Nove mesi, una vita: “Stavo mangiando il purè e lui è arrivato”.

Francesca Barulli ci parla della gravidanza che le ha portato Giosuè

Giosuè è il secondo figlio di Francesca Barulli e di suo marito Daniele. E’ venuto alla luce il 24 luglio del 2017 ed è il fratellino di Margherita, che è poco più grande: è nata il 7 novembre del 2015. I due fratellini che, a detta di mamma Francesca “Sono molto complici, giocano fra loro, si “fanno le facce” e sembrano molto uniti”, sono anche legati da un paio di avvenimenti che non si possono non considerare come segni del destino.

Infatti… “Mi sono accorta di essere incinta di Giosuè il giorno del primo compleanno di Margherita – racconta Francesca – Quel giorno ho fatto il test ed è risultato positivo. Era da qualche tempo che mi sentivo poco bene e il 7 novembre 2016 ho avuto la conferma: sarebbe arrivato un altro bebè in famiglia”. E questo è stato il primo segno…

Come avete reagito lei e suo marito? “Sinceramente, la mia prima reazione è stata di paura. Non era una gravidanza aspettata in quel preciso momento ed ero molto preoccupata per la gestione dei tempi della famiglia con due figli piccoli. Io insegno lettere alle scuole medie e mio marito è impiegato: temevo di non farcela. Devo dire che Daniele mi ha subito incoraggiata. Mi ha abbracciata e mi ha detto: “Ce la faremo”. Era felicissimo perché uno dei nostri sogni era avere due figli a poca distanza l’uno dall’altro. E, anche se non ce lo aspettavamo proprio in quel momento, alla fine è andata come ci auguravamo. Sia io che Daniele abbiamo, rispettivamente, una sorella e un fratello ma tra noi e i nostri fratelli intercorrono sedici e dodici anni. Praticamente, siamo cresciuti come figli unici e volevamo evitare questa “sensazione” ai nostri figli”.

L’avete detto subito ai vostri genitori? “Sì. Sia ai miei, sia ai suoi che vivono a Trieste. Devo dire che mia mamma ha avuto le mie stesse titubanze: “Due figli piccoli, ma come faremo!?”. Però, appena ha visto le prime ecografie e il battito del cuoricino di Giosuè, tutte le sue paure sono passate. Devo dire che mia mamma è una sorta di “wonder woman”. Alle sette e mezza della mattina è a casa mia per tenere i bambini mentre io e mio marito andiamo al lavoro. Nel pomeriggio si occupa della sua casa, di mia sorella che ha solo 18 anni e vive con i miei, della nonna che ha bisogno di assistenza e in più lavora anche con mio padre. Io mi rendo perfettamente conto che i nipotini sono per lei un grande impegno, assieme a una grande gioia e so bene che senza di lei non ce la potremmo fare”.

Il secondo segno del destino che lega Margherita e Giosuè, arriva quando Francesca si reca dalla ginecologa. “Sono andata dalla stessa dottoressa che aveva seguito il mio primo parto. Era molto sorpresa per una gravidanza così ravvicinata e una delle cose che mi disse di fare era di smettere l’allattamento al seno di Margherita per non correre rischi di compromettere la salute del nascituro. Io, invece, dentro di me sentivo che sarebbe andato tutto bene e ho continuato ad allattarla. Una sera, ero arrivata all’ottavo mese di gravidanza, Margherita mi ha guardato e ha detto: “No titta, basta”. E da quel momento non ha più voluto il mio latte. Quasi fosse consapevole delle esigenze del piccolo in arrivo”.

Il momento più emozionante di questa seconda gravidanza? “Quando mi hanno messo Giosuè sulla pancia. Si ha un bel dire che dopo il primo figlio ci si fa l’abitudine! Io, sia per Margherita, sia per Giosuè, ho provato un’emozione dirompente, il cuore allargarsi e una sensazione di euforia senza pari”.

Com’è andato il parto? “E’ stato velocissimo. La sera è iniziato il travaglio. La mattina sono entrata in Ospedale. Non avevo contrazioni tali da far presumere un parto imminente. Così, a mezzogiorno ho pranzato e mio marito mi ha lasciato per poi tornare in un secondo momento. Invece, mentre mangiavo il purè, ho avuto una contrazione forte e ho capito che il bambino stava arrivando. Era il momento del cambio di turno per il personale. Praticamente, le ostetriche non hanno fatto in tempo neanche a infilarsi il camice che dopo un paio di spinte il bambino era nato, senza tanta fatica da parte mia. Esattamente com’era successo pochi mesi prima con Margherita”.

Come avete scelto il nome? “Volevamo un nome che iniziasse con la “G”. Per molti mesi il nome prescelto è stato Giacomo ma non ci convinceva fino in fondo. Comprammo il “Libro dei Nomi”, come fanno moltissime coppie in attesa. Alla fine Giosuè fu quello che ci convinse di più: è un nome dal suono dolce. E anche il nostro piccolo lo è: dolce, sorridente e coccolone”.

di F. Semprini


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