La Libertà fa paura: un’isola nel mare di Rimini (III parte)

Thomas Malaguti costruisce il proprio progetto ipotizzando uno scenario in cui la crisi petrolifera, unita alla crescente affermazione delle fonti energetiche rinnovabili sempre più accessibili, renderanno inutili le piattaforme marine per l’estrazione dei combustibili tradizionali. Queste, private della loro funzione originaria, costituiranno l’occasione per essere riconvertite in affascinanti luoghi per lo svolgimento di grandi attività collettive. Infatti, Malaguti, immagina che proprio la crisi energetica costituirà il motore per rivedere i nostri modelli comportamentali ed abitativi perchè ognuno sarà libero di muoversi nel mondo con la propria casa e a proprio piacimento. Saranno, tuttavia necessari dei luoghi in cui condividere le esperienze e scambiare relazioni: le piattaforme, già esistenti, saranno gli approdi ed intorno ad esse si costituiranno città fatte di case e persone itineranti.


Lina Guolo ed Andrijana Sekulic guardando alle teorie del downshifting pensano alla libertà in termini di tempo a disposizione per coltivare i propri interessi ed in cui poter incentivare contatti e relazioni reali. Per loro un luogo di libertà è prima di tutto un luogo di stimoli dove l’architettura offre nuove opportunità per relazionarsi con l’ambiente sia dal punto di vista dimensionale che funzionale ed in cui le persone, rinunciando alla competizione sociale, possano realizzare una comunità basata sulla ricchezza umana. In tale ottica pensano ad un’isola intesa come una casa allargata in cui le varie funzioni del vivere domestico si scompongono per costruire architetture collettive finalizzate allo svolgimento delle specifiche attività. Gli edifici divengono così dei luoghi in cui reinventare i consueti luoghi del riposo, del mangiare, del lavarsi, dello svago e dello studio. Da questa concezione nasce un nuovo modo di intendere lo spazio urbano dove la tipologia edilizia, perdendo il suo tradizionale significato formale, si addentra in un modello alternativo. La forma cambia e con essa cambia anche il significato ed il comportamento sociale.


Lo studente spagnolo Cesar Calmell Tormo concepisce un progetto fondato su un semplicissimo concetto: più cresce il numero dei membri di una comunità più servono regole che la gestiscano, ma che automaticamente vanno a limitare la libertà individuale. Propone, pertanto, un modello urbano flessibile in cui ogni abitante, scegliendo il proprio grado di socializzazione, stabilisce il grado di libertà che ne può ricavare. Ne scaturisce un impianto in cui la sfera intima, quindi con il maggior grado di libertà individuale, si identifica con la residenza situata ai margini periferici dell’isola e man mano che ci si sposta verso il centro si addensano le funzioni collettive e conseguentemente decresce la libertà del singolo. Questo impianto permette ad ogni individuo, ed in qualsiasi momento, di essere libero di scegliere dove attestarsi e decidere quale grado di libertà vuole ottenere.

a cura di Frederic Barogi Architetto
Prof. di Composizione Architettonica (V anno)
Facoltà di Architettura – Ferrara

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