PAGELLI A SANREMO di Giorgio Arcari

Come ogni anno arriva il pagellone del Festival, per la prima volta ospite di Lifestyle.
Sono molto felice di avere questo blog, ma mi ero anche dimenticato di averlo, quindi la prima serata è passata solo sulla mia pagina Facebook. La trovate comunque qui sotto, in coda alla pagella della seconda serata (quindi questa vale due, non vi spaventate. Le prossime saranno molto più brevi).
Le meraviglie della tecnica rendono il pagellone sempre più interattivo: ogni sera sul mio profilo Fb ci sarà un post dove potrete inserire i vostri commenti sulla serata. I migliori saranno inseriti con menzione speciale per la giornata successiva. È un profilo aperto, potete commentare (e siete caldamente invitati a farlo) anche senza chiedere l’amicizia, se vi sto sulle balle.
Il profilo è questo: www.facebook.com/giorgio.arcari
Bando alle ciance e pronti via. Le prime due serate sono state durissime ma, fortunatamente, abbiamo tempo fino a sabato per toccare veramente il fondo.

Marianne Mirage – Le canzoni fanno male
È brava, ha una bella voce, è bella e ha un bel look. Magari quella chitarra poteva suonarla davvero invece di fare finta o poteva evitare di mettersela al collo, ma sono piccolezze. La canzone non è che sia questa meraviglia (ha fatto di meglio) ma non è neanche malaccio. Naturalmente è stata eliminata subito, ma sentiremo ancora parlare di lei.
Voto 7

Oggi parto largo, complice il fatto che sto guardando il riassuntone e non l’intera puntata.

Francesco Guasti – Universo
Ivano Fossati deve scontare il gravissimo peccato di essersi ritirato dalle scene e la punizione è in agguato: gli hanno clonato la voce e l’hanno inserita in un hipster. Una punizione crudele, ma se la merita per averci abbandonati. A parte questo, se si resiste alla tentazione di amputargli i risvoltini dei calzoni (e non è facile), il Guasti ha tirato fuori una canzone mica male. I primi due sbarbati, nel secondo caso metaforicamente parlando, hanno fatto meglio del 90% dei big della prima serata. Sprazzi di vita a Sanremo. Mi rendo conto di essere in procinto di dare il secondo 7 e di non avere ancora avuto materiale per una battuta decente. Sono un po’ preoccupato.
Voto 7 – –

Braschi – Nel mare ci sono i coccodrilli
Vado controcorrente. La canzone è presentata come la migliore del gruppo, apprezzata da tutti tranne che da Salvini che, quando sente parlare di migranti, reagisce come se fosse stato addestrato da Pavlov in persona. Cosa peraltro impossibile, dato che Pavlov preferiva soggetti più svegli. Tipo i cani. Comunque sia, nulla da dire sul testo, bello e impegnato. La canzone però è una lagna, quel rockettino-pop-indie-salamiseria che ci hanno già propinato in tutte le salse. L’occhio corre rapidamente all’orologio. Interminabile, eliminazione giusta.
Voto 6+ ma il fatto che non sia un granché ci offre il suo miglior utilizzo. Spariamola a tutto volume davanti alle finestre di Salvini, stile Noriega.

Leonardo Lamacchia – Ciò che resta
Pericolo rientrato, la manica larga mi si è infeltrita e abbiamo trovato l’intruso nella finale. Lamacchia a soli 22 anni già ci offre un discreto concentrato del peggio. Primo, hai 22 anni, appunto. Quand’è che l’hai fatta tutta ‘sta esperienza di vita, in quarta elementare ubriacandoti col billy? Un ennesimo cantante clone da talent, peraltro rifiutato sia da Amici che da X-Factor. Una garanzia, insomma. Il fatto poi che il brano sia stato scritto dall’autore di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” e i titoli alla Wertmuller non è che sia garanzia di qualità. Gli anni sono passati e oltretutto Lamacchia non è decisamente Morandi (un abbraccio, Gianni). Insomma, fa schifo, l’interprete è completamente fuori ruolo e l’arrangiamento l’avrebbe trovato noioso pure il mio bisnonno che, vista l’epoca, magari avrebbe pure messo mano allo schioppo. Non a torto.
Voto 4 –

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu
Frizzante come un termosifone, prova a strizzare l’occhio alle cantanti del passato. Purtroppo per quello c’è già la Zilli, quindi questa la passiamo. La canzone e l’arrangiamento sembrano presi di peso dal repertorio dei gruppi da liscio delle feste dell’unità, non fosse che anche loro la troverebbero un po’ sorpassata. Quindi passiamo anche questa. Non resta niente, ma anche il niente dà forfait dopo il mandolino sul finale. Ritenta, Bianca. Ma anche no.
Voto 3,5

Marco Masini – Spostato di un secondo
Perché lo fai, Marco, perché? Masini si presenta con una bella canzone sanremese, solida. Ha sempre una bella voce e pure il favore della simpatia. Non ci si scorda l’indegna diceria sul “portare sfiga” che l’ha perseguitato per anni. Quindi perché? Quella cazzarola di seconda voce è assurdamente fastidiosa, stona col brano, rovina la tua intensità. Marco, pentiti, non è troppo tardi per eliminarla.
Voto 6-

