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Alessandra Perilli, la donna col fucile

Alla scoperta della tiratrice sammarinese, una delle più forti al mondo.
Alessandra Perilli, assieme alla sorella Arianna (vincitrice degli Europei svoltisi a Baku quest’anno), è uno dei punti di forza dello sport in Repubblica. Nel tiro al piattello, specialità trap, ha raccolto il quarto posto alle Olimpiadi di Londra 2012, il risultato di maggior prestigio di un sammarinese nella massima manifestazione sportiva mondiale. Recentemente, ha vinto la gara internazionale di Todi. Oltre a ciò, conta vittorie nelle tappe di Coppa del mondo, condite con il primo posto nella finale del 2015. Il suo esordio internazionale fu ai Giochi dei Piccoli Stati di Cipro 2009, l’ultima volta che si tenne la gara di tiro al piattello femminile e fu subito un bronzo. Sparare sembra essere nel suo Dna. Ha seguito le orme del padre, tiratore amatoriale e della sorella, più grande di lei. C’è anche da considerare che lo zio da parte di madre è Pasquale Raschi, atleta che conta quattro Olimpiadi in carniere nel tiro a segno.

Alessandra, basta l’ereditarietà per essere tiratrici di livello internazionale?
“Assolutamente no – risponde. – E’ vero che te lo devi sentire dentro e che ti deve piacere ma poi occorre tanto lavoro. Io prima ho provato diversi sport, dal pattinaggio alla pallavolo, ad altro. Sparare ai piattelli mi ha sempre dato più soddisfazione ma questo non basta”.

Cosa si deve fare per arrivare al top e restarci?
“Io dedico al tiro a volo tutta la mia settimana. Il lunedì e il mercoledì faccio due ore di palestra; il martedì, il giovedì e il venerdì vado al Tiro a Volo a sparare. Il sabato e la domenica gareggio. Non mi resta tempo per fare altro. Sono un’atleta professionista e dedico tutta me stessa al mio sport. Fino al dicembre dello scorso anno mi facevo anche seguire da una psicologa per affrontare al meglio l’aspetto mentale delle gare che è predominante, rispetto a quello fisico. Ma anche il corpo deve essere quantomeno in equilibrio. Per questo devo alimentarmi in maniera attenta sia quando mi alleno, sia quando sono in gara e Luca di Mari, il Ct della nazionale che è anche osteopata, spesso mi rimette in sesto anche dal punto di vista fisico. Solo, cerco di non sottrarre tempo a mio figlio che ha tre anni e mezzo e, giustamente, reclama le mie attenzioni”.
Per quanto tempo spara in allenamento?
“Inizio alle nove di mattina e tiro ai piattelli fino a che è possibile, mi fermo giusto per la pausa pranzo. Per dare un’idea, nel 2015 e 2016 ho sparato circa 30mila cartucce all’anno”. Non sembri un’esagerazione. Infatti, le prestazioni che sono richieste a un tiratore di livello internazionale sono altissime. In gara, deve sparare da cinque pedane diverse alternandosi con gli altri concorrenti. Quindici metri davanti a ogni pedana si trovano “infossate” delle macchine che lanciano a una velocità fra i 100 e i 120 km all’ora i piattelli. Questi hanno tre possibilità di traiettoria per ogni postazione: verso destra, verso sinistra e diritta. E il tiratore non sa mai a quale dovrà prepararsi. Ha soli cinque decimi di secondo (!) per decidere dove sparare e farlo. Chiaro che senza tanto allenamento e tanta abitudine alle competizioni non si arriva da nessuna parte.
Alessandra, quali sono i suoi obiettivi futuri?
“Io, mia sorella e tutto il gruppo dei tiratori sammarinesi stiamo già lavorando in ottica Olimpiadi 2020. Personalmente, dopo il quarto posto di Londra e dopo l’estrazione del dente sei giorni prima delle Olimpiadi di Rio, cosa che m’impedì di essere al meglio in quell’occasione, ho qualche rivincita da prendermi”.
di F. Semprini


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