Il nome della figlia – Editoriale

Non tutti i nomi di battesimo possono vantare origini storiche o racchiudere significati epici e gloriosi ma la scelta del nome di ciascuno di noi custodisce, quasi sempre, una storia da raccontare. Barbara, per esempio, deriva dal greco bàrbaros e vuol dire “balbuziente”, “che non sa parlare”, inizialmente riferito ai popoli non greci. Successivamente, per estensione, assume il significato di “straniero”. Nell’antica Roma veniva imposto alle serve e, di conseguenza, aveva una connotazione particolarmente dispregiativa. All’epoca in cui sono nata io Wikipedia non esisteva e dubito fortemente che i miei genitori fossero a conoscenza della vera origine del nome che avevano scelto per la loro primogenita. Perlomeno me lo auguro!
Hanno sempre sostenuto di essersi ispirati a una storia riguardante un famoso medico sudafricano. Non tutti se ne ricorderanno ma Christiaan Barnard fu il primo chirurgo al mondo che, a fine anni sessanta, eseguì un trapianto di cuore. Barbara era il nome della sua splendida moglie e la notorietà del medico portò alla ribalta anche l’indiscutibile fascino di quella giovane donna, stregando letteralmente l’immaginario dei miei genitori. Credo che nel profondo si augurassero di avere una bambina bellissima che, da adulta, si trasformasse in una donna elegante e raffinata, proprio come Barbara Zoellner. Ovviamente non c’è nulla di male a sperare. Sappiamo però che i sogni non sempre si avverano e quello dei miei genitori è stato, di certo, un tantino infranto. La mia carenza in merito a bellezza, eleganza e raffinatezza è piuttosto evidente. Però mi hanno sempre riconosciuto di essere stata molto dolce e coscienziosa. Da piccola.
Anni fa sono venuta a sapere che mia nonna materna, suggerì per me, un nome a lei particolarmente caro. Con la sua comprovata e proverbiale insistenza cercò disperatamente di convincere tutti, amici e parenti, che “Milady” sarebbe stato perfetto per una bambina. Sosteneva che con un nome da principessa, a detta sua, il mondo avrebbe strisciato letteralmente ai miei piedi. Converrete che Milady Tosi non si può sentire ma confesso di aver pensato, più di una volta, che magari mia nonna aveva ragione. Chissà se con un nome da “nobile”, la mia vita non lo sarebbe stata altrettanto. Comunque, per fortuna o per volontà del destino, i miei giovanissimi genitori non si fecero persuadere da nessuno. Scartando tutto un ventaglio di altre possibilità a partire da Diletta, Giada, Eleonora e Beatrice, decisero che mi dovevo chiamare come la seconda moglie di un “rubacuori”. Ho sempre trovato bizzarro che una sessantottina come mia madre avesse voluto affibbiarmi il nome di una donna che, oltre a essere la moglie di un medico famoso come una pop-star, non poteva vantare nessun merito personale. Lo so che era bella come una dea, ricchissima figlia di un petroliere e l’invidiata compagna di un uomo stimato in tutto il mondo, ma è verosimile che mia mamma auspicasse per me tutto questo? Conoscendola posso solo presumere che fosse un desiderio inconscio ma, in fin dei conti, lo trovo assolutamente legittimo. Augurare alla propria figlia solo il meglio che la vita possa offrirle contraddistingue, tra le altre cose, una buona madre. E se tua mamma e tua nonna si augurano per te una vita da principessa che differenza fa, in fondo, se ti chiami Milady o semplicemente Barbara?

Barbara Tosi
Direttrice: La Maison e Lifestyle Magazine


L’avventura di diventare mamma inclusa la scelta del nome per il proprio bambino è, senza ombra di dubbio, una storia che merita di essere raccontata. È stato questo il motivo che ha spinto la nostra redazione a realizzare una nuova rubrica intitolata “Nove mesi, una vita”. Vogliamo dare voce a chi questa avventura l’ha vissuta da poco e desidera condividere con noi le tante emozioni dell’attesa, le paure e le speranze di un evento tanto magico e straordinario. Ringraziamo di cuore Arianna che, per prima, ci ha raccontato la sua gravidanza e ci ha fatto conoscere la sua bellissima Dafne. Due nomi tanto belli e unici come la loro storia. Non vi resta altro che leggerla!