Nesli e Alice Paba – Do retta a te
Una roba indegna, come capita di regola con i duetti sanremesi. Non è che può essere sempre trottolino amoroso e dudù e dadadà. Peraltro Nesli indossa palesemente una giacca con i sensori da motion capture, ma sullo schermo non si palesa Amedeo Minghi e neppure il Jalisse maschio. Il fatto di rimpiangere la cosa dà abbastanza la stura del livello di performance. In mezzo un abuso di u (tuuuuuuuuuuuu, sempre piùùùùùùùùùù, il cielo bluuuuuuuu) e sguardi intensi come neanche Carletto quando guarda i sofficini findus. Gli dà la paga pure la Atzei e con questo ho detto tutto.
Voto 2

Sergio Sylvestre – Con te
Non me ne frega niente se piace a tutti, non me ne frega niente se è un simpaticone tenerone, non me ne frega niente se la canzone l’ha scritta Giorgia, non me ne frega niente nemmeno del fatto che abbia una gran voce, di cui peraltro fa pessimo sfoggio, dato che stecca a ripetizione. La canzone fa cagare, è di una banalità sconcertante e Sylvestre è la prova vivente di quanto male al mondo facciano i talent. In epoche musicalmente più civilizzate un cantante con una voce del genere avrebbe cercato, sperimentato, si sarebbe sporcato. Invece niente, ci dobbiamo sorbire ‘sta pappetta riscaldata un’infinità di volte, cantata da un ragazzo che a 26 anni è già incredibilmente vecchio. De Filippi, non avrai il mio scalpo.
Voto 4

Gigi D’Alessio – La prima stella
Fa il suo, come di consueto. Uno dei pochi a sapere come si usi un’orchestra. Gli avrei dato un voto anche più alto, non fosse per un paio di stecche. Vi aspettavate altro, vero? Ma fare battute su Gigi D’Alessio è così inflazionato da non essere nemmeno divertente. Sì, lo so, sono snob.
Voto 6

Michele Bravi – Il diario degli errori
Un altro che a 22 anni parla della sua lunga esperienza di vita, evidentemente maturata alla colonia Santa Burgunda di Igea Marina. Che dite, è che gli autori non capiscono che così l’interprete non è credibile o sono semplicemente stronzi? La canzone non è neanche malaccio poi, valà.
Voto 5

Paola Turci – Fatti bella per te
Voce, energia, un bel testo importante e, oltre a questo, avete notato quanto cavolo diventa bella la Turci appena comincia a cantare? Un raggio di sole nel buio assoluto di questa serata. Io tifo per lei.
Voto 9

Robbie Williams
Vedi alla voce entertainer. Inteso assolutamente come complimento.
Voto 7,5

Francesco Gabbani – Occidentali’s Karma
Già mi pare di averlo detto l’anno scorso: Gabbani è un gran paraculo, gli riesce proprio benissimo. Fa il verso a Battiato, gli riesce proprio benissimo. Come l’anno scorso, infatti, funziona al festival e funzionerà in radio.
Voto 7

Giorgia
Vabbè, è anche inutile dirlo. Non può stare nella stessa classifica degli altri, siamo su un piano completamente diverso. Avrebbero dovuto farla ascoltare al momento della selezione dei partecipanti. Con un po’ di fortuna un buon tre quarti avrebbe dato forfait. Strepitosa.

Michele Zarrillo – Mani nelle mani
Zarrillo è bravo. Porta una canzone che non si discosta di un millimetro dal suo repertorio e lo fa più che bene. Magari non se ne sentiva tutto questo bisogno, ma dato che ormai è lì…
Voto 6,5

Chiara – Nessun posto è casa mia
Chiara, credimi, manco Sanremo è casa tua. Prendi Bernabei e andate a fare altro, che so, a imparare canto gregoriano dalle bitte di attracco in ghisa. Giuro che dopo averla sentita, se non fosse per la mia proverbiale pigrizia, andrei a togliere il giudizio di poca modernità a Zarrillo. Imbarazzante.
Voto 1

Raige e Giulia Luzi – Togliamoci la voglia
Uh, che ragazzacci, che testo provocante, che ammiccamenti zozzoni. Mi rivedo, ad affrontare il tema del sesso nello stesso modo. Poi mi hanno promosso in seconda media. Un altro duetto che avrebbe potuto impegnare il tempo con più profitto mangiando kinder bueno o lucidando il bisturi per la chirurgia plastica di Patty Pravo, decisamente più sensuale di loro. Il bisturi, intendo.
Voto 2-

Siete arrivati fin qui? Davvero? Allora eccovi la pagella della prima serata.

