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Diario di bordo di un’italiana all’estero (prima parte)

Il primo articolo di questo diario di bordo non poteva che essere scritto in una gelida sala di attesa dell’aeroporto di Bologna a pochi minuti dall’imbarco. La prima cosa a cui penso è il freddo da sala operatoria che incanta le magiche attese e le rende ancora più traumatiche. L’Australia è uno di quei viaggi che sogno da una vita: mi ero appena diplomata e con una mia amica stavamo valutando di andare a trascorrere un paio di mesi là, a raccogliere le mele che nascevano sui susini (era per rendere l’idea di quanto, al tempo, non ne avessimo un’idea di cosa fosse questo continente), (la ripetizione di “idea” è per sottolineare in maniera ancora più marcata di quanto non ne avessimo un’idea). Mi sento come in un limbo, un territorio intermedio tra la vita reale che ho appena salutato assieme ai miei genitori e a mia sorella, ed una favola di cui sono il narratore e protagonista; è un trip mentale assurdo. Il decollo con primo stop a Londra è previsto per le 18.50, ma alle 18.49 il comandante, in maniera molto entusiasmante ci avverte che partiamo con 25 minuti di ritardo perché a Londra c’è un uragano. Cosa vuoi che sia? Nonostante le condizioni avverse, alla fine il pilota è stato bravissimo ed è riuscito ad atterrare perfettamente, senza paura e spargimenti di sangue. Io avrei applaudito di brutto e magari innalzato anche un piccolo coro in onore del comandante, ma non ho trovato altre adesioni a questo festeggiamento.

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E’ tardissimo e sto perdendo la coincidenza per Singapore, quando vedo una coppietta di ultrasessantenni italiani che, in pieno panico, si domanda “e adesso dove dobbiamo andare per Sydney?”, così la dolce e piccola nipote che c’è in me, mi costringe a tornare indietro. Mi faccio carico di loro e come una guida da Gruppo Vacanze Piemonte faccio sì che diventino parte della mia vita per un giorno di volo. Saliti sulla bestia esorbitante di aereo, decido di fare appello alla parte del mio cervello dedita al sonno e tiro fuori una dose di dormita che durerà dalla Germania all’Afghanistan. Non ho idea di quante ore siano state, ma so che mi sono persa il primo turno di cibo e bevande. Porca vacca! Dopo SOLO 14 ore siamo a Singapore, e dobbiamo attendere solo mezz’ora per consentire all’aereo di fare carburante, caricare la roba da mangiare (che sto giro non mi perdo per niente al mondo) e poi si riparte. A parte tutto, capisco di essere ufficialmente nell’altro emisfero e i lati positivi che mi vengono in mente sono: io so a quanto ha chiuso la borsa di Tokyo, sarò la prima a fare gli auguri alle persone, il 2015 per me è più vicino e sono difficilmente raggiungibile da tutti i pessimismi che pervadono il mio Paese e l’occidente. Sì, è una sorta di menefreghismo, ma non mi fa così schifo in sto momento, sopratutto perché ho voglia di respirare ottimismo e consapevolezza di potercela fare in quello in cui credo. Siamo sopra Sydney ed improvvisamente mi sento come se dal mio corpo uscisse l’animo occidentale e boreale per far posto alla parte australe che ancora non avevo conosciuto.

Welcome to Sydney! (Ovviamente, con i due vecchietti che mi seguono ancora…).
Continuate a seguirmi sul prossimo numero.

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Giulia Battistini
blogger in Australia

Redazione

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