Medicina. Il “Mago” della spalla. Intervista al Dott. Giuseppe Porcellini

Intervista a Giuseppe Porcellini, direttore della Unità operativa di chirurgia della spalla e del gomito.

Giuseppe Porcellini, dal 1° marzo 2005 è il direttore dell’Unità operativa di chirurgia della spalla e del gomito dell’Ospedale Cervesi di Cattolica. La struttura che dirige è un’eccellenza a livello mondiale come sanno tanti sammarinesi, sportivi e non, che vi si sono rivolti per delle cure.

Ma com’è stato possibile che un centro così all’avanguardia nascesse proprio in Romagna?
«Avevo svolto la mia specializzazione al Rizzoli di Bologna – racconta lo stesso Porcellini – e stavo lavorando all’ospedale di Riccione dove era primario il dottor Baccarani. Ci accorgemmo che la chirurgia della spalla e del gomito aveva dei vistosi “buchi” di trattamento. Allora volammo negli Usa, alla Columbia University, per lavorare col dottor Neear, il padre della chirurgia moderna della spalla e del gomito. Fu allora che si accese la lampadina. Tornati in Italia, l’Asl di Rimini ci diede la possibilità di sperimentare e di crescere. E così partì, prima a Riccione e poi a Cattolica, quest’avventura. Nel frattempo, apparvero anche le nuove tecnologie che permettevano, ad esempio, di operare in artroscopia. Cosa che ci fece avvicinare agli sportivi perché questa tecnica garantisce la preservazione dei tessuti e dei muscoli. Così ci siamo affermati. Oggi visitiamo circa 10mila pazienti l’anno e, di questi, circa 1500 vengono operati. Risultati come questi non sarebbero stati possibili – continua Porcellini – se il direttore dell’Asl, Marcello Tonini, non avesse creduto in questo progetto, scommettendo su un reparto così specialistico che oggi è una sorta di “hub” regionale dove spalla e gomito vengono trattati dalla A alla Z: chirurgia, infezioni, fratture difficili, trapianti muscolari. Tutte cure che in altri ospedali non si fanno. E poi abbiamo il laboratorio di biomeccanica, utilissimo per la prevenzione dei traumi e una piscina interna per la rieducazione, cosa rara per un ospedale pubblico».
Porcellini e il suo staff stanno facendo “scuola” nel mondo. «Teniamo un master di chirurgia della spalla in collaborazione con due università dell’India. E, assieme ad Asl e Regione, stiamo mettendo in piedi un analogo progetto con due università cinesi.»
Tra le diecimila persone l’anno che si sono affidate a Porcellini, diversi sono anche gli sportivi professionisti. Tra i sammarinesi il più noto è probabilmente Alex De Angelis. Tra i suoi colleghi motociclisti Valentino Rossi e Andrea Dovizioso. Tra i calciatori Fabio Borini, centravanti del Sunderland. Poi l’olimpionica di canoa Josefa Idem; Arrigo Sacchi «che si tiene in gran forma e si è fatto male in palestra» racconta Porcellini. Tanti anche gli atleti dell’est Europa che a casa loro non trovano strutture all’altezza.
Qual è il sogno nel cassetto? «Un progetto che stiamo già realizzando ma che abbisogna di fondi per le strutture e la ricerca: la trasformazione dell’Unità operativa in Reparto di traumatologia dello sport. Sarà utile a tutti, campioni e sportivi della domenica.
Già bravissimi professionisti vengono qua per visitare, operare e insegnare: da Lorenzo Ponziani, specialista del ginocchio del Ceccarini di Riccione a Fabio Catani dell’Università di Modena specialista dell’arto inferiore. Da Guido Staffa neurochirurgo ortopedico dell’Ospedale di Lugo a Roberto Donati, neurochirurgo della colonna vertebrale del Bufalini. Se riusciremo a completare questo progetto, avremo una struttura dall’importanza sociosanitaria enorme.»

di F. Semprini


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Redazione

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