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Sabrina Foschini

La Felicità capiente

Come il dolore anche la gioia deve essere sopportata: ha bisogno di cuori e menti capaci di tollerarla, necessita della pazienza che l’attende, dell’attenzione che la coglie nei dettagli, negli scampoli del giorno, della forza, infine, che la sa transitoria e l’accetta come tale, mentre la carne e l’anima vi si sono ormai abituati. La felicità è un compito non lieve, perché quando piove come grazia celeste va trattenuta o fatta evaporare con scienza e misura, deve essere sempre ricordata nei lunghi inverni dell’assenza e la ferita che il suo dipartire traccia non può essere fatta cicatrizzare ai soli e ai geli del deserto, ma lasciata umida e feconda, se si desidera che il canto trovi ancora una breccia e torni a dimorare nei corpi e negli spiriti. La mano di Sabrina Foschini possiede da sempre questo sapere, trattenuto nelle giunture delle dita e si muove con una certezza di sé coprendo tele e carte, oggetti e tessuti, lasciando soprattutto spazio allo snodarsi di un’esultanza di colori e forme, evocati sul bianco, su un nulla immenso, che è un inconscio luogo di attesa, una concavità simbolica. Sabrina conserva la saggezza dell’acquerello, della pittura vaporosa e leggera ma che pretende la perfezione immediata, la traccia senza ripensamento, così come la felicità deve essere accolta senza rimorsi o rimpianti: le cose lievi hanno un’etica esigente. Tutti i riferimenti sono perciò possibili: la pittura taoista, la calligrafia zen, l’immaginazione mitica di Paul Klee, i sogni zoomorfi di Vasilij Kandinskij, le forme delle nubi su cui rifletteva Leonardo da Vinci, lo spirito antico e moderno della grottesca, le architetture di Alexander Calder. Ma nessuna di queste sorgenti è offerta come una citazione colta, tutt’al più in forma di carezza, di sfioramento, di sottile allusione.Per quanto la scrittura verbale di Sabrina, in versi e in prosa, come poesia, narrazione lirica o critica d’arte, assume la forma di un moderno barocco, denso d’immagini sovrapposte e di rimandi circolari e carnali a un nucleo inafferrabile, dicibile solo nella metafora, così le sue scritture di colore hanno l’orgoglio sobrio delle arti minori, l’istinto della decorazione antica e dell’ornamento, private però dell’horror vacui occidentale, della cenofobia sacra del rito; sono piuttosto la perfezione del vuoto, l’elegante, gratuita retorica della capienza. Scrive Angelo Silesio: “La rosa è senza perché fiorisce perché fiorisce”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A cura di Alessandro Giovanardi, Critico d’Arte.
Artista: ABRINA FOSCHINI
[email protected]
cell. 340 3342949

Redazione

La Prima e Unica Rivista di Casa della Repubblica di San Marino e Circondario.

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