Medicina e Dintorni – La Medicina fa passi in avanti

La Medicina fa passi in avanti: i medici se ne accorgono?

Lavoro ormai da più di sette anni nell’ambito della nutrizione e ho visto tanti pazienti che hanno tentato di tutto per dimagrire, uscire da un disturbo alimentare o solo dall’ossessione di “smangiucchiare qualcosa”… Da sette anni le conoscenze sono aumentate e anche la mia esperienza ma purtroppo vedo con dispiacere che comunque, nonostante le campagne di informazione, molti si rivolgono a presunti esperti che formulano diete, prescrivono farmaci, talora pericolosi con conseguenze per il futuro del paziente sia nel senso della salute che del dimagrimento postumo. La prima accezione è comprendere che ciò che mangiamo diventa parte di noi, non viene tutto eliminato, dunque se vogliamo davvero bene a noi stessi (presupposto primo per avere un corretto standard alimentare), dovremmo selezionare bene i nostri cibi, perché possono essere anche potenti alleati contro molte malattie tra le quali quelle cardio-vascolari e i tumori. Suggerisco dunque, di fare uno screening di base con esami del sangue di routine, poi di rivolgersi ad un esperto di nutrizione clinica e fare test cardio-vascolari e metabolici, oltre ai basilari antropometrici e plicometrici per massa magra e grassa. Occorre che l’esperto sappia leggere gli esami ed interpretarli per personalizzare non solo l’alimentazione, rigorosamente bilanciata, cioè formata da carboidrati, grassi e lipidi, ma anche l’attività fisica più adeguata. Questo iter comporta che si instauri un rapporto medico-paziente di fiducia duraturo e che quindi il paziente si senta tutelato, ben seguito e sereno, non sotto un giogo di restrizioni e massacranti esercizi fisici. Anche in altri ambiti si stanno cambiando i modus operandi, ovviamente non nelle istituzioni pubbliche – che devono seguire protocolli dettati sia dalla comunità scientifica e dalle industrie farmaceutiche che conducono gli studi scientifici, che dai rigidi budgets; si sta cercando di personalizzare sia la diagnostica che la terapia, tutto convalidato da pubblicazioni, (ma chissà perché dimenticate!), nuovi metodi di diagnosi, follow-up per i tumori, nuovi modi di applicare i farmaci – che sono nella classica farmacopea ma che possono avere maggiore efficacia e minor danno se dati in modo diversificato e, soprattutto, seguendo quello che il corpo e la psiche del paziente dice. Ma questo ancora non in tutti i paesi è accettato, oppure, vi si accede a pagamento. Non dico che sia la via giusta ma che forse bisognerebbe aprire gli occhi e pensare al malato prima di tutto: ogni persona malata, è malata e merita il miglior trattamento.

Rubrica a cura di:
Dott.ssa Simona Casadei

Redazione

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