Costruire una scala esterna

Gentile Architetto, quali normative è necessario seguire, volendo costruire una scala esterna con uno spazio di mt. 6 circa dal confine? Grazie

R – La prima cosa da fare è vedere cosa prevede il Regolamento Edilizio del Comune in cui si andrà a costruire la scala perché, come è stato più volte sottolineato, la normativa edilizia è soggetta ad interpretazioni, deroghe, eccezioni che variano da comune a comune. Tuttavia i regolamenti edilizi fanno sempre riferimento al Codice Civile che, nel caso specifico, considera le scale esterne come opere che presentano “connotati di consistenza e stabilità” e, come tali, hanno “dignità di opera edilizia computabile ai fini delle distanze”. Ciò significa che una scala esterna deve considerarsi a tutti gli effetti come una nuova costruzione soggetta alle regole di distanze minime dai confini (5 mt) e dagli edifici limitrofi (10 mt dalle pareti finestrate) e deve, inoltre, rispondere ai requisiti statici dettati dalle norme antisismiche. Pertanto la scala che andrà a realizzare dovrà necessariamente tenere conto di tali vincoli costringendola ad utilizzare soluzioni tipologiche e costruttive particolari rispetto alla condizione in cui viene a trovarsi. Molto probabilmente potrà realizzare soltanto una scala aperta, sostenuta da pilastri contenuti entro 5 mt dal confine e con uno sbalzo, non maggiore ad 1,50 mt, che non superi 1,50 mt dal confine. Questo perché la sua misura di 6 mt dal confine la obbliga (salvo particolari condizioni dettate appunto da regolamento Edilizio) a realizzare una scala il cui sedime non superi i 5 mt e, considerando la larghezza minima di una rampa che è di 1,20 mt – il giunto sismico e lo spessore del muro di tamponamento laterale, non riuscirà mai a contenere il sedime entro i limiti stabiliti. L’unica possibilità che le rimane per permettere il rispetto della distanza è costruire una scala aperta. Così facendo, infatti, la distanza rientra nel caso degli sporti e degli aggetti – come le logge ed i balconi – che per il Codice Civile possono arrivare fino a 1,50 mt. Ribadisco che queste sono considerazioni generali e di principio ed è il Regolamento Edilizio del suo Comune che detta le reali condizioni a cui deve attenersi.


Gentile Architetto, ho un salone molto ampio (5 x 7mt, h 3,50) dove ho organizzato un angolo conversazione (circa 14mq) con una parete attrezzata a tutta altezza con il fondo “carta da zucchero”, due grandi divani in alcantara (stesso colore del fondo della libreria), una poltrona in cuoio e un tavolino in legno e cristallo. La zona pranzo (circa 16 mq) è anch’essa arredata con mobili moderni e illuminata dall’Arco della Flos. Vorrei illuminare la zona conversazione con il lampadario Globo – Luce Grande – di Fontana Arte. Il problema è che non sono sicura che l’impatto visivo sia gradevole e che ci sia troppa “cromatura” tra l’Arco e il Globo. Che consiglio mi può dare?
R – Se il suo dubbio tra l’accostamento del lampadario “Globo” con la lampada “Arco” è solo di tipo estetico, direi che il problema non si pone in quanto sono due bellissimi oggetti che dialogano perfettamente tra loro. Inoltre ritengo che otterrà un effetto cromatico, determinato dal riflesso specchiante della parete ed il rivestimento dei divani “carta da zucchero”, di grande suggestione. La mia perplessità riguarda la dimensione del Globo Luce Grande che, avendo un diametro di 45 cm, rischia di illuminarle troppo poco la zona conversazione e risultare sotto dimensionato rispetto alla superficie complessiva del suo soggiorno. Purtroppo queste valutazioni sono assai difficili da prevedere in fase progettuale ed occorrerebbe poter provare il lampadario direttamente in loco prima di procedere al suo acquisto, cosa che rivenditori seri e qualificati spesso consentono. In alternativa le consiglierei di collocarne due, di dimensioni diverse e montati ad altezze sfalsate, che oltre ad illuminarle di più la “zona conversazione”, risulteranno più integrate all’interno del soggiorno.


Gentile Architetto, ho letto su una rivista d’architettura che costruire case in legno non è così ecologico come potrebbe sembrare a prima vista. Dal momento che vorrei realizzare la mia casa basata su principi ecologici e pertanto vorrei farla utilizzando il legno, vorrei sapere la sua opinione in proposito. Grazie.
R – Non conoscendo l’articolo a cui lei fa riferimento e non sapendo in che termini è stata affrontata la questione, le dico che mi pone una domanda complicatissima a cui non basterebbe un solo convegno per dare una risposta esaustiva e soddisfacente. Gli aspetti da considerare sono tantissimi partendo dallo stesso significato che si attribuisce al termine “ecologico”. Se, semplificando molto la questione, con “ecologico” intendiamo esprimere un concetto che significa naturale, sano, rispettoso dell’ambiente e non inquinante già ci troviamo a dover fare delle distinzioni molto complesse e talvolta contraddittorie. Nel caso di strutture in legno non è sufficiente dire che questo è un materiale naturale perché sia anche “ecologico”; dovrò conoscerne la provenienza, sapere se sono state disboscate foreste per reperirlo, quanti chilometri sono stati necessari per trasportarlo e con quali mezzi, quali metodi sono stati utilizzati per la sua stagionatura, quanta e che tipo di energia è stata necessaria per il taglio dei tronchi, per lo scortecciamento, per la levigatura ecc. Inoltre i coloranti e gli eventuali collanti utilizzati, in che misura sono da ritenersi non inquinanti? Le componenti metalliche necessarie per il montaggio, che processo di trasformazione hanno subito? E’ chiaro, quindi, che un materiale ecologico in assoluto non esiste sebbene esistano delle classificazioni e delle certificazioni molto serie che stabiliscono se un prodotto finito ha o meno le caratteristiche per essere considerato “ecologico” e, se sì, in quale misura. Polemicamente aggiungo che se una casa ha una struttura in legno assolutamente ecologica, lo saranno anche le ceramiche dei suoi sanitari o le pietre dei suoi rivestimenti? Il suo impianto di riscaldamento quanta CO2 immetterà nell’atmosfera? Quanto petrolio sarà stato necessario per produrre i materiali plastici che sicuramente saranno presenti?

 

Rubrica a cura di: Frederic Barogi Architetto – [email protected]

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