Tu, donna, traslocherai con dolore.

I traslochi sono il male.
E i fiori del male sono: ansia, rughe, sudore, polvere, fatica, gastrite e un’irreversibile repulsione per gli scatoloni. Dopo un trasloco, ogni volta che vedi del cartone per imballaggio, la tua migliore amica deve tenerti delicatamente la fronte mentre vomiti nel lavandino. Ho sentito parlare di gente che è arrivata a trasferirsi otto volte nella propria vita e che ora può superare a passo di valzer qualsiasi rovina. Ma io non credo a queste leggende. Traslocare uccide. Letteralmente. Provate voi a trascinarvi dietro uno scatolone di dieci kili, giù per le scale, per quattro piani, A LUGLIO, con una temperatura di 38 gradi (ma percepiti 42!) ed un tasso di umidità che sotto le ascelle vi crescono i funghi prataioli! Se ripetete l’operazione una quindicina di volte e le coronarie reggono ancora, sarete comunque tentati di accasciarvi al suolo e lasciare che le migliaia di zanzare che vi stalkerano da giorni, finiscano la loro opera di dissanguamento. Questo perché nessuno si rende veramente conto di quanta roba si possa accumulare in poco meno di un decennio; dalla cassettina del cucito (ma da dove cacchio è saltata fuori, che l’ago non so neanche tenerlo in mano e se provo a rattoppare un plaid, lo converto in un sacco a pelo?!?) al servizio di piatti che t’ha regalato mamma, fino alla bomboniera del matrimonio del cugino, di terzo grado, di tuo cognato. Naturalmente tieni tutto. Perché può servire. Tipo la confezione di ceretta a caldo che, dopo aver tirato la prima ed unica striscia, hai richiuso con la ceralacca, perché non ti venisse più in mente di usarla. Suvvia, ammettetelo. Lo so che è successo anche a voi di comprare souvenir che “su quella bancarella del mercato, in quel paesino tanto carino”, sembravano adorabili, ma a distanza di anni vi spingono a chiedervi che brutta malattia avevate per non accorgervi di quanto erano kitsch. Naturalmente, nella casa nuova stanno bene come un pugno in un occhio. Ma tant’è. A volte gli occhi li devi chiudere entrambi, in favore della praticità e a tutela delle tue scarse risorse finanziarie. Mica puoi ricomprare il divano perché esteticamente non c’entra una fava con la cucina fornita dal locatore!
Checomeminchiaglieèvenutoinmentedifarladiquelrosasalmonedim…?!! Ma, a questo punto, mi sembra doveroso soffermarmi un attimo su una questione vitale: non si può pretendere da una donna di svolgere lavori di forza che spettano, per eredità genetica, agli uomini. A me scoppiano i capillari negli occhi solo per lo sforzo di aprire un barattolo di sottaceti! Va da sé che debba chiedere aiuto ad amici, parenti e conoscenze superficiali per montare mobili e spostare vagonate di libri. Almeno finché detti uomini non iniziano a scomparire a mazzi, diventando irreperibili. Mio fratello, ad esempio, non mi risponde più al telefono. Immagino che il colpo di grazia glielo abbia inferto la velata richiesta di portarmi all’IKEA… Luogo infido, in cui entri per comprare la libreria BILLY ed esci con candele, vasi, portaccessori in tessuto e la mensola KUNTZ. Che poi il problema non è tanto avere dei mobili dal nome assurdo, quanto il fatto che, una volta assemblati, vanno riempiti con tutta la roba ancora stipata negli scatoloni. A trovarla! Mi sono ridotta ad ascoltare le cassette di Pupo per tre lunghi mesi, prima di scoprire dov’erano finiti l’IPod e i miei cd preferiti! E niente. Quando pensi di aver sistemato tutto in luoghi ove è giusto e logico che stiano quei determinati oggetti, non trovi più una beata cippa. Arrivi a girare per casa ponendoti intelligentissimi quesiti come “se io fossi un taglierino, dove diavolo potrei essere?” e finisci per squarciare lo scotch da pacchi, a morsi ed unghiate. Non ti resta che arrenderti ed aspettare che le cose vengano a te. Prima o poi lo fanno, giuro. Una borsa, che avevo ormai dato per dispersa, mi è caduta in testa non appena ho aperto l’armadio giusto. Inutile angosciarsi, quindi: quando se la sentono, una volta trascorso il tempo necessario per ambientarsi, le tue cose si lasciano trovare. In genere, avviene subito dopo averle ricomprate. Tuttavia, terminata la fase in cui ti senti stressata e con la schiena a brandelli, ma devi accettare il fatto che alcuni amici non ti rivolgeranno mai più la parola per non rischiare di ritrovarsi con un cacciavite in mano, ti accorgi che esiste anche un aspetto positivo della faccenda: dopo ogni trasloco, sei più forte e più magra di prima e il tuo “lato b” non è mai stato così tonico. Poi, vuoi mettere la soddisfazione di poter ricordare come sei riuscita, ogni volta che portavi via un pezzo della tua vecchia vita in uno scatolone, a far esplodere tutti i chakra al tuo ex?

di Romina Marzi