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Biagetti – Bambù, canna d’India

Materiale naturale, straordinariamente resistente

Fino al 1960 gli arredi per l’esterno erano prodotti in bambù, alcuni in ferro altri in ghisa. Con l’avvento della tecnologia, si ebbe una nuova moda: la plastica. E’ del 1969 la sedia Selene che Vico Magistretti disegnò per Artemide, realizzata interamente con stampaggi ad iniezione, così come nel 1974, Kartell, già leader nell’industria di questo moderno materiale, realizzò la sedia “4875” di Bartoli e la “4794” di Gae Aulenti, rispettivamente con stampaggi ad iniezione in polipropilene ed in poliuretano strutturale. L’avvento dei materiali derivanti dal petrolio fu un cambiamento culturale e sociale di dimensioni macroscopiche, ma per tanti romantici il bambù è ancora insostituibile. Pochi ne conosco la storia e la provenienza. Con la parola collettiva bambù, che per alcuni deriva da un termine dialettale malese, mentre per altri da un’espressione popolare indiana, si indicano genericamente più di 200 graminacee tipiche delle regioni tropicali. Un’infinità di razze cha va dalla Bambusa Pygmaea alta 15-40 cm, assai resistente anche ai freddi, alla Bambusa Aurea alta 2 o 3 metri coltivabile anche in vaso, fino alla Bambusa Quadrangularia che può raggiungere anche i 10 metri: la varietà si sbizzarrisce in una gamma di giganti che arrivano a 40 metri di altezza! Il fascino del bambù e la sua straordinaria importanza nella storia dei popoli orientali si estendono a tutta una varietà di materiali ad esso affini che hanno determinato tradizioni, sia nel mondo orientale che nel mondo occidentale. Bambù, canna d’india, rattan, malacca, manao, manila, midollino ed anche giunco e vimini (questi ultimi di tradizione più europea) sono tutte definizioni che riportano ad un materiale naturale, leggero, flessibile, straordinariamente resistente agli agenti atmosferici, un materiale solido, elegante come una tessitura. La consuetudine della sedia in vimini, (il più simbolico materiale ad intreccio) è riconducibile alla citazione che nel XVI secolo l’inglese John Donne ne fece nella sua opera letteraria; in Francia nello stesso secolo, col termine “Guerite” garitte, si iniziò ad indicare un certo tipo di poltrona alta ed intrecciata con il tetto curvo come una portantina. In Europa lo stile Vittoriano, stravagante, esasperato ed eccessivo nei decori e nei colori portò al declino dei mobili in vimini. Nei primi nel ‘900, fatalmente, si passò a linee più delicate e semplici: l’elettricità entrò nelle case, il riscaldamento si diffuse, le verande – chiuse dalle vetrate – si trasformarono in piacevoli soggiorni prevalentemente arredati con mobili in vimini e bambù, magnifico anche all’interno. In Italia “La Premiata Società Friulana per l’industria del vimini” già dal 1882 operava ad Udine riscuotendo successo ed onorificenze; ed avviandosi ai cambiamenti che di lì a poco sarebbero avvenuti, a partire dal nome che divenne Gervasoni. Dalla copertina del catalogo del 1939 fino agli anni ’70, Gervasoni, come tutti gli altri produttori di mobili in bambù anche per esterni (con tutte le controindicazioni che il materiale naturale comunque imponeva) ha prodotto un’infinità di elementi di arredo dal gusto elegante e garbato. Il vimini è diventato moderno: è entrato in tutte le case, su tutte le terrazze, nei bar, nei giardini intorno alle piscine. A volte economico, a volte super lussuoso è comunque rimasto (nonostante gli intrecci in plastica ed i poliuretani ad iniezione siano più resistenti alle intemperie) nei nostri cuori, simbolo della nostra crescita e della nostra evoluzione, memoria di romantiche e pigre giornate all’aperto che la nostra generazione, soprattutto le donne, non riesce più ad avere. Desideriamo arredare le nostre terrazze ed i nostri giardini con quegli elementi che sembrano non passare mai di moda. Infatti, negli ultimi anni, le aziende soprattutto spagnole, sono diventate specialiste in intrecci sintetici che imitano quanto più possibile il vimini ed il bambù cercando di unire alla straordinaria bellezza di questi veri doni della natura, la durevolezza imperitura (ahimè!) dei prodotti del petrolio. E’ il difetto ed il pregio dei nostri tempi… comunque il mercato offre possibilità infinite ma sono sicura che tanti, come me, preferiscono il bambù, pur sapendo che necessita di un po’ di cura e manutenzione, che non dura cento anni, ma è morbido, ha un buon odore ed invecchia con decoro… come accade solo alle cose molto belle.

Per la documentazione si ringrazia:
“Un materiale nei secoli” Gervasoni Editore, “Kartell Museo” Kartell Editore.

Per Info:
Alvaro Biagetti Arredamenti – Via Mazzini, 16, 47822 Santarcangelo di Romagna (Rimini) tel. 0541 626196
www.biagettiarredamenti.it

Redazione

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