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Fate i Bravi! “L’importanza della nanna”

DDiventeremo genitori tra qualche mese… è indescrivibile la felicità che pervade me e mio marito, tuttavia, tra i tanti dubbi che penso ogni madre porti con sé soprattutto quando arriva il primo figlio, uno mi preoccupa di più: come gestirò il sonno di mio figlio? Sarò capace di comprendere le sue esigenze? E le mie come dovrò gestirle?

R – Anzitutto è importante sapere che il sonno del neonato è organizzato in modo diverso da quello dell’adulto. Le fasi più profonde del sonno compaiono solo dopo i tre mesi, infatti, almeno per tutto il primo mese di vita il sonno del bambino è caratterizzato nella maggioranza dei casi da brevi momenti di addormentamento alternati a piccoli risvegli. A partire soprattutto dal terzo mese in avanti comincerà a crearsi un ritmo di sonno più profondo, in particolar modo nelle ore notturne. Il sonno è un momento estremamente delicato della vita del bambino, i neonati necessitano fisiologicamente di molte più ore di sonno che di veglia, ma con la crescita tale necessità si affievolisce, infatti, in particolare intorno ai primi due anni di vita, il bisogno di sonno giunge alle dieci ore totali nell’arco della giornata, circa. Tuttavia, le caratteristiche del sonno dei bambini sono estremamente soggettive, ed ogni problema riferito al sonno è differente e credo che non si possa generalizzare. Ciò che è certo però, è la necessità della presenza di determinate condizioni affinché il bambino abbia i presupposti per dormire bene. Poiché durante il sonno il cervello rallenta la sua attività, esso permette lo sviluppo e la maturazione delle sue capacità, soprattutto delle esperienze vissute dal bambino stesso durante la sua giornata, che vengono poi elaborate nel fenomeno del sogno. La delicatezza ed importanza di tale momento risiede inoltre nella natura del sonno come distacco dalla realtà, certa e conosciuta, per un’incerta e spesso temuta. Proprio per questo ogni bambino necessita anzitutto di un ambiente rilassante e tranquillizzante, che lo rassicuri e lo contenga. Ritengo molto importante che il rituale antecedente la nanna sia sempre lo stesso, proprio per donare appunto un suo “spazio di certezza”, così come, se possibile, la scelta univoca di dove e come far dormire il bambino, di entrambi i genitori. Non credo sia giusto dare giudizi o fornire un metodo univoco per gestire il sonno di nostro figlio, credo che ogni genitore senta dentro di se quale scelta sia la migliore per se, in base anche alle scelte di vita e le possibilità, e per il proprio figlio, e vedrà che soprattutto con il passare dei primi mesi riuscirà in maniera naturale a creare un ritmo sia per voi sia per vostro figlio. Ciò che desidero sottolineare però è la creazione di un’unica routine che lo accompagni sempre in questa fase, cosicché la nanna sia uno spazio, un luogo ed un ritmo conosciuto, con un valore acquisito che, soprattutto durante la crescita, comporti anche il coinvolgimento diretto del bambino stesso, attraverso per esempio la scelta di elementi ed oggetti specifici amati e desiderati nella propria cameretta e durante il sonno stesso, come accompagnamento e riconoscimento di sé e di tale momento estremamente importante. Per un approfondimento su tale tema consiglio la lettura del seguente testo: “Fai la nanna senza lacrime” di Elizabeth Pantley, Piemme Edizioni.

I nonni… una grande risorsa…
DMi trovo in difficoltà nel gestire il rapporto con i nonni di mio figlio… sono un’appoggio indispensabile per noi, un grande aiuto che posso solo ringraziare di avere, ma non sempre mi trovo in accordo su come si comportano, allo stesso tempo non riesco ad intervenire per paura di ferirli e perché mi sento già fortunata a ricevere il loro aiuto…

R – Caro genitore, come ha ben detto i nonni sono una grande risorsa, che soprattutto al giorno d’oggi poche famiglie, per svariate motivazioni, soprattutto legate ai cambiamenti della società a cui apparteniamo ed ai grossi cambiamenti anche all’interno della morfologia stessa delle famiglie, posseggono. Tuttavia la rassicuro immediatamente dicendole che, per esperienza personale, la maggior parte delle famiglie provano i suoi stessi sentimenti contrastanti. In realtà è bene ribadire che non sono sensazione contrastanti, ma direi che fanno parte delle caratteristiche stesse del rapporto genitori-nonni, o meglio ancora della triade nonni-genitori-figli. Per noi genitori i nonni sono anzitutto i nostri genitori, verso i quali nutriamo sentimenti forti che tutta la vita ci portano da un lato a sentirci grati nei loro confronti per l’aiuto che ci danno nell’essere a nostra volta genitori, dall’altro a temere di creare in loro dispiaceri o problematiche nel nostro relazionarci con loro. Nel corso della nostra vita abbiamo vissuto periodi più o meno lunghi ed intensi di conflitto con i nostri genitori con i quali abbiamo dovuto fare i conti e che abbiamo superato in modi differenti in base, ovviamente, alle personalità specifiche ed alle tipologie di relazione. Proprio per questo, non dobbiamo abbatterci, in quanto possiamo anche oggi, a nostra volta come genitori, affrontare con il dialogo ed il confronto, i rapporti per vivere al meglio lo scopo comune che condividiamo con i nonni, ovvero il benessere del bambino, il bene più prezioso della vita. Nel far ciò però come genitori dobbiamo anzitutto renderci conto che per i nonni è assai differente il loro ruolo e le loro emozioni rispetto all’essere genitori, non aspettiamoci gli stessi atteggiamenti, perché nella maggior parte dei casi, non ci saranno. Questo perché, innanzitutto la maturazione sia anagrafica che interiore ci porta ad essere persone differenti, e di conseguenza a vedere le situazioni e relazioni in maniera differente, reagendo quindi in maniera diversa, inoltre i nonni hanno da sempre una “debolezza” innata verso i nipoti, al punto da sentirmi di definirla una caratteristica stessa dell’essere nonni. Ovviamente vi sono eccezioni che si discostano da questa visione, ma credo che assumere un punto di vista di questo tipo alla maggioranza di genitori può aiutarli nel gestire questo rapporto. Non temiamo quindi di confrontarci su come educare e crescere nostro figlio, spieghiamogli la nostra linea educativa, che è fondamentale venga scelta comunemente d’accordo in coppia, e siamo pronti ad ascoltarli aprendoci e cercando di utilizzare le parole più adatte, sia per il nostro carattere che per la personalità soggettiva dei nonni. Sono certa che con il tempo e, torno a dire, con la comunicazione, strumento fondamentale in ogni tipologia di rapporto, le problematiche si potranno risolvere o sicuramente attenuare, in modo da vivere sereni la presenza reciproca nella vita quotidiana. Testo consigliato: “Il mestiere di… nonna e nonno, gioie e conflitti nell’incontro fra tre generazioni”, di Vittoria Cesari Lusso, Erickson.

Dott.ssa Serena Rossi
Educatrice in Scienze della Formazione.

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