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Quando dire un no

Mi capita spesso di avere difficoltà nel gestire i “no” che devo (o non devo) dare a mio figlio, le sue reazioni mi spiazzano e non so bene quando è meglio che io resti ferma nella mia posizione e quando inv sarebbe meglio cedere. Con le mie incertezze rischio di creare confusione anche in lui?

Caro genitore, sicuramente non è facile rapportarsi ai “no” che dobbiamo dare ai nostri figli. Sono il bene più prezioso della nostra vita e il nostro cuore di mamma e papà ci rende difficile negargli una richiesta, spesso i sensi di colpa nel vederli reagire male ad una nostra negazione ci rendono dubbiosi ed indecisi. Ma è innanzitutto fondamentale comprendere che alcuni “no” sono necessari, sia per la loro crescita sia in ugual modo per la loro felicità. Cerchiamo di capire meglio cosa intendo: durante la crescita del bambino, siamo noi genitori con le nostre azioni e le nostre parole a fargli conoscere il mondo che ci circonda e la realtà quotidiana, fatta di tante piccole/grandi cose e situazioni nelle quali siamo immersi e con le quali ci relazioniamo. Il bambino vi entra in contatto gradualmente e solo attraverso l’avanzamento di scoperte e di richieste ne scopre il funzionamento, anzi, anche grazie alla comprensione di ciò che gli è concesso e ciò che non gli è concesso costruisce e rafforza la sua identità. Spesso l’avanzare una richiesta ai propri genitori è per il bambino un mettere alla prova i confini che sono stati costruiti. I nostri figli sono attenti ed intelligenti e ci osservano continuamente, cercano sicurezze e certezze in noi, ma riconoscono anche le nostre debolezze. Non dobbiamo dimenticare che rappresentiamo il loro esempio quotidiano e il loro metro di misura; essere genitori non è certo un mestiere che si impara sui libri, è piuttosto una crescita quotidiana fatta di scelte che ognuno di noi compie secondo il proprio sistema di valori ed il proprio “sentire”. Il mio consiglio è di adottare una linea educativa stabile e coerente, necessaria anche quando ci troviamo di fronte ad un capriccio dovuto ad un “no” oppure ad un conflitto. Ritengo tuttavia molto importante fornire anche delle motivazioni al nostro agire, dando così un valore alla nostra linea educativa, oltre a valorizzare la comunicazione con i nostri figli, che potranno così sentirsi partecipi attivi della relazione con noi genitori, anche dal punto di vista emozionale. Non temiamo infatti di spiegare le nostre sofferenze nel vederli arrabbiati o tristi, ma rassicuriamoli sul nostro agire, che è sempre dettato dalla volontà di fare loro del bene e assolutamente non da un rifiuto verso loro stessi. E’ fondamentale cercare sempre di creare empatia con i loro sentimenti, anche quelli più difficili, imparando ed insegnando loro ad affrontarli e viverli. Concludo rassicurandoVi che spesso è dai momenti di maggior sconforto che nascono poi le più grandi felicità nelle relazioni tanto forti come quella genitore/figlio. Per un approfondimento su questo tema consiglio la lettura di questo libro: “I no che aiutano a crescere”, di Ashaati Phillips, una psicoterapeuta infantile, anno 2000, editore Feltrinelli.

Avete delle domande per l’educatrice? Inviate una mail a: [email protected]
Quelle selezionate, saranno pubblicate sul prossimo numero.

Redazione

La Prima e Unica Rivista di Casa della Repubblica di San Marino e Circondario.

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