Le olimpiadi a casa mia

“Quello non sarà mica uno sport!”, ho commentato a voce alta guardando, insieme a mio marito, la finale olimpica della carabina a terra da 50mt maschile. Mio marito non mi ha neanche risposto. Forse perché non condivideva il mio pensiero o forse, più probabilmente, perché non sempre mi ascolta; io che guardo le olimpiadi e voglio anche commentarle! Ha ammesso che era troppo anche per lui. In ogni caso, per capire di che sport si trattasse, ho continuato a seguire la diretta e, minuto dopo minuto, ho cominciato ad appassionarmi. Anche se stesi a terra su un materassino e completamente immobili a guardare dentro un mirino, dalla tv si percepiva ugualmente tutto lo sforzo e la concentrazione che questa disciplina impone. Ho finito per condividere in sintonia con gli atleti, quella sorta di apnea che precedeva ogni loro colpo di carabina e ho perfino sudato a forza di trattenere il fiato. E’ proprio vero che, viste da fuori, molte cose e molte situazioni altrui ci sembrano facili, quasi delle inezie, neppure degne di nota. Questo avviene quando le persone si fermano ai giudizi superficiali perché meno faticosi e impegnativi di un’attenta analisi e questa volta anche io, con la mia affermazione iniziale, ho ceduto a quella superficialità istigata dal risparmio energetico, ma che inevitabilmente mi ha condotto a un giudizio chiaramente sbagliato. Anche se palesemente derisa da mio marito per le mie telecronache da “dilettante allo sbaraglio”, ho potuto godere appieno di questo straordinario evento che sono le olimpiadi. Ho ammirato atleti eccezionali, alcuni dei quali mi hanno veramente commossa, come la diciannovenne ginnasta statunitense Simone Biles, artefice di un’impresa epica che le è valsa, oltre a una sfilza di medaglie d’oro, anche l’appellativo di “ginnasta leggera come una farfalla” (il simbolo per eccellenza dell’eleganza, della grazia e della perfezione). La sua storia personale, quella di una ragazza che grazie allo sport è riuscita a riprendere in mano la sua vita costellata di tante sventure trasformandola in una vera e propria leggenda, mi ha molto colpito.
Peccato che per poter assistere alle prossime olimpiadi debbano trascorrere ancora quattro lunghi anni. La mia consolazione sta nella consapevolezza che questo grande evento sia l’unico capace di oscurare per un po’, non solo (se Dio vuole!) l’onnipresente calcio italiano e mondiale, ma tutte le differenze di colore, religione e appartenenza, irradiando una luce di speranza sull’intera umanità.
Nel frattempo, in attesa di Tokyo 2020, ho deciso che tormenterò mio marito con nuove telecronache e spicciole opinioni su tutti quegli sport di cui lui non sa assolutamente nulla. Perché è troppo divertente vedere la sua espressione passare da una semplice perplessità al totale disgusto, dopo la seguente domanda: “Dè, sai chi ha vinto la gara maschile da piattaforma 10 mt? Dai, quella dei tuffi!”, formulata a lui che non sa neanche nuotare!

di Barbara Tosi
Direttrice: La Maison & Lifestyle Magazine

Barbara Tosi

Direttore La Maison & Lifestyle Magazine.

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