Cedendo l’intonaco

Gentile Architetto, ho una parete del salotto (parete interna) in cui ai primi 80 cm d’altezza sta cedendo l’intonaco.

La parte superiore invece è intatta. Dato che la casa è di campagna (completamente ristrutturata 10 anni fa) ed è al piano terra, che tipo di trattamento mi consiglia per risolvere questo problema? Grazie”.

R – Purtroppo questo è un problema assai frequente, anche in case di nuova costruzione. Il più delle volte la causa è banale e dipende dalla condensa che si forma per effetto della diversa temperatura tra l’interno e l’esterno e dalla scarsa ventilazione naturale dell’ambiente. Questi casi sono abbastanza facili da risolvere (basta aprire più spesso le finestre per favorire il ricambio d’aria o scostare leggermente dalla pareti gli arredi per permettere una costante ventilazione lungo i muri. Il caso che mi sottopone lei credo sia di altra natura e di difficile soluzione perché quasi sicuramente si tratta di umidità di risalita (cioè il muro si comporta come una spugna che assorbe l’acqua del terreno sottostante) che dipende da un erroneo isolamento delle fondazioni o delle strutture verticali (i muri) a diretto contatto con il terreno. Esistono diverse tecniche per risolvere il problema, dai trattamenti superficiali con speciali prodotti protettivi, ad intonaci antiumidità, alla realizzazione di piccoli fori nelle murature per favorirne la traspirabilità, eccetera. Tecniche che non sempre raggiungono il risultato sperato perché per risolvere il problema in maniera radicale occorre realizzare una corretta barriera isolante che impedisca il contatto diretto tra il terreno e le strutture in elevazione. Come si può ben capire si tratta di un’operazione estremamente complessa e costosa che arreca un disagio non indifferente alla proprietà, ma trattandosi di un tipico caso di “vizio occulto” ricade sotto la garanzia dell’impresa che ha eseguito i lavori.

 


“Gentile Architetto,
per le ristrutturazioni, esiste una garanzia sul lavoro, come previsto per le nuove costruzioni? E se sì, di quanto tempo è? Grazie”.

R – Che si tratti di una nuova costruzione o di una ristrutturazione tutte le opere realizzate da un’impresa edile devono essere eseguite “a regola d’arte” così come specificati dal Codice Civile che altresì norma i rapporti che devono intercorrere tra l’appaltatore ed il committente fornendo, al committente, le garanzie della conformità dell’opera rispetto al progetto e all’ottenimento di un risultato tecnico adatto. In sintesi, quando l’appaltatore ha ultimato l’opera, il committente è tenuto a procedere alla verifica della medesima e alla sua accettazione. Con l’accettazione viene meno la possibilità di protestare per eventuali difformità o per vizi palesi e si realizza il diritto dell’appaltatore di pretendere il pagamento di quanto stabilito. Al committente, tuttavia, è dovuta la garanzia per i vizi occulti che si prescrive entro il termine di due anni dalla consegna dell’opera. Tali vizi devono tassativamente essere denunciati dal committente entro sessanta giorni dalla loro scoperta. Il costruttore, nel caso di opere destinate ad una lunga durata, ha l’obbligo di provvedere al risarcimento del danno se, entro il decennio dal suo compimento, l’opera presenta “gravi difetti” che, pur non incidendo direttamente sulla statica del fabbricato, ne compromettono in modo grave la funzione cui esso è destinato. L’appaltatore è tenuto ad eseguire l’opera con la diligenza e la perizia inerenti alla sua attività professionale e rispondere di vizi che avrebbe dovuto conoscere e prevedere tranne nel caso in cui il committente, benché avvisato dall’appaltatore circa l’inidoneità delle opere, abbia insistito perché venissero comunque eseguite.

 



“Gentile Architetto,
è un elemento troppo “da ufficio”, inserire una parete attrezzata in metallo (es. libreria) in un appartamento? Grazie”.

R – In linea generale direi proprio di no, ma ciò dipende, ovviamente, dal modello e dal tipo di arredo che si sceglie. Ci sono ditte specializzate nella progettazione di elementi d’arredo per uffici che si caratterizzano per un elevato tecnicismo e per un funzionalismo esclusivamente rivolto all’attività lavorativa, pertanto poco adatti ad essere inseriti in un contesto domestico, che andrebbero evitate. Di per sé uno scaffale in metallo che occupa un’intera parete non presenta questo rischio a patto che si presenti il più “neutro” possibile e cioè che sia composto da una sequenza indistinta di mensole e montanti priva di accessori per ospitare particolari strumenti da lavoro che immediatamente lo connotano come “arredo da ufficio”. Ci sono casi, tuttavia, in cui la dichiarata volontà di inserire una “parete attrezzata” da ufficio può rappresentare un valore aggiunto all’arredamento della casa come nel caso di alcuni arredi da ufficio degli anni ‘40 e ‘50 o addirittura a scaffalature di vecchie ferramenta riciclate.

 


“Gentile Architetto,
generalmente, quanto costa un progetto per arredare un monolocale di 50 mq? Grazie”.

R – Non esiste un rapporto diretto tra il costo dell’arredo e la superficie da arredare. Gli arredi di un bagno, una camera o un soggiorno sostanzialmente richiedono lo stesso numero di elementi indipendentemente dalla dimensione dei singoli vani. Paradossalmente i piccoli ambienti necessitano degli stessi impianti necessari per un appartamento di grandi dimensioni e pertanto ristrutturare un appartamento di 50 mq, proporzionalmente, costa di più di uno di 90 mq. Ovviamente il costo per l’arredamento non è indifferente al numero di stanze da arredare, ma stabilire un costo orientativo è tuttavia impossibile perché troppe e diverse sono le variabili da considerare. Si può arredare un’intera casa con i mobili economici delle grandi catene d’arredamento e spendere la stessa cifra per pochi arredi delle più prestigiose marche di design. A volte arredamenti su misura realizzati da aziende artigianali, anche di ottima qualità, costano poco più di quelli seriali delle multinazionali dell’arredamento! Per dare un riferimento è possibile arredare completamente, con arredi fatti su misura e su disegno personalizzato, un appartamento di 50 mq (cucina, soggiorno, camera da letto e bagno) con meno di ventimila Euro.

Rubrica a cura di: Frederic Barogi – Architetto
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