Delimitazioni

Delimitazioni. Dallo spazio pubblico allo spazio privato.

Il tema della delimitazione fisica degli spazi privati è assai complesso, perché riguarda il delicato rapporto tra la sfera pubblica ed il mondo della nostra quotidianità. La recinzione è una barriera fisica e psicologica che innesca la rapida, involontaria mutazione del nostro atteggiamento quando, da una strada più o meno affollata, ci addentriamo nel giardino di casa nostra o di un amico; nel momento esatto in cui varchiamo quel “muro” immaginario diventiamo altro da ciò che eravamo prima. La funzione di entrare, varcare o, come ci ricorda “l’Istituzione del Benvenuto” di L.Kahn, attiene all’incontro tra il padrone di casa e l’estraneo che, superata la soglia d’ingresso, non sarà più quello distratto di poco prima, ma gentile ed attento, mentre il primo diverrà premuroso verso l’ospite “sacro”.
Progettare una delimitazione significa occuparsi del primo elemento architettonico che incontriamo; esso può essere termometro della qualità più o meno elevata dell’edificio retrostante, segnale dello stile di vita del proprietario. Le normative edilizie tralasciano la questione indicando solo i parametri numerici della permeabilità visiva o fissando un’altezza massima, dimenticandosi di pensare all’impatto architettonico sull’ambiente urbano circostante. Nella nostra fascia costiera la recinzione diventa l’elemento principale della progettazione, per cui, a volte, più che di architettura della casa si può parlare di “architettura delle recinzioni”; nelle nostre città ci imbattiamo in una gamma di tipologie sovraccariche di decorazioni, orpelli, tettoie improvvisate, rientranze o aggetti, materiali differenti, che creano una pletora fastidiosa ed opprimente di segni architettonici. La recinzione diventa l’oggetto dell’attenzione progettuale, mentre dovrebbe esserlo l’edificio da essa circoscritto.
In Europa si registra un atteggiamento completamente differente; le delimitazioni stradali sono assai semplici, monomateriche, estremamente chiare e leggibili; viene data priorità assoluta all’organo abitativo che rimane il protagonista della vicenda; anzi in alcuni casi ne viene esaltata la funzione prioritaria.

In alcuni casi (1) la recinzione è realizzata con montanti metallici e semplice rete squadrata, quasi invisibile e totalmente trasparente, tale da non disturbare o limitare la vista dell’edificio retrostante. La caratteristica è quindi la negazione linguistica dell’oggetto recinzione ed il soddisfacimento della mera esigenza protettiva. Interessante è, in questa tipologia, la volontà di sintetizzare formalmente il tutto in un unico elemento (2); nel cancello pedonale trovano silenziosamente posto sia la pulsantiera del campanello che la buchetta della posta; in questo modo si eliminano montanti ed ulteriori superflui componenti.

In altri edifici, l’utilizzo della siepe continua (3) sul fronte strada e la presenza di una rete leggerissima retrostante, creano una massa cromatica e materica tale da far risaltare il bianco candido dell’edificio razionalista retrostante, che emerge in tutta la sua nitida forza stereometrica. Questi esempi potrebbero servire come riferimento culturale per la progettazione dei nostri edifici in rapporto allo spazio pubblico con cui si confrontano.

A cura di: Alessandro Franco Architetto (RCF & Partners)
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