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La spesa del single

A me piace fare la spesa. Mi è sempre piaciuto, soprattutto al supermercato. Premetto che sono single e non posso delegare nessuno in questo delizioso compito. Quando mio figlio mi ricorda per la trentesima volta che è finita la carta igienica e ci stiamo “nettando le pudenda” con carta riciclata da fotocopiatrice, finalmente mi decido e, con un piacere caldo nel cuore, mi dirigo a questa meta-pellegrinaggio del miglior casalingo. L’attesa del piacere è piacere stesso, dicono i saggi. E infatti, la goduria inizia già nella ricerca del parcheggio, visto che, nonostante il lustro di crisi, la casalinga media (alta non più di un metro e cinquantacinque) si reca a fare la sua borsina giornaliera di spesa, con il SUV (Sburoun Utility Vehicle), probabilmente guidandolo seduta comoda-comoda dentro il portacenere.

Ciò significa che un paio di posti auto sono occupati dalla stazza del mezzo e dalle manovre agili di queste simpatiche signore che, solo a guardarle, capisci che non sono esattamente parenti strette di Fernando (Alonso). La seconda porzione di felicità arriva quando mi dirigo verso la vera utopia dell’umanità (altroché comunismo reale ed amenità varie ed eventuali): scovare un carrello che vada dritto. A me una volta è capitato (giuro!) e, come nei fumetti che leggevo da bambino, si sono accese delle lucine tutt’intorno, l’intero personale del centro commerciale si è avvicinato, intonando canti e festeggiamenti, e sullo sfondo sono partiti i fuochi d’artificio. E’ stata una delle emozioni più intense della mia vita.

L’ho anche contrassegnato con un pennarello indelebile, ma mai e poi mai mi è capitato di ritrovarlo; ancora oggi i clienti più anziani del supermercato ne parlano come se si trattasse di una leggenda metropolitana, anche perché, ormai, sono rimasti in pochi a crederci. Ammetto che io non so assolutamente niente di prodotti e soprattutto di prezzi. Una cosa sola ho capito: che quelli sistemati su un bancale, al centro delle corsie, sono in offerta, anche se sospetto che, in realtà, siano solo uno specchietto per allodole per turlupinare uomini single, sprovveduti come me. Niente di più facile. Una volta ho mollato tutto lì e sono corso al compro oro, strappandomi la catenina regalatami dalla povera nonna il giorno della mia prima comunione, per farmi la scorta di tonno in scatola. Un’altra cosa che mi piace del supermercato è che si fanno incontri interessanti (questo è risaputo ed esiste un’ampia letteratura e cinematografia al riguardo); quando vedo una donna affascinante, la osservo e la seguo simulando interesse per prodotti improbabili o fingendo di conoscere perfettamente la differenza tra una candeggina ed un acido muriatico (arrivando ad ostentare una competenza da laurea in ingegneria molecolare!).

Ovviamente non compro nessun prodotto per la pulizia, ma non è questo il punto: il problema è che, nel momento in cui osservo cosa si compra la tizia, mi capita di scoprire nel suo carrello, frattaglie di pollo e scarti di verdura andata a male, ma in offerta. A quel punto, un attimino ci ripensi e torni serenamente all’idea che la singletudine sia un dono più che una condizione. Arriva il momento di pagare (oh, che gaudio!). Poi, le casse automatiche sono un vero giubilo di efficienza: praticamente sudo come in due sedute consecutive da due ore di Gag e Zumba messe insieme, per l’ansia da prestazione, e nei momenti rari (si certo! Rarissimi!) in cui faccio inceppare il meccanismo, l’assistente di turno (che chiamo con l’umiltà da copione del peggior film di Fantozzi) mi squadra con aria schifata e “gentilmente” mi spiega che “non si appoggia il prodotto se non è stato prima scannerizzato il codice a barre” e che la procedura corretta è un compromesso tra una mossa ninja ed una alla Bruce Lee. Quando finalmente è tutto finito, il rientro a casa mi dà lo stesso senso di liberazione che ho provato dopo l’esame di maturità. Allo stesso tempo, comincio ad avvertire quel vuoto che si manifesta quando ogni meravigliosa esperienza volge al termine ed inizio il conto alla rovescia per il prossimo-evento-spesa-al-supermercato.


di Fabrizio Bisognani
(Immagine tratta da una scena del film “Drive”, con Ryan Gosling)

Fabrizio Bisognani
La Maison e Lifestyle Magazine