La Libertà fa paura: un’isola nel mare di Rimini (II parte)

Un’isola nel mare di Rimini (II parte)

Il sentimento di appartenenza e il forte radicamento ad un luogo rappresentano il senso di libertà che le persone possono trarne dal viverli. La risposta alla domanda sul significato del termine libertà si identifica con la possibilità di scegliere dove un individuo intende collocarsi: si tratti di una comunità, di una nazione o di una città. Compito dell’architettura e dell’architetto, pertanto, è quello di offrire la maggior varietà possibile di contesti in cui poter operare tali scelte.

Questo concetto è il presupposto del progetto “PICK YOUR OWN” (degli studenti Alice Beltrami e Alberto Zanelli) sviluppato all’interno del corso di Composizione Architettonica III presso la Facoltà di Architettura di Ferrara. Il progetto guarda ad un modello di città policentrica che si articola attraverso una serie di nuclei residenziali connessi da una rete infrastrutturale costituita da spazi per le funzioni collettive. Le piazze, i musei, i mercati, o i luoghi di culto divengono le giunzioni tra le varie parti della città in grado di disegnare un vero e proprio arcipelago urbano. Un arcipelago che non è solo un atto formale, ma che costituisce un ventaglio di scelte in cui trovare la propria dimensione di cittadino libero. Isole dove le distanze limitate permettono la fruizione pedonale dei luoghi, dove la predominanza degli elementi vegetali, l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, la coltivazione di specie floreali permettono un più stretto rapporto con la natura in un’ottica di moderna “bucolicità” e dove la presenza di spazi destinati al riposo, allo svago ed alla spiritualità, offrono un’ampia possibilità di scelta in cui ogni abitante può ricercare e realizzare il proprio concetto del vivere.

Diverso, invece, è il punto di vista espresso dal progetto “L’ISOLA DI CONFINE” (di Elisa Mazzola). Qui è l’illimitato, lo sconfinato, a ridurre il nostro grado di comprensione della realtà e conseguentemente della nostra libertà: occorrono confini che – dividendo spazi fisici, reali, mentali, sociali e di relazione – ci permettano di verificare il nostro grado di libertà. In tal senso immagina degli edifici-isole concepiti come spazi di relazione tra interno ed esterno, in cui la netta separazione tra pubblico e privato viene meno, accrescendo però, le possibilità di relazione e di condivisione.
Gli edifici-isole, nel loro essere terrapieni verdi segnati da tagli longitudinali, evocano i celebri quadri di Fontana a significare la volontà di andare oltre la prima apparenza delle cose (l’isola naturale) e a scoprire ciò che in essa si nasconde (l’architettura).
Un’architettura dove vivere il “confine” significa esercitarsi nella pratica della tolleranza e della convivenza e la marginalità diviene un modo per manifestare la propria identità.
Gli edifici fanno si che le relazioni avvengano prevalentemente nell’unico lato libero dove entrambe le parti dell’isola si affacciano.
È questo il vero e proprio spazio libero, dove pubblico e privato si interfacciano creando relazioni ogni volta diverse.

a cura di Frederic Barogi Architetto
Prof. di Composizione Architettonica (V anno)
Facoltà di Architettura – Ferrara

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