A San Valentino fingiti morto

San Valentino, il patrono degli innamorati, è un martire morto per tortura, lapidazione e decapitazione. E già iniziamo bene. E’ pure protettore degli epilettici, che di per sé non sarebbe nemmeno niente di grave, ma il quadro generale si sta chiaramente delineando. Nasce da famiglia ricca ma, nel periodo delle persecuzioni cristiane da parte dei romani, abbandona gli agi per convertire i pagani. Diventato vescovo, e già graziato una volta dalla pena di morte, viene nuovamente affidato ad una famiglia ricca; nonostante tutto sceglie di proseguire nei suoi intenti (recidivo!). Viene ucciso mentre tiene in mano una lettera dedicata alla sua innamorata, alla quale ha restituito la vista con un miracolo, firmandosi “il vostro Valentino”.
Quando il fatto di essere un vescovo era, evidentemente, un dettaglio: stiamo parlando, infatti, di prima che ai preti fosse vietato anche il matrimonio ed era, quindi, super lecito innamorarsi. Poi il tutto è altrettanto evidentemente regredito. Tra le leggende a lui attribuite, si narra che una donna in punto di morte gli abbia chiesto un miracolo perché non voleva separarsi dal suo amato. Il Santo li sposò e pochissimo dopo morirono entrambi. Forse non era esattamente quello che la sposina sperava, ma è praticamente il finale perfetto per una barzelletta. Considerando che l’identikit dell’innamoramento comprende passione, costanza, sofferenza, irrazionalità, rovina economica e presa in giro finale, mai patrono fu più azzeccato. Detta così, l’essere innamorati parrebbe una cosa pessima; in realtà ci sono un sacco di cose belle come effetti collaterali del viversi un amore profondo. Ad esempio, la dipendenza emotiva. O anche il rimanere bovinamente rimbecilliti tutto il tempo: vagare con la mente per prati immensi ricoperti da margheritine in fiore, mentre il vostro datore di lavoro vi consegna la lettera di licenziamento, per condotta rincoglionita recidiva. Ma non disperate: il giorno di San Valentino è una festa per tutti. Se sei fidanzato non saprai mai se sei riuscito a programmare abbastanza bene i festeggiamenti al punto da stupire l’amata; se sposato, potresti divertirti ancora di più: la parte difficile è riuscire a festeggiare con l’innamorata senza che la moglie se ne accorga. Il meglio, però, è riservato a chi non è innamorato e vede intorno a se migliaia di cuoricini e sdolcinatezze che farebbero ammalare perfino un koala che si nutre solo di foglioline di eucalipto, per giunta nemmeno zuccherate. Che sia chiaro: io non ce l’ho con l’amore, ma il mio psichiatra dice che soffro di un disturbo denominato “Sindrome di Iago”.
Si tratta dello squilibrio di un’area del cervello, situata nella corteccia prefrontale dorsolaterale, che scatena comportamenti deliranti, ma che si può riassumere con una parola: invidia.

di Fabrizio Bisognani

Fabrizio Bisognani

Lui dice.

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