L’incubo della spesa

Fare la spesa al supermercato sembra un’attività innocua. In realtà, è l’unico posto al mondo dove le leggi di Murphy si verificano spontaneamente tutte assieme. Ad esempio, se il parcheggio è rimasto vuoto tutto il giorno, si riempirà oltre ogni immaginazione un attimo prima del vostro arrivo. Non ha importanza quale giorno o orario sceglierete; orde di auto compariranno all’improvviso da ogni direzione, come se avessero atteso un segnale precedentemente concordato. Una volta, al terzo “giro a vuoto”, ormai disposta a lasciare la mia “Pandina” in mezzo ad un crocevia abbandonandola al suo destino, un’anziana signora, mossa da compassione, mi ferma per dirmi: “Io me ne sto andando. Se vuole, può parcheggiare al mio posto.” Sono scesa dall’auto e l’ho abbracciata. Al solo pensiero, mi commuovo ancora. Proprio a causa di questa inevitabile rogna, nutro una particolare avversione per i possessori di mostro-veicoli come il CRV che,  generalmente, all’invadente stazza del mezzo abbinano pure la guida inesperta di una donna con la cataratta. Ora, ho due domande per gli estimatori delle astronavi:

1) Come diavolo vi viene in mente di recarvi in un luogo così angusto, in cui è già difficile sistemare una Panda, con un modellino in scala dell’Enterprise?!?

2) Avete mai dedicato un pensiero, anche misero, ai poveri cristi che si ritrovano una creatura mitologica a fianco della loro auto e non hanno più sufficiente spazio per aprire gli sportelli? Sono sicura che esiste un girone dell’inferno apposta per voi.

A questo punto, non ho ancora fatto la spesa, ma il livello di ipertensione è già altissimo. Decido, quindi, di lasciar scegliere il carrello al signore arrivato dopo di me: è risaputo, infatti, che agli uomini capitano sempre quelli scrausi e con la ruota sguincia (quelli che dopo un po’ tu sei a far spesa alla Coop e il tuo carrello è all’Esselunga) e di conseguenza, io ho più probabilità di prenderne uno sano. Entro nel supermercato e ingaggio una lotta nel fango con altre tre donne che hanno avvistato l’ultimo flacone di detersivo per piatti, in sconto al 50%. Lo stress finora raggiunto è una tacca sotto a quello di un pluriomicida. Mi conforta notare che anche gli altri clienti non sono proprio sereni, perché il supermercato è un luogo pieno di insidie e trabocchetti. Perdersi è un attimo. Non è raro scorgere impaurite mamme anziane che cercano la figlia, aggirandosi furtive tra le scansie, mentre bisbigliano al cellulare: “Dove seiii? Cosa vedi da lì?”. “Non muoverti! Vengo io!”. Si, perché districarsi in mezzo a quel labirinto di prodotti, richiede allenamento, concentrazione e spirito d’osservazione. Personalmente, non faccio in tempo a memorizzare l’ubicazione della merce che acquisto di solito che, nottetempo, gli addetti mi cambiano la disposizione, e mi ritrovo a dover imbastire una caccia al tesoro in un luogo misterioso, che non ho mai visto. Nonostante, poi, rimanga vigile e all’erta, sempre con i sensi accesi, immancabilmente qualcuno riesce a scambiare i carrelli. Mi giro e niente. Il mio carrello non c’è più. Cinque metri più avanti, una massaia dall’aria stravolta spinge la mia spesa, convinta che sia la sua, verso il banco gastronomia, lasciandomi con un carico di pannolini, omogeneizzati e biscotti Plasmon. (Mai che mi capiti DOPO e mi eviti la fila per comprare gli affettati!) Ma la categoria più spassosa sono i mariti, inviati dalle mogli in “spedizione punitiva”: tra le dita tremanti reggono un foglietto, ormai illeggibile in seguito al nervoso spiegazzamento, in cui sono annotati nome, marca, colore della scatola e indicazioni logistiche su come trovare ogni singola derrata. Alcuni osservano con aria indagatrice le “sciure” che afferrano due confezioni di pasta sfoglia, le esaminano attentamente e infine ne appoggiano una per tenere l’altra. Allora gli uomini più temerari, prendono la confezione che è stata scartata e un’altra lì accanto. Le fissano anche loro senza cogliere la benché minima differenza, optano per lo stesso prodotto, ma sembrano sul punto di scuoterlo e urlargli: “Che cacchio hai di così diverso dal tuo compare lì?!” Gli altri esemplari di genere maschile si dividono tra quelli che fingono di sapere esattamente cosa stanno facendo, arraffando la prima cosa che gli capita a tiro, e quelli che rinunciano e telefonano direttamente alla moglie. Qualcuno collassa e piange disperato ripetendo “perché a me?” Io, invece, non sono tipo da liste. Anche perché ogni volta che provo a stilarne una, la dimentico sul tavolo della cucina. Quindi improvviso. Col risultato che, se il prodotto che mi serve con maggiore urgenza è il sale, me ne ricordo solo davanti alla cassa e non un attimo prima (contemporaneamente mi accorgo che ho lasciato a casa le borse per la spesa). E qui si consuma il dramma: impreco, chiedo alla cassiera di aspettare un minuto, corro come una centometrista a prendere il sale, impreco di nuovo, torno alla cassa profondendomi in scuse con i clienti in fila dietro di me, che mi guardano come se avessi appena sputato in Chiesa. Il tutto mentre con una mano cerco di impedire alla milza di sfondarmi il fianco ed esalo gli ultimi respiri collassando sul carrello. La cassiera (che già mi odia), per vendicarsi, i prodotti non li passa, li lancia. In fondo al rullo trasportatore cerco di afferrarli al volo, anche con i denti. Intanto, sguardi di biasimo continuano a trapassarmi mentre tento, nello stesso tempo, di infilare la spesa nelle praticissime buste biodegradabili (che si disfano appena le guardi) e di trovare tutte le stramaledette tessere che mi servono per il saldo. Siccome i bastardissimi sacchetti ecologici li devi anche pagare, in 40 secondi netti ne riempio due che assieme pesano come Giuliano Ferrara. Arrivo a casa con un’ernia e le dita che sanguinano per via dei manici che si stirano e si assottigliano fino a diventare un filo interdentale. E sempre nel rispetto della legge di Murphy, se uno dei due si rompe, è quello che contiene le uova.

di Romina Marzi

 

 

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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