Medicina. Chirurgia della mammella. Intervista al Dott. Domenico Samorani

Tante le tecniche innovative praticate al Franchini. Ne parliamo col Dottor Domenico Samorani
L’ospedale Franchini di Santarcangelo è ai primi posti in Italia per la chirurgia della mammella.
Molto di questo successo si deve al dottor Domenico Samorani (che è direttore della chirurgia della mammella) e al suo gruppo di lavoro.
Alcune tecniche messe a punto nella città clementina sono decisamente all’avanguardia e rappresentano un “unicum” in Emilia-Romagna, quando non sul territorio nazionale. E’ il caso della localizzazione del linfonodo sentinella (quello che può essere colonizzato per primo dal tumore) sulle donne operate, con il verde indocianina che è un colorante biologico. “Siamo partiti nel 2014 da uno studio che ha confrontato la tecnica di localizzazione tradizionale col tecnezio radioattivo a quella col verde indocianina messa a punto dal mio gruppo – spiega Samorani. Lo studio ha dimostrato come la nostra tecnica abbia la stessa capacità d’identificazione del male con una serie di vantaggi.  Il primo è la non radioattività: prima la paziente doveva essere ricoverata per un paio d’ore in medicina nucleare, cosa che non le permetteva di avere contatti con bambini per almeno 24 ore.  Poi, il verde indocianina ha la possibilità di essere iniettato subito dopo un’anestesia generale evitando alla paziente di sentire dolore. Ancora: ha la capacità di arrivare al linfonodo in pochi minuti anziché in 2/3 ore e, infine va considerato l’aspetto economico. Nello studio si evidenziò come trecento donne trattate col tecnezio radioattivo “costassero” 350 mila euro. Trattate con il verde indocianina la spesa complessiva ammontava a 80 mila euro”. Questa tecnica è stata validata nello stesso 2014 dal Ministero della Salute e viene oggi utilizzata anche in molte altre strutture. Samorani è stato invitato a spiegarla in tutto il mondo: Chicago, Pechino, Londra, Barcellona… e ha fatto così conoscere il Franchini e Santarcangelo a livello internazionale.
“Ci sono altre tecniche che utilizziamo solo noi e pochi altri in Italia. – Continua Samorani. – Una, ad esempio, è la ricostruzione della mammella, dopo mastectomia, col solo trapianto del grasso. In pratica, viene aspirato del grasso addominale che poi viene centrifugato. Si elimina la parte liquida mentre quella solida viene iniettata sottocute nella regione mammaria. Il seno, in questo caso, torna ad essere naturale sia nell’aspetto, sia al tatto perché non ci sono protesi al silicone. Poi, da un anno a questa parte, pratichiamo la ricostruzione sottocutanea della mammella utilizzando una protesi al silicone avvolta in una membrana biologica. Questa tecnica riduce al minimo il dolore perché il muscolo pettorale non viene spostato. Infatti, la protesi si “appoggia” sul muscolo pettorale ed è tenuta ferma dal tessuto cutaneo”. “Un’altra tecnica che ci caratterizza – conclude Samorani – è la radioterapia intraoperatoria. Le donne sottoposte a quadrantectomia, ovvero all’intervento che toglie solo una parte della mammella, usualmente devono sottoporsi a un mese di radioterapia post-operatoria. Con questo metodo, le pazienti che ne hanno i requisiti, durante l’intervento vengono sottoposte alla radioterapia a cielo aperto sulle ghiandole residue, evitando così impegni post-operatori. Alle pazienti sembra davvero un bel vantaggio”.

di F. Semprini


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Redazione

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