3°F: le scuole medie ti perseguiteranno per sempre

A quattordici anni ti senti un orribile mutante, goffo e costantemente soggetto a crisi di panico ogni qual volta un brufolo fa la comparsa sulla tua faccia (l’acne è notoriamente egocentrica: non è un caso, quindi, se i brufoli si piazzano in mezzo alla fronte, sugli zigomi, sul naso o sul mento. Mai una volta che me ne sia spuntato uno su un gomito. Se ne deduce che l’acne è anche un po’ stronza.). Quegli anni sono trascorsi consumando ettolitri di Topexan, tentando di sfuggire al cecchino di turno, che voleva afferrarti la faccia per attaccare il brufolo alla radice, ed incrementando il fatturato della Telecom con interminabili telefonate alle amiche/compagne di banco, per ottenere informazioni assolutamente essenziali alla nostra sopravvivenza (“Ma tu domani te lo metti il pullover azzurro?”; “Hai visto che faccia ha fatto lei quando lui ha guardato l’altra?”; “Ma il prof. interroga o spiega domani??”; “Come?? Ha dato i compiti? Ma quando?!!”). L’adolescenza è quel periodo in cui non sai ancora bene chi sei e per scoprirlo devi attraversare un’imbarazzante trafila di figure di merda. Io, ad esempio, costretta da mia madre ad indossare dei “praticissimi” stivali con la suola di cuoio, inauguravo ogni nevicata atterrando bruscamente col sedere, sul pavimento bagnato dell’atrio scolastico (immancabilmente gremito di gente) e scivolavo fino ai piedi di qualche professore, o peggio del preside, fra le fragorose risate di tutti i presenti. Io. Volevo. Morire. Attualmente, un trauma simile richiederebbe lunghe sedute di psicoterapia per superare il complesso “dell’inettitudine-deambulatoria”, ma all’epoca nessuno lo sapeva. Così, dallo psicologo non ci sono mai andata e ho sviluppato una fobia per la neve e gli stivali con la suola di cuoio. Se ne vedo un paio, vomito. E’ a causa di esperienze come queste che molte persone tendono a rimuovere il periodo dell’adolescenza: a chi farebbe piacere ricordare che per una fase più o meno lunga della sua vita, è stato un emerito sfigato? Malauguratamente, uno degli “effetti indesiderati” di Facebook è proprio quello di rimetterti in contatto con le persone del tuo passato, incolpevoli testimoni dei tuoi disastri.
Solitamente le “reunion”, ovvero le cene di classe con i vecchi compagni delle medie, provocano la stessa avversione di un controllo della finanza. Qualcuno arriva a riesumare la nonna, morta già da dieci anni, per avere un motivo valido a disertare l’evento. Io, invece, devo ammettere di essermi divertita.
Prima di tutto ne è venuto fuori che i miei ex compagni di classe avevano un ricordo di me, migliore del mio (ma del resto, non è sempre così? Non siamo noi i giudici più severi di noi stessi?); inoltre, alcuni di loro hanno piacevolmente mantenuto lo stesso spirito goliardico dell’epoca. Rispolverare vecchi aneddoti (che io avevo completamente rimosso), oltre a farmi sorgere il dubbio, ad un certo punto, di essere alla cena della classe sbagliata, mi ha fatto capire che certe cose non cambiano mai. C’è quella che nasce con la predisposizione allo studio e rimane una “secchiona” per il resto della vita (io), quello che ha sempre aspirato ad essere il “cocco del prof” (e continua a parlarci fitto-fitto tutta la sera!), il “m’arrangio-come-posso” che copiava da me i compiti di ogni materia (anche gli errori, perché stava sempre in fiducia) e mantiene tuttora l’avversione alla scuola e a tutti i suoi derivati, la “gnocca” che ha ancora un fisico da modella, nonostante gli anni e la nascita delle due figlie (bastarda!), il “figo” che viene prontamente bloccato all’angolo dalle ex contendenti (e ci fa ripensare al batticuore delle prime cotte, quando eravamo talmente e “follemente” innamorate, che il nostro compagno di classe e Bon Jovi se la giocavano alla pari). Una menzione particolare va al “giullare”, quello che non ha ancora superato la fase “cosa farò da grande” e, in un primo tempo, si è presentato vestito da prete, lasciandoci credere, per quasi un’intera serata, che aveva preso i voti; a questa seconda riunione, vent’anni dopo, ha dispensato biglietti da visita a tutte le donne presenti, spacciandosi per ginecologo. (Ovviamente, nessuna c’è cascata. Sarebbe stato più credibile, se ci avesse detto che tirava di scherma con Bossi, tutti i giovedì!). Alcuni ex allievi, invece, sono riusciti a far perdere le loro tracce così bene, che si sono risparmiati il penoso dissotterramento dell’album dei ricordi, dove foto abominevoli (in cui sfoggiavamo pettinature degne delle peggiori puntate di “Happy Days” ed agghiaccianti pantaloni in velluto a coste), ti facevano venire voglia d’impiccarti in bagno con la tovaglia del ristorante. Naturalmente, non ci siamo sottratti al rito dell’aggiornarsi-sulle-reciproche-vite, accompagnato dall’immancabile sfoggio di un altro cospicuo gruppo di foto: quelle della propria prole, per la maggioranza dei partecipanti, e quelle delle carte del divorzio, per tutti gli altri. La chicca della serata è stata la partecipazione straordinaria di Magic Voice, presenza indesiderata già all’epoca dei miei vent’anni (quando lanciò il famoso successo discografico “Ciao Ciao Lulù!”) e che si è nuovamente manifestato… con la stessa canzone. Ma l’inquietante déjà-vu non era sufficiente: abbiamo voluto infliggerci altra sofferenza, mettendoci in posa per una nuova foto di gruppo, in modo da poterci vergognare dei nostri look alla prossima decennale “reunion”. La serata si è conclusa con la solita frase di circostanza: “Non perdiamoci di vista”. Tempo due minuti ed erano spariti tutti. Sembra che qualcuno sia emigrato.

di Romina Marzi

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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