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La Torre del Novecento

Una scomoda eredità

Paradossale questa vicenda: Riccione, meta balneare con “villini” di gusto eclettico/liberty che guardano ad un passato di importazione, diviene sede di sperimentazione del futuro attraverso la costruzione di un fabbricato all’avanguardia. Prima, alcuni cenni storici. Dato l’enorme successo del Grand Hotel di Riccione, già nei primi anni Trenta fu necessario ampliare la struttura; nel 1934 fu aggiunta una dependance residenziale di lusso, detta la “Torre del Grand Hotel” o “grattacielo” (così la chiamano i riccionesi). La torre del Grand Hotel, chiamata in origine “Torre del Novecento”, ha una storia singolare: per la V Triennale di Milano (1933) gli architetti Albini, Palanti, Camus ed altri progettarono un edificio per l’epoca decisamente rivoluzionario: la costruzione era un’anticipazione di quello che oggi si chiamerebbe un “prefabbricato”, con una struttura in acciaio e le pareti fatte da pannellature in cemento armato bullonate sulla struttura (1). All’interno si concretizzano gli enunciati del linguaggio razionalista, soprattutto nella continuità della fascia finestrata, nella libertà distributiva e nella leggerezza degli arredi, caratteristiche paradigmatiche del linguaggio del futuro Franco Albini. Alla fine della V Triennale questa struttura fu smontata e portata da Milano a Riccione per essere rimontata nel parco del Grand Hotel, con un disegno completamente diverso a cura dell’architetto Renato Camus (2). Il progetto prevedeva la costruzione di un edificio non più a sviluppo orizzontale ma verticale, enfatizzato dal volume del vano scala ben oltre l’altezza necessario per raggiungere l’ultimo piano. Di grande dinamismo formale la continuità angolare tra le rampe di scala ed i terrazzi; innovativa l’idea di dotare la città di una costruzione turrita, di reminescenza quasi medievale, che modificasse lo skyline preesistente diventandone protagonista. L’edificio oggi è solo un’ombra esangue di quello originario. La vicenda del “grattacielo”, poco nota e mai divulgata, testimonia come la nostra sia una realtà urbana sviluppata dall’esterno. I protagonisti di questa originale avventura (la committenza, la ditta costruttrice, la tecnologia, il progettista) sperimentano a Riccione una struttura metallica innovativa e di enorme interesse in tutta Europa per la realizzazione di un albergo. Una tipologia pionieristica con cui fare i conti, oggi, in cui la richiesta di innovazione spinge l’intera industria turistica a sperimentare il nuovo. Questa scomoda eredità, risalente a ben 77 anni fa, ci spinge a riflettere su tematiche urgenti ed improrogabili: l’architettura d’autore, la verticalità della città, la standardizzazione dell’edilizia, la dignità del razionalismo locale da rivalutare, il restauro degli edifici moderni, la necessità dell’approfondimento culturale, la vocazione della nostra città lineare costiera come terra della sperimentazione. L’evoluzione non deve arrestarsi.

A cura di: Alessandro Franco Architetto (RCF & Partners)
[email protected] – cell. 335 6244236

Redazione

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