Giulio Cappellini

Tra fantasia e realtà.

Non so esattamente quando ho conosciuto Giulio Cappellini; mi pare di ricordare che fosse laureato da poco e quella meraviglia di mobile a sistema che si chiamò “Columbia” (lo disegnò insieme a Rudy Dornodi in quel periodo sconvolgendo il mondo del design e dando vita, a mio parere, all’unico vero “minimalismo” che sia mai esistito) fosse agli inizi. Ricordo una cartella di colori laccati dove comparivano, meravigliosi, un rosa incarnato e legni chiari dalla “pelle” leggera e trasparente e piccole chiavi che chiudevano le ante quadrate, mobili bassi e minimi, non semplici, non poveri, non essenziali, ma minimi. Potenti. Pieni dell’energia che proviene dalla perfezione delle linee e del progetto, invenzione fantastica che ha cambiato il modo di arredare le case. Per questo motivo quando penso a Giulio Cappellini, mi viene in mente il “pifferaio magico” delle fiabe, lui conduce una danza e dà un ritmo a cui tutto il mondo del design guarda con attenzione e che tanti seguono, è amato dai giovani per il fanciullo che continua a coltivare dentro di se, per quel gioco che non ha mai smesso di fare, per lo stupore che è capace ancora di provare, per il piacere che gli dà un bel libro, o di mostrare le sue scoperte: si, perché Giulio Cappellini, come lo fu 50 anni fa Dino Gavina, è anche un grande scopritore di talenti, riconosce il genio, coglie l’eccezionalità di un progetto, ne vede l’evoluzione e le possibilità. Chi conosce la sua produzione sa di cosa parlo: oggetti indispensabili, inaspettati, dalle forme inconsuete ma famigliari, colori forti ma non aggressivi. Interpretazione della gioia, l’arte di dare ad un oggetto l’età della persona che lo dovrà vivere, trasformare con la forma ed il colore. Ad esempio ad “Abitare il tempo” a Verona alcuni anni or sono, (Giulio era il direttore artistico della fiera), pensò di far rivivere Giuletta Capuleti nella sua casa (quella famosa del balcone, quella vera!) ed arredò la casa ad una quindicenne dei nostri tempi, ma non solo arredata, vissuta, con il frigo pieno, la nivea aperta, la tv accesa, il letto sfatto, i vestiti in giro, i piatti sporchi e tutto quello che ci può essere in un meraviglioso palazzo medievale dentro al quale convivono mobili antichi e di Cappellini e tutta la tecnologia e gli “accessori indispensabili” ad una “giovinetta” del 2000, caotica, allegra ed alla moda. E’ stato un trionfo, ore per entrare (anche perché la gente usciva e si rimetteva in fila per rivedere!!!).
“Gli addetti ai lavori” si ricordano i grandi allestimenti: il meraviglioso negozio di Parigi, l’indimenticabile negozio di Via Statuto a Milano, le feste a Mariano Comense nella vecchia fabbrica di famiglia, dove migliaia di persone arrivavano da tutto il mondo per ammirare le sue invenzioni. Credo si debba a Giulio ed a Paola Navone anche lo stile chiamato “provenzale”, che oggi tanto va di moda, forse era il 1989 e loro inventarono una meravigliosa collezione che si chiamava “Mondo DeJavu’”. Il famoso “etnico chic” di cui tutti ora si intendono e parlano, ha radici brianzole, l’hanno importato in Italia due architetti, uno minimalista ed una che lavorava in Asia, si cominciò allora a parlare di contaminazioni e per l’occasione trasformarono il minimalismo in maximalismo. L’Italia in quegli anni era un laboratorio di esperienza di design, non un mercato e basta, sortiva idee speciali che davano una grande energia. Siamo amici da tanti anni Giulio ed io, sono accadute tante cose. Oggi l’architetto Cappellini si occupa di tutti i progetti di un grande gruppo di produzione che comprende Cassina, Gufram, Thonet, Frau e Cappellini, ci vediamo al massimo una volta all’anno e passiamo insieme solo qualche minuto, è sempre impegnato con importanti stranieri o grandi aziende, ma in quei pochi momenti in cui abbracciandoci ci chiediamo dei rispettivi coniugi, dei figli, della vita, pensiamo sempre a quell’ultima volta che venne in Romagna, quando mangiò vongole e sabbia sulla spiaggia di Cesenatico, durante una tempesta. Non se lo può dimenticare. Ed io gli credo.

di Graziella Biagetti

Per info: Alvaro Biagetti Arredamenti
www.biagettiarredamenti.it – [email protected]

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