Nove mesi, una vita. Alice, il nostro dono più grande

Silvia Raggini ci racconta della sua gravidanza e della sua famiglia

Quando telefono a Silvia Raggini per chiederle di vederci e di parlare insieme della sua gravidanza e della piccola Alice, nata il 19 aprile, mi chiede se sono d’accordo nell’incontrare, oltre a lei e alla neonata, anche suo marito Elia Lodoli. Naturalmente mi va benissimo e, quando incontro questa giovane coppia (hanno solo 29 anni ma tutti e due sembrano addirittura più giovani), capisco il perché della richiesta: i due ragazzi sono uniti da tanto tempo e si vede che sono partner perfetti.“Festeggiamo quest’anno i dieci anni insieme, anche se ci siamo sposati solo nel 2017 – raccontano – Ci siamo conosciuti all’Istituto Valturio di Rimini, dove entrambi studiavamo”.
“Nei corridoi della scuola mi faceva l’occhiolino – aggiunge Silvia – ma a presentarci è stato un suo amico. In estate, dopo la maturità, frequentavamo gli stessi locali e in quel periodo ci siamo messi insieme ufficialmente. Non ci siamo più lasciati. Nell’agosto del 2017, in quello che fu il giorno più caldo di quella estate, ci siamo sposati”.

Ci avete messo poco tempo a “mettere in cantiere” Alice.
“Abbiamo deciso insieme che sarebbe stato bello avere un bambino il più presto possibile – dicono – anche perché abbiamo sempre pensato che per i figli sia un bene avere dei genitori giovani. E anche per i genitori è più facile e divertente gestire un bambino se si è ancora giovani e forti. Alice non è arrivata subito ma, quando abbiamo smesso di pensare di averla, allora è arrivata”.

Ovvero?
“Era il ferragosto del 2018 – spiega Silvia. – Avevo un “ritardo” e la mattina presto sono saltata giù dal letto per fare il test. Ero molto impaziente. Con me c’era Elia, ovviamente. Il test è risultato positivo per la nostra grande felicità. E da quel momento ho smesso di dedicarmi al beach volley e agli sport che tanto mi piacciono, su consiglio dei medici che mi seguivano. Il bello è che la pancia non è stata evidente se non dal quinto mese di gravidanza per cui, nella cerchia degli amici, tutti quanti si chiedevamo: “Ma perché la Silvia non gioca più a beach?”. Abbiamo deciso di tenere il segreto fino a ottobre”.

Perché?
“Abbiamo aspettato il giorno del compleanno del papà di Elia. Eravamo a tavola con i rispettivi genitori e, nel terzo pacchetto regalo, il babbo di Elia ha trovato un ciuccio e l’ecografia della bimba. C’è stato un attimo di smarrimento generale ma poi tutti quanti hanno realizzato e si sono messi a piangere per l’emozione. Mio padre, che stava riprendendo con una videocamera, è rimasto come pietrificato. E’ stato un momento molto bello e intimo per la nostra famiglia”.

Com’è andata la gravidanza?
“Sono stata fondamentalmente bene fino all’ultimo giorno. A parte le nausee dei primi tre mesi e il mal di schiena dal settimo mese (avevo preso 12 chili). Ho lavorato nell’azienda di famiglia fino all’ultimo giorno. Anzi, nel pomeriggio, sono andata a fare una lunga passeggiata con la mia mamma e, a dir la verità, era più stanca lei di me. La sera sono partite le contrazioni, subito forti. Sono entrata in ospedale alle 10.30 e all’1.58 Alice è nata. Una cosa velocissima.

Che tipo di bambina è Alice?
“E’ una bambina che ha interagito tanto, fin da subito. Sembra molto curiosa. Sorride tantissimo, specialmente quando vede Pinky, un orsetto al quale abbiamo dato quel nome e che è il suo giocattolo preferito. Con la poppata ogni due ore ci ha fatto dormire poco ma ora il ritmo sonno/veglia si sta regolarizzando. Ho fatto anche notti in bianco prima di scoprire che, tenuta in braccio, si rilassava rimbalzando sulla palla da pilates. La allatto al seno ed è stata brava perché si è subito attaccata. Questa è una cosa alla quale tengo molto perché allattare al seno vuol dire fornire maggiori difese immunitarie alla bambina e creare una relazione speciale mamma/figlia per la quale non occorrono parole per capirsi: lei mi sorride con gli occhi ed io cerco di trasmetterle tutto il mio amore”.

Come avete scelto il nome?
“Eravamo indecisi tra Alice e Arya – spiega Elia – Poi abbiamo preferito Alice perché è un nome italiano, dolce, e ci ricordava persone che hanno lasciato in noi sensazioni positive”.

L’intervista finisce parlando del più e del meno ma una frase resta impressa nella mia mente e sul taccuino prima di lasciarci: “In tanti ci chiedevano se eravamo pronti a fare la mamma e il papà. In realtà, non ci si prepara per questo. Si vive l’esser genitori giorno per giorno, pensando a cosa sia meglio per lei”.


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