare di cambiare l’altro”. Questo è il TRUCCO per volersi bene. Dopo ventiquattro anni io non vorrei un altro uomo che non fosse lui.
È il mio INCASTRO perfetto. Se non dovessimo più stare insieme per qualsiasi motivo, non vorrei più nessuno perché un altro incastro così perfetto non lo troverei».

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