Medicina. Artrosi dell’anca: la tecnica mini invasiva. Dott. Lorenzo Ponziani


Ne parliamo con il Dottor Lorenzo Ponziani, consulente anche a San Marino

Il dottor Lorenzo Ponziani è direttore di ortopedia e traumatologia sia all’Ospedale Ceccarini di Riccione che all’Ospedale Cervesi di Cattolica dal 2009. Ad interim, lo è anche all’Ospedale Infermi di Rimini. A San Marino lavora come consulente per gli interventi di protesi e di revisione dell’anca. Con il suo gruppo di lavoro (che conta circa 320 interventi l’anno), utilizza una tecnica mini invasiva nell’operare l’artrosi dell’anca.

Dottor Ponziani, in cosa consiste questa tecnica mini invasiva?
“Con il termine tecnica mini invasiva s’intende il posizionamento delle protesi effettuato senza resecare muscoli e tendini ma divaricando i tessuti e asportando solo il tessuto osseo necessario. Il termine “mini invasivo” non si riferisce tanto alla lunghezza del taglio necessario per operare come qualcuno, erroneamente, potrebbe credere ma riguarda la conservazione di muscoli e tendini. Gli anglosassoni, più correttamente, parlano di “chirurgia a risparmio di tessuti”. Va anche detto che spesso e volentieri anche la lunghezza della cicatrice è comunque più corta rispetto a una operazione tradizionale. E, sempre a proposito delle cicatrici, queste possono anche essere molto meno evidenti se si opta per l’accesso anteriore”.

“Tecnica mini invasiva: meno dolore, recupero veloce”. Ovvero?
“Si taglia lungo la linea dell’inguine e quindi la “ferita” è facilmente occultabile. Si tratta di una soluzione molto gradita per le donne sotto i quaranta/cinquanta anni. Un altro accesso mini invasivo molto usato è quello antero laterale, cioè nella parte anteriore e laterale di una gamba, perché può essere facilmente estensibile. Ovvero, nei casi più complicati come gravi traumi, anca sub lussata, ecc., può trasformarsi in un accesso “standard” facilitando l’esecuzione dell’operazione”.

Quali sono gli altri vantaggi della tecnica mini invasiva?
“I vantaggi immediati sono un minor dolore post-operatorio; una riabilitazione facilitata e il recupero della deambulazione senza bastoni nell’arco di un mese. Con un approccio di tipo tradizionale occorrerebbe il doppio del tempo”.

Lei ha parlato d’interventi all’anca per persone con meno di quaranta/cinquanta anni. Normalmente si associa l’idea dell’operazione all’anca a persone ormai un po’ in là con l’età.
“Si deve considerare che esistono categorie di persone “giovani” sulle quali dobbiamo intervenire per fratture del collo del femore o fratture del bacino a causa di traumi; persone che soffrono di displasia dell’anca o di patologie dell’età dell’accrescimento che si traducono in artrosi precoce. E non vanno sottostimati i casi di necrosi del femore a cui, specialmente gli uomini, si arriva precocemente”.

Quando si parla di chirurgia mini invasiva dell’anca, si deve prendere in considerazione anche l’artroscopia?
“Sì. L’artroscopia dell’anca consiste nell’immettere una telecamera all’interno dell’articolazione e, attraverso un secondo accesso, inserire strumenti quali una fresa o una pinza riuscendo a intervenire, in questo modo, sulle patologie pre-artrosiche. Tipo l’impingement femoro-articolare: un’anomalia nel rapporto fra la testa del femore e l’acetabolo che la contiene e che evolve in artrosi. L’artroscopia elimina le imperfezioni e ha una percentuale di successo altissima nei pazienti al di sotto dei quaranta anni ma vi si può ricorrere solo se non siamo in presenza di lesioni artrosiche o di un interessamento di tutta l’articolazione, che rendono inutile l’artroscopia”.

di F. Semprini


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