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Filtri Architettonici

Filtri Architettonici
Per una qualità dell’abitare

Le norme tecniche che regolano la progettazione architettonica rispondono esclusivamente alla legislazione in materia urbanistica, dimenticando gli effetti che questa produce nel singolo edificio e, in scala allargata, nell’intero paesaggio urbano. Quando si parla di “percentuali, soglie, distanze, indici, parametri, ecc.” la nostra mente si ferma al disegno bidimensionale e schematico di planimetrie infarcite di colori diversi che non corrispondono alla spazialità originariamente ricercata; ne consegue una qualità architettonica complessiva della città irrimediabilmente compromessa.

Per circoscrivere il dibattito ad una singola trattazione, sarebbe interessante indagare il tema delle schermature o brise-soleil, cioè elementi d’architettura che servono principalmente a proteggere dal diretto soleggiamento logge o ambienti interni, al fine di evitare la manifestazione di calore eccessivo. Nelle città della nostra costa si assiste ad una germinazione sui balconi di strutture (tende, pareti traforate in legno, tralicci per il verde, ecc.) a bassa qualità architettonica, non essendo progettate contestualmente all’edificio, ma aggiunte successivamente in maniera incongrua. La loro diffusione incontrollata dimostra tuttavia che esiste questa esigenza abitativa e che occorre dare una soluzione che ne consenta un miglior utilizzo.
I regolamenti edilizi non ne incoraggiano l’impiego, poichè costituiscono un pretesto pericoloso per futuri abusi edilizi: infatti dietro questi elementi “leggeri e spostabili” potrebbero essere posizionate vetrate fisse o chiusure di tamponamento che andrebbero ad allargare progressivamente la superficie utile dell’appartamento. Un’altra difficoltà è costituita dal fatto che potrebbero, in determinati casi, “fare distanza” dai confini pubblici o di proprietà privata; prevale insomma un atteggiamento preventivo piuttosto che culturale, teso a limitarne le indubbie potenzialità espressive.
I vantaggi concreti sono però innegabili e molteplici: schermare gli spazi di logge e balconi dal sole fastidioso, limitare l’inquinamento acustico proveniente dalle strade, dare maggiore privacy agli spazi esterni altrimenti a diretto contatto visivo con edifici limitrofi, restituire un’immagine architettonica esteticamente interessante e contemporanea all’intero involucro edilizio. Soprattutto nel caso di ristrutturazioni, o in casi di elevata densità edilizia, l’utilizzo di schermature contribuisce alla creazione di spazi esterni realmente vivibili come filtri tra interno dell’abitazione ed esterno.
Sarebbero applicabili anche a edifici condominiali direttamente sulla strada con balconi continui mai utilizzati perché rumorosi e privi di privacy. Le tipologie costruttive sono illimitate.
I “filtri architettonici” sono ottenibili con diaframmi murari leggeri (1) tali da creare bow-windows aperti, con sistemi di tendaggi verticali regolabili (2), oppure utilizzando pannelli lignei o d’alluminio di tipo scorrevole (3). In Europa vengono utilizzati normalmente da decenni anche in caso di edifici “a secco” su confini pubblici, prevalendo nel caso di cortine urbane il concetto della continuità.

A cura di: Alessandro Franco Architetto (RCF & Partners)
[email protected] – cell. 335 6244236

Per Consulenza e Progettazione: Studio RCF & Partners
Corso F.lli Cervi n.51 – 47838- Riccione (Rn)
Tel. 0541 605464 – [email protected]

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