La Biennale di Venezia

Viva Arte Viva

Con “ Viva Arte Viva”, curata da Christine Macel, l’arte contemporanea è di scena a Venezia. Centoventi artisti, da ottantasei paesi, mi guidano attraverso un percorso non impegnativo che si snoda in nove capitoli, dai padiglioni dei Giardini alle sale dell’Arsenale, dal “Padiglione degli Artisti e dei Libri” a quello del “Tempo e dell’Infinito” e dalle installazioni ai numerosi eventi, sparsi per Venezia. Diverse le performance, tra cui quella vincitrice del Leone D’oro: Anne Imhof inscena un “Faust” al contrario, forte critica alla cultura consumistica, dove gli spettatori calpestano i performer posti sotto un pavimento trasparente. Percorrendo i padiglioni e le sale dell’Arsenale, mi sono sentita come una moderna Alice alla ricerca di nuovi spunti di riflessione. Il percorso di scoperta mi catapulta nel labirinto scultoreo “Folly” di Phillida Barlow nel padiglione britannico, con un senso di gioia misto a inquietudine. Ammiro il messaggio “Peace on Earth!” di Gyulia Varnai nel padiglione ungherese, il cui arcobaleno di distintivi è memoria di un passato di lotta e speranza. Mentre lo statunitense Mark Bradford mi affascina con grandi tele astratte che ricordano cellule organiche o galassie lontane. Durante questo viaggio, tra i linguaggi dell’arte, emergono sempre più i temi della mostra: l’uomo, la vita, la magia, il sogno. Resto in bilico tra illusione e realtà nelle opere di Carole A. Feurman “Le nuotatrici”, sculture iperrealiste ai giardini della Marinaressa, dove tutto è perfetto ma nulla è scontato. L’Arsenale è un excursus fantastico tra riflessioni sull’ambiente e strategie del capitalismo nel padiglione della terra (Michelle Stuart), tra il tentativo di ‘disegnare il tempo’ nel padiglione delle tradizioni e i quadri di stoffa appesi alle pareti (Teresa Lanceta) o le opere scultoree simil-organiche che, riutilizzando vasi scartati, sono metafora di rinascita e trionfo (Yee Sookyung). Mi perdo tra i fiori giganti di Rina Banerjee, che diffondono una “fragranza” musicale e, come in un sogno, scivolo all’interno del padiglione dei colori incantata dall’esperienza visiva e tattile di Sheila Hicks: una collina di gomitoli colorati e morbidi, che invita al riposo. Un racconto sincopato all’insegna dell’umanesimo, che celebra l’abilità dell’uomo espressa attraverso l’arte. Ovvero l’Arte intesa come isola felice lontana dai condizionamenti della società.



Co-Design Studio
Michela Sanchi
Architetto

Co-Design Studio

Interior Designer

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