Medicina. Intervista al Dottor Carlo Bulletti

Dottor-Carlo-BullettiIntervista al Dott. Carlo Bulletti

In futuro, neonati destinati a morire, avranno una ‘mamma’ artificiale

Carlo Bulletti, 63 anni, è direttore dell’Unità Operativa di Fisiopatologia della Riproduzione presso l’Ospedale Cervesi di Cattolica ed è ritenuto un luminare a livello internazionale in questo campo. Dopo la laurea in medicina all’Università di Bologna, ha lavorato tantissimo sia in Italia che all’estero. Agli inizi della carriera è stato al famoso Mount Sinai Medical Center di New York. “Non erano tutte rose e fiori – ricorda oggi – ero un giovane medico e lo stipendio era quel che era, costringendomi a grandi sacrifici”. Ha poi lavorato, tra l’altro, a Parigi, Los Angeles e ora è professore aggiunto nella prestigiosa Yale University, sempre negli Usa.

A lui si rivolgono donne da tutta Italia che hanno problemi nel portare avanti una gravidanza. Tante anche da San Marino. Nella sua attività di studioso, sta portando avanti ben cinque ricerche inerenti la fisiopatologia della riproduzione e una di queste, quella che appare come la più avveniristica, è la perfusione extracorporea di uteri umani. In futuro, dovrebbe portare alla costruzione di un utero artificiale in grado di portare a compimento la gravidanza. “Al di là dello stupore e dello shock che può provocare una tale definizione – spiega lo stesso Bulletti – stiamo parlando di una tecnologia la quale, quando sarà portata a compimento, consentirà di salvare la vita a tre milioni di bambini che, nel mondo, oggi muoiono per problemi legati a gravi malattie dell’utero. Potrà rendere madri donne che oggi non possono esserlo”.
In pratica, si è partiti rimuovendo un utero malato da una donna e tenendolo in vita da una macchina. Nel tempo, si è riusciti a impiantarvi un embrione, arrivando così alla prima ectogenesi, cioè la prima gravidanza portata avanti al di fuori del corpo di una donna.

Ma qual è l’obiettivo di lungo termine?
“Stiamo parlando di una metodologia sperimentale che, quando esisterà concretamente, permetterà di portare avanti una gravidanza attraverso un utero artificiale. Per arrivarci occorrerà mettere insieme diversi gruppi di lavoro a livello mondiale: dai medici della fisiopatologia della riproduzione ai tecnici in grado di ‘costruire l’ambiente tecnologico’ nel quale sviluppare il feto; a tanti altri professionisti della neonatologia e di altre branche. Occorrono, ovviamente, anche investitori. Se si trovassero le risorse, nel giro di dieci anni questa tecnica potrebbe realizzarsi, altrimenti i tempi saranno più lunghi”.

Una tecnologia che consentirà di salvare la vita a tre milioni di bambini

Il lavoro di ricerca di Bulletti è senz’altro di frontiera e spesso subisce i contraccolpi di chi non vuole che queste tecniche si sviluppino. “Il Servizio sanitario nazionale sta facendo uno sforzo sanitario meraviglioso e anche la nostra Asl si sta impegnando molto. Ma l’ambiente italiano nel suo complesso non aiuta, è molto costrittivo. In futuro potrei fare scelte diverse”.

di F. Semprini


Leggi anche l’intervista al al Dott. Giuseppe Porcellini direttore dell’Unità operativa di chirurgia della spalla e del gomito dell’Ospedale Cervesi di Cattolica.

Redazione

La Prima e Unica Rivista di Casa della Repubblica di San Marino e Circondario.

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