Trasloco-terapia

La casa, a livello simbolico, è quella cosa che ci protegge e ci nutre, il nido, la madre, l’utero e ogni bambino nascendo va verso un futuro migliore (anche se ci sarebbe da parlarne). Ma ne avete mai visto uno che uscendo, ne sia felice? Che non pianga come un vitello? Quindi, il cambio di casa è sempre un piccolo lutto, anche se non lo vogliamo ammettere, anche se cambiamo per il meglio. I cambiamenti ci destabilizzano. Non conosco nessuno che ami fare il cambio di stagione negli armadi; figuriamoci quello che succede quando si cambia casa. Andiamo verso una nuova avventura, ma siamo incazzati neri. Con questi presupposti, a chi può stare simpatico il trasloco? In realtà, il trasloco è una delle migliori auto terapie che l’essere umano possa fare in maniera assolutamente gratuita, o quasi. Ma procediamo con ordine. Fase uno. Riconoscimento della patologia. La prima fase è quella dell’inscatolamento, in cui metterete in comodi scatoloni tutto ciò che avrete accumulato negli anni, in posti che prima non esistevano (tipo il famoso angolo in una stanza a pianta rotonda) e vedrete cose che probabilmente non sapevate nemmeno di avere. Se avete conservato degli oggetti così inutili e ve ne siete addirittura dimenticati è inevitabile che finirete per farvi delle domande, ma ora è tutto talmente chiaro che capirlo è un attimo: siete degli accumulatori seriali. Fase due. Consapevolezza e salto quantico. Avete presente il paradosso del gatto di Schrödinger? Quello che dice che se metti un gatto in una scatola con del cianuro, il gatto può essere sia vivo sia morto, con la stessa percentuale di probabilità. Che non è facilissimo da comprendere per noi comuni mortali, ma basta applicarlo su uno qualsiasi degli scatoloni usati durante un trasloco, perché diventi molto più intuitivo: quando aprirete lo scatolone, ogni cosa che ci avete messo dentro, ci può essere e non essere (ovviamente, se vi serve in quel momento, non ci sarà e, con molta probabilità, sarà scomparsa per sempre). Riassumendo, sempre che lo stesso gatto sia uscito vivo, si aggrapperà con le unghie alle vostre parti intime per aiutarvi a capire meglio la qualità di questa simpatica pratica. In definitiva, chiunque abbia fatto un trasloco si può sentire un piccolo esperto di meccanica quantistica. Ed in questa seconda fase, durante i mille trasferimenti-spoletta, ne avrete di tempo per riflettere su certe cose… Fase tre. Transfert e scarico. Oramai il più è fatto, o almeno così credete. L’ultima fase è la rinascita, quella creativa, nella quale, appunto, non trovando nulla di quello che davvero vi serve, inventerete nuove tipologie d’imprecazioni. Questo avviene perché tutta la rabbia accumulata viene trasferita nella reazione ad una apparente cretinata, tipo quella di non trovare più la cornicetta con la foto di vostra suocera, che magari, di per sé, invece, è un’ottima notizia. E scaricate, scaricate, scaricate, in tutti i sensi. Buon trasloco a tutti.

di Fabrizio Bisognani

Fabrizio Bisognani

Lui dice.

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