Amate “Figlie”. Le case della mia vita di Graziella Biagetti

Graziella Biagetti ci racconta l’energia, la magia, l’alchimia nelle sue creazioni.
Pensieri & Alchimia
Ieri qualcuno mi ha chiesto: “Ma perché non scrivi un libro?”. Ho risposto che non lo so. L’argomento erano loro: le case della mia vita. Parlo sempre di loro, sono monotona e anche noiosa, ma le ricordo tutte, le amo tutte anche se, chiaramente, nel momento in cui le consegno al legittimo proprietario non sono più mie.

Sono le case delle persone che si affidano a me per realizzare il loro sogno, il desiderio, la loro necessità, spesso frutto di anni di sacrificio e di lavoro. Quando incontro i proprietari inizia una specie di magia: è con le persone che si crea l’alchimia, non con i muri. I muri contano poco, diventano solo il materiale su cui operare, possono cambiare completamente, trasformarsi, essere assolutamente irriconoscibili, oppure ritornare ad essere ciò che erano appena costruiti, nuovi o vecchi che siano, sono le persone che li nutrono. A volte mi dicono che nelle mie case c’è una bella energia, ne sono felice ma la verità è che l’energia che si crea nella casa è frutto di lavoro e di pensieri assolutamente “scientifici”, di ragionamenti, di esperienza e di semplificazione di ciò che a volte sembra molto complicato. Sono anni che arredo case, non ne ho mai fatte due uguali. Spesso mi capita di arredare appartamenti nello stesso edificio ed a volte sono tecnicamente molto simili. C’è stato un periodo in cui a Rimini, famosi architetti italiani hanno progettato edifici residenziali di grandi dimensioni, fra questi uno è composto prevalentemente da monolocali di 38-40 mq assolutamente identici: ne ho realizzati 5, finiti sono uno diverso dall’altro, non sembrano neppure appartenere allo stesso stabile. Chiaramente gli utenti sono molto diversi! Penso che il dovere di chi arreda sia quello di rispettare sia la casa che le esigenze di chi la dovrà abitare. Ho sempre cercato di interpretare gli altri e di non fare il monumento a me stessa, eppure a volte mi dicono che le mie case si riconoscono e questo mi stupisce. Forse non è solo una questione di stile. Devo essere sincera, forse è perché c’è un attimo in cui le case sono solo mie: quando sta per finire il montaggio ed io vedo realizzarsi il mio pensiero, in quel preciso momento la casa mi appartiene, ed è in quell’attimo forse, che vi rimane un po’ della mia anima, si sigilla il ricordo nel cervello e nel cuore ed entra a far parte di quel nutrito gruppo di amate “figlie” che mi porterò dentro per sempre. Passano gli anni, dimentico le persone, i loro nomi, ma mai le loro case. E’ un miracolo, ma basta un indirizzo ed un accenno e nel mio cervello scatta il ricordo, sono capace di disegnare esattamente la casa come l’ho lasciata tanti anni prima…. Forse era proprio questo il mio destino. Forse ha ragione la persona che ieri mi ha chiesto: “Ma perché non scrivi un libro?”.

Redazione

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