Lo Stalking

Informarsi per sapere come difendersi.
La “sindrome del molestatore assillante”, più comunemente conosciuta con il termine di stalking, è un complesso insieme di comportamenti che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la posta”: consistono nell’aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti.

UN FENOMENO DA NON SOTTOVALUTARE
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, che vengono solitamente considerati innocenti segni di affetto, a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado. Un fenomeno che può degenerare fino alla violenza fisica e, in alcuni casi, anche nell’omicidio come testimoniano i più recenti fatti di cronaca e le statistiche effettuate dall’Osservatorio nazionale italiano: circa il 10% degli omicidi dolosi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 sono stati preceduti da atti di stalking. La vittima nell’80% dei casi conosce l’autore della persecuzione che dura mediamente un anno e mezzo: lo stalker è il partner o ex (50%), un condomine (25%) o un familiare (5%). Si tratta di persecuzioni che portano il 70% delle volte a disturbi nella vittima (ansia, perdita del sonno, fino al tentativo di suicidio).

COME RICONOSCERE LO STALKER
Perché si possa parlare di stalking, la molestia deve presentare tre caratteristiche:
• l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata;
• non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, insistente, intrusiva e agìta contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie;
• la pressione psicologica legata al comportamento dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima in uno stato di allerta, di emergenza e di stress che la conducono alla preoccupazione e all’angoscia, derivanti dalla paura per la propria incolumità.

TIPOLOGIE DI PERSECUTORI

Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante. In base a recenti studi sull’argomento, si è giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers:
• Il Risentito. Il suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa.
• Il bisognoso d’affetto. Una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Questa categoria include anche la forma definita “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia.
• Il corteggiatore incompetente. Tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.
• Il respinto. Un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile.
• Il predatore. E’ un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere effettuato anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.

COME COMPORTARSI SE CI SI RICONOSCE IN UNA DELLE SITUAZIONI ELENCATE.

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente il comportamento di difesa migliore, che dovrebbe, invece, essere adattato alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Esistono tuttavia alcune regole utili. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende ad evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante. Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking. Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa.
Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la suoneria e rispondete gradualmente sempre meno. Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.
È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza. Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma chiamare un numero di pronto intervento o recarsi dalle forze dell’ordine.

Redazione

La Prima e Unica Rivista di Casa della Repubblica di San Marino e Circondario.

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