Emozionante Creatività

Sono innamorata di Parigi, ed è un motivo di gioia il fatto che il mio lavoro, almeno una volta all’anno, mi porti in quella città.

A parte qualche casa che ho avuto la fortuna di poter arredare, le mie “trasferte” parigine hanno come obiettivo principale la fiera di Maison’s ed Objets. E’ una manifestazione che si svolge due volte all’anno: in gennaio nei “giorni della merla”, quando quasi sempre nevica ed il freddo vento del nord si incanala per i lunghi boulevard ed il gelo lascia senza respiro, poi a settembre, dopo i caldi estivi, quando la città gode ancora di una piacevole temperatura, i colori sono appena ammorbiditi e le ombre leggermente allungate. Parigi è una città incredibile! Ho una grande simpatia per i francesi: non mi dispiace il loro modo di essere burberi e sbrigativi, ammiro l’amore incondizionato e la fierezza che non si vergognano di mostrare, per la loro patria ed il modo in cui sorridono sulla loro preziosa architettura antica vivendola con leggerezza. Fanno convivere l’antico con il moderno contaminando intelligentemente gli austeri quartieri. Sulle facciate barocche spiccano i grandi portoni d’ingresso verniciati di blu brillante, rosso, rosa, viola, verde… e tutti i colori possibili. Le moderne linee degli edifici commerciali del Forum des Halles si confrontano piacevolmente con l’urbanistica del vecchio quartiere, per non parlare del centro Pompidour così piacevole, conviviale con la sua piazza concava, “comodo” come fosse Piazza del Palio a Siena… modernissime stazioni del metrò che si alternano a quelle liberty, eleganti e magnificamente conservate, e molto altro… sarebbe un elenco lunghissimo di interventi moderni nel cuore della città antica. Ammiro questa sicurezza: l’arte antica, il peso della storia, non sono un limite alla cultura di oggi. Non hanno freni, sono capaci di osare, di confrontarsi con la loro grandezza passata, orgogliosi di ciò che erano e di ciò che sono. Non è un caso che i grandi architetti italiani abbiano tutti uno studio a Parigi! I francesi sono degli epicurei: amano il buon cibo, le lunghe sedute nei caffè sia in estate che in inverno e le serate al bistrot. Sono proprio i ristoranti ed i caffè che mi stupiscono sempre: anche il più semplice ha sedie comode, imbottite in pelle o in tessuto, di legno o laccate, tavolini mignon, ma sedie comode. Non esistono “magroline” sedie di ferro ricoperte da insulse foderine con il fiocco sulla schiena a fianco di grandi tavoli, ma l’inverso. In Francia rimani comodamente seduto al caffè per ore, chiacchieri, leggi, mangi, bevi… Comodo, assolutamente comodo. E’ stato inaugurato da poco a Saint-Germain un ristorante che consiglio di provare, si chiama le “Societè”: la ristrutturazione è di Christian Liaigre, non è tanto il cibo, che è comunque di ottima qualità, ma il sito. Vi si accede in tre tempi diversi: l’ingresso nell’antico ed austero palazzo, il passaggio fra i divani ed i tavoli da pranzo bassi e poi il ristorante vero e proprio. Un capolavoro di emozionante creatività che fa sentire bene, accolti ed a proprio agio… e le poltrone! Ed i divani! I tavoli magnifici, il bronzo e l’ebano e la pelle ed il lino bianco! Questo mi manca in Italia. Noi abbiamo un arredamento da “contract”. Non me ne vogliano i ristoratori, ma spesso la sedia su cui accolgono i loro clienti non ha i valori e l’attenzione della cena che servono! E si sente! Sono abitudini. Brutte abitudini. Un proverbio cinese dice: “Tratta il tuo ospite come fossi te stesso e tratta te stesso come fossi il tuo ospite”, a volte mi pare che chi fa ristorazione tratti se stesso veramente male! Da ormai tanti anni ho l’abitudine di scegliere, quando viaggio, gli hotel di design: vorrei segnalare l’hotel Bellechasse, l’arredamento è curato da Lacroix. Merita di essere visto e la colazione è ottima. Amo Parigi: le lunghe passeggiate sulla Senna e la domenica mattina presto confondermi con i parigini che fanno jogging ai giardini de le Toileries, la colazione con burro e marmellata che ogni caffè offre assieme ai croissant, le librerie enormi aperte giorno e notte, gli incredibile negozi (l’ultimo strano che ho trovato vendeva solo petali di rose. Ma di ogni colore!) e la pazienza dei parigini quando cercano di capirmi, nonostante il mio maccheronico francese. E’ così, lo ammetto. Se dovessi andare a vivere in un altra città vorrei che fosse Parigi: è l’unica che mi piace quasi quanto Santarcangelo.


di Graziella Biagetti

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