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Il riminese DOC

Il riminese d’origine protetta e coccolata è un animale dell’ordine dei Primati, famiglia ominidi, genere Homo sapiens che, a differenza degli altri esemplari della stessa specie, trascorre tutta la vita in cattività, praticamente in simbiosi, con la madre detta “zdora romagnola”.
 Per questa caratteristica particolare ha un aspetto grassottello (e vorrei vedere voi se, nemmeno in grado di farvi un uovo al tegamino, poteste avere a disposizione ogni giorno una cuoca provetta, intenta a cucinare ogni tipo di luveria, avendo in mente, come porzioni standard minime, quelle di una piccola pensione turistica. Di tutta la sala, intendo). Fisico tipico di chi non si separa dalla mamma fino alla maturità, che in questa zona del pianeta corrisponde al compimento dell’ottantaseiesimo anno di età.
 Questo succede nonostante gli esemplari femmina della stessa specie (leggi sorelle) se ne siano emigrate in Australia, invece, al 364esimo giorno del loro 17esimo compleanno. Effettivamente, una stranezza evolutiva.

Di aspetto sempre abbronzato, capello mediamente lungo, più o meno curato, che negli anni, pur rimanendo della stessa lunghezza, inevitabilmente perde di colore, densità, terreni e confini dalla fronte fino alla nuca, nemmeno fosse la Palestina. Vestito sempre in modo impeccabile, con camicia perfettamente stirata e all’ultima moda, anche quando la moda è un insulto al buon gusto, e orologio importante al polso.
 Frequenta la palestra più per socializzare che per altro, diventando di circonferenze più ampie, ma non sempre nei posti in cui le sviluppano i body builder ortodossi. Solitamente studia fino ai vent’anni, conseguendo abbastanza agilmente la licenza media.
 Ciò nonostante, è in grado di sostenere una conversazione usando termini anche ricercati, vedi la parola “morosa” che per lui ha solo il significato giuridico di una che è in ritardo con il pagamento degli interessi.
Ma si sa, in riviera, di materia prima per non occuparsene ce n’è a stufo. Anche perché un’altra stranezza di questa zona, riguarda il primo argomento di conversazione tra maschi adulti che, incredibilmente, non è il calcio.

Dialoghi che il riminese intraprende solo ed esclusivamente se fai parte del suo gruppo o branco, anche casualmente, salvo poi non riconoscerti dieci minuti dopo e mandarti a cagare dall’alto della sua cabrio, rigorosamente scappottata anche nei giorni della merla, per averti visto fermare e dare precedenza ad una vecchietta sulle strisce pedonali.
 Capace anche di darti dell’invornito, rendendosi simpatico come il guano di piccione su un lenzuolo bianco, immacolato, fresco di lavaggio e stiratura. (Lo giuro. Mi è realmente successo).
 Ma sono dettagli; quando fai parte del suo giro, il riminese è veramente molto simpatico e di battuta pronta, specie se vuole polemizzare sulla riminese D.O.P., argomento che merita di essere discusso ampiamente, come segue. La riminese è un altro paradosso evolutivo: riesce ad accoppiarsi e ad avere prole nonostante sia il prototipo concentrato di colei che se la tira.
 Non è una leggenda metropolitana, è assolutamente vero, dimostrato e verificato empiricamente. Basta spostarsi di una decina di chilometri a nord o a sud e tutto cambia (il fenomeno si spiega soltanto con la grande offerta di cui sopra).

Parlare alla riminese D.O.P è impossibile. Rivolgerle lo sguardo?
 Lo si può fare solo muniti della tuta ignifuga dei pompieri. Avere il suo numero di telefono, invece, è molto, ma molto più difficile che essere invitati ad una cena di capi di stato da Michelle Obama. Girano voci (non confermate, di un amico di un cugino) che qualcuno ne abbia conosciuta una ed abbia dichiarato, addirittura, che nell’intimità siano fatte come tutte le altre.

Ma di questo non v’è certezza, come diceva Lorenzo de’ Medici in vacanza alla pensione Marinella.
 Io, invece, essendo un appassionato di Star Wars e della fantascienza in generale, ci credo.

di Fabrizio Bisognani

Fabrizio Bisognani

Lui dice.

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