In Casa di Gianluca

Odi et amo. (Catullo)
L’immaginazione, il gusto e la caparbietà di Gianluca lo portano a valutare un vecchio casolare dei primi del ‘900 con infiltrazioni d’acqua, intonaco grezzo e movimentato da un portico più recente in cemento armato, mai verniciato, poi tamponato e trasformato in parte integrante della casa.  Arroccata sulla cresta di una collina, la “Monella”, così soprannominata da 1+1 studio al primo sopralluogo, riusciva ad essere moderna nella sua pittoresca casualità compositiva.

Gli spazi interni si rincorrevano tra immensi androni e buie stanze, illuminate da finestre molto piccole, per non parlare delle crepe che correvano da un solaio all’altro quasi in ogni ambiente della casa. L’affaccio verso le dolci colline che la legano al monte Titano riuscivano a bilanciare la posizione di confine della casa tra strada e campagna, come a creare un giardino segreto. L’impegnativa ristrutturazione (durata circa tre anni) viene affidata agli architetti Francesca Ciaccasassi e Federico Zamagna di 1+1 studio di Riccione ed ha inizio con una fase preliminare di studio che li porta a compiere, in compagnia del padrone di casa, un viaggio-studio di una settimana in giro per la Provenza, uno dei luoghi dell’immaginario a cui Gianluca lega un recondito desiderio di verde quiete agreste. Aix-en-Provence, Grasse, Avignone, Orange, Saintes-Maries-de-la-Mer… cene a lume di candela, formaggi, sauternes, maestri cioccolatieri, olii biologici, aceti aromatizzati… si ma l’architettura?! … l’architettura è vita!!! Tutto quello che ci circondava, alberghi, ristoranti, negozi, Más, colori… ci riportava all’obiettivo. Nell’insieme sembrava tutto casualmente al posto giusto, ma la critica ricorrente era la comodità, il fatto che questo ordine apparentemente casuale non riusciva con le sue superfici ruvide, lini grezzi, sassi, pietre, a dare l’effetto di una casa accogliente.

 

 

 

 

 

 

L’obiettivo era di trasformare un casolare in una villa, rendere accogliente, con superfici morbide e colori caldi, una vecchia casa di campagna: trasformare una ragazzina sfacciata, come la “Monella”, in una signora educata da “Odiare ed amare”. I legni biondi trattati a calce, le pietre povere impreziosite da leggere spazzolature, le vernici naturali, i tendaggi coprenti… ciò che le mancava per riuscire a perdere la propria ruvidità. Da queste idee cardine le scelte progettuali. I volumi vengono rispettati con poche modifiche, sostanziali, invece, i lavori strutturali che si sono resi necessari a causa delle pessime condizioni delle murature. Vengono ampliate tutte le bucature in modo tale da rendere ariosi e luminosi ambienti estremamente bui, fino a consolidare e in parte ricreare ex novo le fondazioni. La casa è stata parzialmente ricostruita con la stessa volumetria perché così era piaciuta.
Le aperture sono state riproporzionate per requisiti normativi e di coerenza di prospetto, con l’intenzione di mantenere l’altezza dei davanzali a 60 cm, aggiungendo delle ringhiere di decoro. Un camminamento pedonale all’arrivo segna in modo evidente l’ingresso, mentre i percorsi sono stati disegnati dividendo il giardino in una parte privata ed una pubblica. Una pedana in legno rialzata, come salotto all’aperto in corrispondenza della vetrata del soggiorno, riserva il punto di vista migliore della casa. La sicurezza dell’olmo, il richiamo provenzale della lavanda, i colori accesi del prugno selvatico, l’effetto scenografico del salice piangente e le siepi di confine come barriera vestono il giardino. L’ingresso scopre la parte più affascinante della casa che è la boiserie a soffitto in legno naturale che riveste i travetti industriali precompressi preesistenti. La fotografia d’autore è il filo conduttore della casa e contribuisce a creare quell’atmosfera di “casa abitata da sempre” che era il sogno agreste di Gianluca. Un punto luce, dedicato al viso angelico di una giovane donna fotografata da David Hamilton, segna l’invito alla scala con ringhiera in ferro battuto, collegamento con la zona notte, precedentemente contenuta tra due muri come da tradizione nelle vecchie case rurali, demolita e ricostruita nella stessa posizione ma con un affaccio libero sulla zona giorno dei divani. La foto di Barbara Cole, sopra il camino in ferro con cornice in pietra, che ritrae il sonno scomodo di una donna appoggiata sul bracciolo di un divano bergère, contrasta con la pulizia del segno della sedia a dondolo di Piero Lissoni.

 

 

 

 

 

 

 

Ogni mobile è stato pensato e progettato espressamente per questi ambienti da 1+1 studio e abbinato a icone del design. Le due poltrone di Jean Marie Massaud conversano con il mobile della linea “no.old” presentata da 1+1 studio nel 2009 al Salone Satellite di Milano. Nell’ambiente successivo la base del tavolo in ghisa con piano in legno laccato bianco lucido è illuminato dalla sospensione di Marcel Wenders che, come lui stesso ha raccontato, ha voluto ricoprire internamente di stucchi per regalare a tutti la medesima gioia che da piccolo viveva guardando il soffitto della sua casa di vacanze. A fianco, le due poltrone con pouf dedicate all’ascolto della musica o alla lettura preferita scelta nella libreria a parete, ideale fine serata accompagnato dalla luce delle Parentesi di Achille Castiglioni. La cucina in legno naturale e marmo lucido con isola centrale per colazioni o pasti veloci, illuminati dalle stesse luci che Achille Castiglioni progettò per illuminare i propri tavoli da lavoro in studio. Totalmente bianco laccato lucido lo studio, con tavolo a mensola in legno naturale, collegato in via informatica con l’ambiente adiacente, vera e propria sala di registrazione, spazio irrinunciabile per un musicista come Gianluca. Salendo nella zona notte, la foto delle ballerine che si esercitano, sopra la toilette comò della camera padronale, è una delicata dedica alla sensibilità femminile. Si prosegue poi nella sala da bagno, vera e propria citazione a Ludovica e Roberto Palomba, designers capaci di rivoluzionare l’ambiente bagno. Più sfacciato il bagnetto di servizio, sfida dimensionale e funzionale, opzionato di bagno turco. Nata come la “Monella”, il suo affascinante carattere spigoloso si è infine lasciato trasformare, e in virtù che l’odio nasconde sempre una parte d’amore, da ora in poi sarà per sempre ricordata come “ODI ET AMO”.

Redazione

La Prima e Unica Rivista di Casa della Repubblica di San Marino e Circondario.

La Maison e Lifestyle Magazine