Le buone maniere contano ancora?

Le buone maniere contano ancora?

“L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera, il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra”.
(N. Mandela)

Tutti i giorni siamo testimoni non solo di episodi di cattiva educazione, ma anche e soprattutto di brutte maniere. Le frasi “per favore”, “mi scusi” e “grazie” sembrano, oltre che un ricordo di altri tempi, anche un po’ fuori moda perché si sentono usare sempre meno. Ricordo con una certa nostalgia quando mia mamma si raccomandava che fossi sempre educata e rispettosa con tutte le persone, soprattutto le più anziane, insegnanti in primis. Mi chiedo se sia una sensazione solo mia oppure la realtà.
Qualche giorno fa ero a pranzo con un’amica, in un ristorante. Scortate dal cameriere ci siamo accomodate a un tavolo da sei posti, visto che quelli da due erano già tutti occupati. Sedendomi, ho appoggiato la mia borsetta sulla sedia a fianco. Poco dopo, mentre eravamo intente a leggere il menù, è sopraggiunto il cameriere e ci ha domandato gentilmente se nei posti rimasti liberi poteva far sedere due signore che, come noi, dovevano pranzare. Ovviamente, abbiamo acconsentito e, per far posto a una delle due donne, ho provveduto immediatamente a togliere la borsetta dalla sedia per appenderla al mio schienale. Anziché sedersi accanto a me, la signora ha preso il posto a capotavola e sulla sedia da cui ho tolto la mia borsa, ci ha messo la sua. Le buone maniere prevedono che se qualcuno ti fa una cortesia, meriti quantomeno un ringraziamento. Invece, non solo non sono stata ringraziata, ma la signora non si è fatta il più piccolo scrupolo a piazzare la sua borsa dove prima c’era la mia. Un po’ infastidita, ho comunque continuato a mangiare. Arrivate alla fine del pranzo e poco prima che ci portassero il caffè, vediamo le due donne alzarsi dal tavolo e andarsene via. Così, come se niente fosse. Come se fossimo totalmente trasparenti. Non pretendevo addirittura un “grazie”, ma almeno un semplice “ciao” avrebbero potuto pronunciarlo. Tutte le volte che ci ripenso, mi intristisco un po’ perché non posso fare a meno di immaginare, vista l’età che dimostravano, che quelle due donne potessero essere madri, magari di adolescenti. Se il comportamento e il modo “di stare al mondo” dei genitori funge inevitabilmente da modello per i figli, come ci aspettiamo che le nuove generazioni possano diventare? La risposta spesso, non lascia grandi margini di immaginazione. Ecco spiegata l’origine di tanta cafonaggine e strafottenza dei ragazzini di oggi. A volte mi convinco, mio malgrado, che il mondo in cui viviamo sia ancora in piedi, contro ogni previsione, solo per puro caso. Vorrei, invece, che lo fosse grazie a qualche figlio intelligente che ha scelto di volgere lo sguardo su direzioni diverse dal modello rappresentato dai propri genitori e spero vivamente che i presunti figli delle due signore lo facciano. Per il bene loro, ma anche per il bene nostro.

da Internet: Secondo uno studio dell’Ipsa (Istituto italiano di studi transdisciplinari) condotto dallo psico-antropologo Massimo Cicogna, i bambini italiani sono i più maleducati d’Europa. Questo dato deve allarmare i genitori perché la maleducazione non è altro che il sintomo di un disagio: rivela l’incapacità di gestire i conflitti e di esprimere le proprie emozioni. Questa incompetenza, crescendo, si può trasformare in difficoltà a relazionarsi, inadeguatezza nel fare scelte appropriate e disagio psicologico. “Inoltre, le buone relazioni sono alla base non solo dello sviluppo emotivo e sociale del bambino, ma anche di quello cognitivo” spiega la scrittrice giornalista Nessia Laniado nel suo libro “Galateo per bambini”.

di Barbara Tosi
Direttrice: La Maison & Lifestyle Magazine