Due cuori e un’erboristeria

Sposi: Silvia Zonzini e Fabio Gasperoni

Silvia e Fabio si conoscono da adolescenti in un campeggio estivo. Si prendono una cotta l’uno per l’altra e si mettono insieme ma, trascorsi i due mesi previsti dal soggiorno, lei lo lascia. Fabio ci rimane talmente male che anni dopo le racconterà di aver lanciato una sfida al destino. Una di quelle scommesse che si fanno da bambini, quando è più facile credere che sia possibile “intercettare” il futuro. Nella palestra della scuola, durante una partita a basket, Fabio tenta il lancio più difficile, quello da tre punti. Sta per tirare e pensa “Se faccio canestro stavolta, io e Silvia ci rimettiamo insieme”. Un tiro impossibile per chi, come lui, si è sempre dimostrato una frana in questo sport. Ma, incredibile, canestro. Sembra un matrimonio annunciato ma questa storia riprenderà il suo corso solo quindici anni più tardi. Silvia è la titolare di una fiorente erboristeria in cui, un giorno, Fabio entra per comprare un dentifricio. L’incontro, come spesso succede, porta a riavviare un discorso interrotto e una serie di circostanze confermano l’antico presagio. Silvia e Fabio si innamorano di nuovo.  La sintonia tra i due è tale che, dopo soli quattro mesi, iniziano a lavorare assieme nell’erboristeria. Lui, già orientato a un approccio olistico grazie alla sua conoscenza dei massaggi Shiatsu, dimostra un immediato interesse per la biochimica e la fitoterapia. Il loro amore si consolida ogni giorno di più lavorando fianco a fianco. Pur sentendo il desiderio di sposarsi, non c’è mai stata la classica domanda “vuoi sposarmi?” e la loro unione, che si è dimostrata “unconventional” fin dall’inizio, è confluita in un matrimonio altrettanto originale.
«Io non potevo fare altrimenti» dice Silvia «sono un erborista, ho la passione per la natura, sostengo la raccolta differenziata, non amo gli sprechi, prediligo le cose genuine e fatte in casa. Scegliere un matrimonio “alternativo” all’insegna dell’ecologico è coerente con le mie convinzioni. Inoltre Fabio è vegetariano; da qui la decisione, con alla base anche una connotazione salutistica, di avere un menù vegano. Per noi è l’occasione giusta per dimostrare che si può mangiare bene senza dover ricorrere ai piatti tipici locali e che esistono delle buone alternative alla carne. Formaggi vegani, carpacci di verdure, filetto tonnato al pepe rosa realizzato usando il mopur al posto del vitello, la torta a base di gelato vegano e frutta. Tutto questo all’insaputa degli invitati che non sanno cosa li aspetta. Gli unici a esserne al corrente sono i nostri genitori che, alla notizia che il menù sarebbe stato così particolare, hanno subito pensato che non avrebbero assaggiato niente. Per tranquillizzarli le prove del pranzo le abbiamo fatte con loro. Sono stati contentissimi. Hanno mangiato fino a scoppiare».
Ma le peculiarità di questo matrimonio “green” non si esauriscono qui. Fabio verrà accompagnato in chiesa con un’auto ibrida e Silvia con una a metano. Le bomboniere sono state realizzate direttamente dagli sposi utilizzando sapone artigianale e portasaponi che provengono dal commercio equosolidale: grazie all’intervento della cooperativa White Lotus, le donne thailandesi che li producono vengono retribuite adeguatamente e possono provvedere ai loro figli. Per l’allestimento floreale, non volendo recidere centinaia di fiori veri per evitare uno spreco sia “vitale” che economico, sono state realizzate composizioni artificiali che, dopo la cerimonia, verranno rielaborate per decorare l’erboristeria o regalate ad amici e parenti. La band che intratterrà gli ospiti è formata da ragazzi che studiano musica e che hanno intenzione di proseguire la loro carriera in questo ambito. Entusiasti all’idea di poter suonare a un matrimonio per la prima volta, hanno subito conquistato la simpatia degli sposi. «Io penso che se c’è la musica ci si diverte anche se non è tutto perfetto» conclude Silvia «Non sono per il matrimonio “imbalsamato”, rigidamente costruito. Anzi, mi piace che ognuno sia libero di portare la sua energia e la sua inventiva. Anche per il menù non abbiamo fatto richieste particolari. Ci siamo limitati a valutare quello che il ristorante e la Vegan Chef ci hanno proposto perché è importante valorizzare il lavoro degli altri e, potendo offrire quello che gli riesce meglio, sicuramente il risultato finale ci guadagna».

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