L’orgoglio di parcheggiare a vanvera

“Dimmi qualcosa che mi faccia sentire una donna”. “Non sai parcheggiare”.

Questa è la battutaccia che circola da qualche tempo sul web. Purtroppo, esiste la remota possibilità che sia vero; inspiegabilmente molte di noi, persino quelle dotate di una mira alla Guglielmo Tell, non riescono a centrare quattro strisce sull’asfalto. Potremmo colpire in piena fronte un marito colto in flagrante adulterio, con un infradito lanciata dalla distanza di trenta metri, al buio e con una mano legata dietro la schiena, ma quel cavolo di rettangolo sul pavimento sembra spostarsi mentre facciamo manovra! Persino gli uomini, notoriamente indifferenti a qualsiasi stimolo o attività che non abbia un’attinenza sessuale, sembrano essersene accorti e, con l’abituale sensibilità che li contraddistingue, cercano di non farci pesare la nostra imbarazzante incompetenza: mentre tentiamo di infilarci in retromarcia tra due auto (e qui ci meriteremmo una standing ovation solo per il coraggio!), c’è sempre un operaio statale nelle vicinanze pronto a commentare “ti sposto il marciapiede o ti chiamo un geometra?”. Oltre a pensare “chiama tua sorella in carriola!”, ti viene da chiederti per quale caspita di motivo un’operazione che sembra così banale, in realtà, ti veda impegnata in complessi calcoli balistici per stabilire l’esatta distanza fra il lampione e il paraurti della tua auto. La risposta arriva da recenti test scientifici, da cui risulta che l’uomo abbia una migliore coordinazione alla guida perché il suo cervello riesce a valutare meglio e più velocemente lo spazio disponibile per “infilare” la sua auto (sarà dovuto all’incessante pratica in “altri ambiti”?). In ogni caso, sapere che qualcuno ci sta osservando non solo non aiuta, ma contribuisce ad innalzare il livello di stress fino a picchi Himalyani, inducendoci a sudare o addirittura a desistere.
Ora, in un mondo in cui le auto aumentano in maniera inversamente proporzionale ai parcheggi, rinunciare ad un posto libero equivale a condannarsi a ripercorrere la stessa strada, in loop e talmente tante volte, da tornare indietro nel tempo. Quando anche la speranza di infilarvi nel vialetto di qualcuno (che si fosse provvidenzialmente dimenticato di chiudere il cancello) andrà affievolendosi, vi sembrerà di scorgere il miraggio di un posto vuoto: scoprirete che è invece occupato da un’auto più corta delle altre (manco a dirlo, una Smart! Nana maledetta!) e la drammatica delusione vi provocherà l’irresistibile tentazione di aprirla come una scatola di tonno. Tuttavia, ai primi posti nella classifica dei parcheggi più irritanti e a rischio di carneficina, rientra a pieno titolo il “parcheggio in seconda fila con le quattro frecce in funzione”, realizzato dall’idiota che impiega venti minuti a prendere un caffè al bar e si legge pure la Gazzetta dello Sport, in tutta tranquillità, dalla prima all’ultima pagina. Questo genio del male sembra convinto che azionare un dispositivo luminoso, lo autorizzi a lasciare la propria vettura “in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi”. Così la sistema in mezzo ad una corsia di marcia, senza considerare che se l’automobilista che stai sorpassando, si trova improvvisamente bloccato dall’auto in sosta e sterza senza guardare, rischi di trovartelo come passeggero abusivo, senza che abbia aperto lo sportello. Se, invece, sei la povera sfigata che si ritrova bloccata da questo “parcheggio creativo” e devi cercare il proprietario di negozio in negozio, il genio ha anche la sfrontatezza di stupirsi se sei in uno stato di “leggera alterazione” e stai emettendo fastidiosi ultrasuoni. (Ma cosa si aspettava? Una stretta di mano e una pacca sulla spalla?!)
Ricordo a chi lo avesse dimenticato, che le quattro frecce sono un dispositivo d’emergenza da azionare solo in caso di pericolo o grave difficoltà. Non rientrano in questa casistica: ritirare il figlio da scuola, comprare il giornale, salutare un’amica al volo o gettare la spazzatura. E non vale nemmeno giocare il jolly “ho fretta perché mio figlio è a casa da solo e potrebbe dare fuoco all’intero edificio”! Mettetevi in testa che il fatto di avere allevato dei bambini piromani non vi fa guadagnare punti sulla patente o priorità riconosciute dal codice stradale! Meriterebbero, invece, un capitolo a parte tutti quegli esemplari, capaci di ignorare qualsiasi tipo di divieto e sistemarsi in pianta stabile davanti a passi carrai, garage, strisce pedonali, posti riservati agli invalidi, fermate degli autobus, cassonetti, nicchie o rientranze, varie ed eventuali. Solitamente tali personaggi seguono la corrente di pensiero “sto solo cinque minuti” (la stessa sindrome che colpisce i malati di Facebook, che entrano al mattino per dare una sbirciatina ed escono la sera per preparare la cena) e riescono a mantenere un atteggiamento disinvolto e impassibile anche quando sanno di essere osservati. Anzi, se qualcuno osa fargli notare la palese infrazione, assumono un’aria offesa e con un’invidiabile faccia tosta, esclamano: “Lei non sa chi sono io!”.
A parte il fatto che i divieti non mi risultano destinati a persone specifiche, ma alla massa in generale e che, di conseguenza, nessuno può ritenersi esentato dall’obbligo di rispettarli, giuro che al prossimo che mi risponde così, rivolgerò la famosa battuta di Totò: “Lei è un cretino! Si informi!” Siete avvisati.

di Romina Marzi

 

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

La Maison e Lifestyle Magazine