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Fate i Bravi! “Aiutami a dire addio”

AIUTAMI A DIRE ADDIO…

Non so come affrontare con mia figlia, di tre anni, la perdita della nonna alla quale era molto legata…
Questo momento è sicuramente difficoltoso, in primo luogo per voi, nel gestire in prima persona la perdita e doverla spiegare a vostra figlia. Tuttavia, dovete sapere che i bambini piccoli, finché con la crescita non raggiungono la capacità di interiorizzare dentro di se le figure significative, percepiscono ogni allontanamento dal loro campo visivo come una perdita. La loro difficoltà di separazione da voi genitori in primis, nasce proprio da questo, vedere allontanarsi la mamma o il babbo per loro è una “morte”. Soprattutto con i bambini che hanno frequentato l’asilo nido o che hanno sperimentato la separazione dai genitori nella prima infanzia, è meno difficoltoso affrontarlo perché hanno imparato a comprendere che lo lasciano per un periodo di tempo ma poi tornano. Il sentimento di perdita e di abbandono è quindi naturale e normale, fa parte della vita e della crescita. Ciononostante è profondamente doloroso e destabilizzante, proprio per questo, la perdita di una nonna così importante, va spiegata, ed accompagnata nella comprensione, per quanto possibile in questa età. Vi consiglio di dare tempo alla vostra bimba, dopo avergli spiegato la non presenza della nonna, e di accoglierla in tutte le sue domande, anche se ripetitive, in modo che potrà, con i suoi tempi, elaborare il messaggio anche in relazione alla realtà che vedrà ed il suo sentimento doloroso e difficile. Rassicuratela sulla vostra presenza e vicinanza, permettetele di comunicare con voi anche attraverso differenti canali comunicativi oltre alla parola, che è ancora in fase di sviluppo a questa età, per esempio con disegni, canzoni, immagini. Poi quando la vedrete più serena potete utilizzare vari strumenti di ricordo, come le foto per esempio, in modo da cominciare a far sentire alla vostra bimba la presenza della nonna anche se in un’altra modalità, sono certa che con il vostro accompagnamento e contenimento, riuscirà col tempo a tranquillizzarsi e vivere con serenità questa perdita. Come lettura vi consiglio un testo proprio a misura di bambino, che si chiama “L’anatra, la morte e il tulipano” di Wolf Erlbruch.


I FRATELLI: UNA RISORSA DA SCOPRIRE
Vorrei capire se io e mio marito possiamo favorire in qualche modo lo sviluppo di un legame duraturo e forte tra i miei due figli maschi… hanno due età diverse, uno 6 anni e l’altro 8 anni, ma vicine, vorrei potessero condividere un legame che io per prima ritengo fondamentale, come possiamo comportarci?
Come ha ben detto Lei nella formulazione della sua domanda “per prima lo ritiene fondamentale”, noi genitori, infatti, tendiamo a proiettare sui nostri figli le nostre aspettative ed i nostri desideri, soprattutto su questioni che ci hanno toccato in prima persona. Tuttavia il legame tra fratelli, pur nella sua importanza e risorsa, ha delle dinamiche e delle particolarità molto delicate. La nascita di un fratellino comporta, nel fratello più grande, un movimento emozionale di grande portata, infatti, dovrà condividere con un nuovo individuo, per lui estraneo, oltre ai suoi spazi, i suoi genitori, mentre prima era lui solo al centro dell’universo. Non dobbiamo mai dimenticare che, almeno fino all’età della prima socializzazione, i genitori ed i familiari, rappresentano tutto il mondo del bambino, sono una base sicura dal quale partire ed alla quale tornare in ogni momento di difficoltà, danno contenimento e sicurezza al bambino, dunque l’arrivo di un terzo soggetto, ne modifica necessariamente l’equilibrio prestabilito, che dovrà riassestarsi, col tempo, e con tanta pazienza. Per quanto ogni genitore si prodighi nel rendere il rapporto tra fratelli senza disuguaglianze e di amorevolezza reciproca, per il figlio maggiore soprattutto, ma anche per il piccolo, condividere i propri genitori provoca un senso di perdita forte, da gestire con la giusta cautela. Ancora una volta torno a sottolineare la fondamentale importanza del dialogo, come genitori dobbiamo sempre spiegare ciò che accade ai nostri figli, ma ancor più, soprattutto quando crescono e sono in grado verbalmente di esprimerci ciò che pensano, cerchiamo di farli parlare dei loro sentimenti, anche più sgradevoli, senza timore o paura, anzi assumendo sempre un atteggiamento fortemente rassicurante e stabile. Cerchiamo poi di ricavarci degli spazi nella quotidianità soli, una volta la mamma con un bimbo, il babbo con l’altro, e viceversa; infatti proprio in questo modo assumerà un grande valore lo stare assieme, spesso la condivisione di tutti i momenti non permette ai legami di crescere, anzi, vengono valorizzati maggiormente nella lontananza, proprio perché il bambino non avvertirà che il fratello “ruba” del tempo dei genitori a lui. La gelosia è un sentimento normale se riconosciuto e diventa strutturante se viene elaborato ed affrontato, questo metodo aiuta il sentimento ad attenuarsi. Una volta che, come genitori, saremo riusciti a far questo, con la crescita e con il condividere il senso di famiglia e di vivere e convivere insieme, anche attraverso le difficoltà quotidiane e le ingiustizie che nonostante tutto potranno essere vissute e percepite dai nostri figli, sapranno da soli trovare la sintonia che li porterà a costruire il legame fraterno a cui tutti auspicate, ed avere un fratello diventerà la più bella risorsa per la vita. Vi consiglio poi la lettura di “La gelosia tra fratelli, come aiutare i nostri figli ad accettare il nuovo arrivato” di Raffaella Scalisi.



Dott.ssa Serena Rossi

Educatrice in Scienze della Formazione.
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