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Leggere, capire e far di conto

Studio sull’alfabetizzazione

In un’intervista relativa al suo studio sull’alfabetizzazione, Tullio De Mauro (il più famoso linguista italiano appena scomparso) sostiene che soltanto il 30% degli italiani ha la capacità “di comprensione di scrittura e di calcolo” necessaria a orientarsi in una società moderna. Questo significa che il restante 70% appartiene alla schiera degli analfabeti “strumentali” (totale incapacità di decifrare uno scritto) e “funzionali” (incapacità di passare dalla decifrazione alla comprensione di un testo anche semplice).
L’intervista continua puntando l’attenzione sulla popolazione adulta. Il linguista afferma che, pur avendo acquisito buoni livelli di alfabetizzazione in età scolastica, in età adulta si tende a regredire. La causa è presumibilmente da imputare a uno stile di vita privo di qualsiasi interesse sociale e culturale. A conferma di tale affermazione, un dato Istat afferma che lo scorso anno più del 18,6% degli italiani non ha mai aperto un libro o un giornale e di conseguenza, come sostenuto da moltissimi studiosi, l’unico ed esclusivo strumento informativo è stata soltanto la televisione. Ho trovato altri articoli sull’argomento, in cui alcuni luminari convenivano sul fatto che l’analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese ed è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta. Il dibattito sulle conseguenze di questo stato di cose è negli ultimi tempi fervido e la maggior parte degli interlocutori si manifesta allarmata soprattutto per le ovvie ripercussioni sociali. Lo stesso De Mauro sosteneva che “l’analfabetismo è un instrumentum regni” (uno strumento per governare), un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni”.
Detta a modo mio “se non sai leggere e se non capisci il contenuto di ciò che leggi, va da sé che il problema non è solo tuo ma è anche mio, per colpa tua”.
Mi hanno sempre insegnato che dare dell’analfabeta a qualcuno è da maleducati, eppure qualche giorno fa ho sentito un giornalista di un Tg apostrofare come analfabeta l’autore di un post offensivo su Facebook e confesso di aver condiviso il suo giudizio. Il post era rivolto alla presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Laura Boldrini. Il giornalista ha sottolineato con stizza sia la gravità del concetto espresso dall’autore del post, perché palesemente offensivo e sessista, sia per essere in antitesi alle più semplici regole della lingua italiana. Sembrava effettivamente scritto da qualcuno senza licenza elementare o da uno straniero a cui la nostra lingua è completamente sconosciuta. Alla luce degli studi degli illustri linguisti è d’obbligo chiedersi se sia corretto usare la parola analfabeta quando ci si trova a dover ragionare con un analfabeta strumentale o funzionale.
Se fosse vivo Umberto Eco si dovrebbe porre a lui il quesito, ma forse la risposta già la conosciamo perché in una sua celebre e discussa constatazione scrisse: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
Che gli imbecilli siano pure analfabeti strumentali e funzionali? Se le cose stanno così è doveroso chiedersi che cosa occorre fare per migliorare la situazione, soprattutto in virtù del fatto che questa percentuale di persone determina con il proprio voto, la vita e il destino dell’intera collettività. A ciascuno di noi è dato pensarci. E anche molto in fretta.

Barbara Tosi

Direttore La Maison & Lifestyle Magazine.

La Maison e Lifestyle Magazine