pagelli

– Pagelli a San Remo –



Giusy Ferreri – Fa talmente male
…sentire ‘sta roba. Anche a noi, Giusy, anche a noi. Non capisco però perché tu te ne compiaccia. Più che un brano della Ferreri sembra di sentire una cover della Ferreri cantata dalla Ferreri con dei tondini del 12 nel naso. Qualcuno le faccia fare l’operazione ai turbinanti, che ormai la caratteristica voce nasale sembra una parodia. La canzone è la solita, uguale a tutte le altre. Solito elettropop, solita base, solito tutto. Andrà in radio di sicuro, ma che due maroni. Menzione speciale all’abito. La Ferreri si presenta vestita come il set di pulp fiction prima del passaggio del Signor Wolf a risolvere problemi.
Voto 4

Fabrizio Moro – Portami via
Mi stavo mettendo a scrivere e subito mi sono chiesto: “chi cazzo è Fabrizio Moro?”. Così, prima di scrivere mi sono documentato. Poi però mi sono fatto un caffè e, tornando al pc mi sono chiesto: “chi cazzo è Fabrizio Moro?”. Così, prima di scrivere mi sono documentato. Poi però dovevo stendere i panni e, tornando al pc, mi sono chiesto… insomma, avete capito. La canzone rispecchia perfettamente il suo interprete e nella sua insulsaggine si rimuove in pochi istanti. Ha però il pregio di essere breve.
Voto 3

Elodie – Tutta colpa mia
Ora, questa arriva da Amici, sotto l’ala della Marrone. Canta come la Marrone, ma peggio. La Marrone le ha scritto una canzone come le sue, ma più brutta. Più che a Sanremo sembra di stare sul set di un remake senza effetti speciali di Avatar. Inutile.
Voto 3

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta
Prendete Elisa, toglietele la voce bellissima e lasciatele solo il suo modo di cantare. Aggiungete un po’ di salsa Disney Channel e otterrete la Comello. Darei 3 anche a lei, ma mia figlia dopo essere stata fan ha scoperto di detestare Violetta e relativo cast, quindi Voto 2

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta
Il confronto con i precedenti è fin troppo impietoso. La Mannoia non è in formissima, la canzone non è straordinaria e secondo me non esalta nemmeno le sue capacità, ma che roba. Un abisso. Se non abbiamo la vincitrice, peraltro annunciatissima, abbiamo almeno il podio.
Voto 7,5

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso
Bernabei è la negazione della musica, ma bisogna dire che farlo uscire dopo la Mannoia è una crudeltà persino nei suoi riguardi. Il testo è terribile e banalissimo, la base tecno più archi repellente e si prende pure lo sfizio di steccare. Mancava solo che sbagliasse un paio di congiuntivi, picchiasse gli ospiti della protezione civile e si buttasse a volo d’angelo su Malgioglio in platea (cosa che gli avrebbe fruttato almeno un 1, lo ammetto).
Voto 0

Tiziano Ferro
È lontanissimo dai miei gusti e per di più a Sanremo come ospite con una canzone che non è un granché. Basta comunque a insegnare agli sciamannati che l’hanno preceduto (Mannoia esclusa) come si sta su un palco. Stesso discorso per il duetto con la Consoli (che pure lei quanto è brava).
Voto 7,5

Maurizio Crozza
Garbato, garbatissimo, quasi all’acqua di rose. Commette il peccato mortale di fare una battutina sulla Raggi e Il fatto quotidiano fa un articolo istantaneo perché nulla resti impunito. I grillini si scatenano. No, non sto scherzando, andate a controllare.
Voto 6,5

Al Bano – Di rose e di spine
Al Bano è Al Bano, che gli volete dire? È una delle sue tipiche canzoni, ma mica ci si aspettava che facesse un pezzo trip-hop. Non ascolterei un suo album nemmeno sotto minaccia della mafia russa, ma non si può dire che non faccia il suo. Ha settant’anni, una gran voce e bisogna ammettere che, una volta tanto, non è stato nemmeno così sguaiato.
Voto 6,5

Samuel – Vedrai
Bella canzone, bel ritmo, quella chitarra anni ’70 è già il biglietto d’ingresso in radio. Qualcuno mi spieghi però la differenza tra Samuel che canta da solo e Samuel che canta con i Subsonica, perché io proprio non la vedo. Insomma, se era per fare le stesse cose, perché gli altri li ha lasciati a casa, pòrelli?
Voto 7

Ron – L’ottava meraviglia
Ron è stato un grande interprete della musica italiana. Non di quelli che fanno sfracelli, ma che tirano la carretta, di quelli che vengono identificati come “grandi professionisti” e, in genere, sono visti con generale simpatia da colleghi e anche dai non fan. Purtroppo però questa canzone è proprio brutta, sembra non finire mai già dopo il primo ritornello. Spiace.
Voto 5

Clementino– Ragazzi fuori
La quota rap è la nuova frontiera del politically correct. Non esiste trasmissione musicale che possa esimersi dal contenerne almeno uno. A Sanremo ci tocca Clementino. Io non capisco come possa piacere a tanti, anche addetti ai lavori. Il rapper (?) sembra avere in odio profondo metrica e ritmica, l’arrangiamento (con i cori, cazzo, i cori!) sembra fatto da qualcuno che ha profondamente in odio lui. Con il testo, almeno, è stato fatto un tentativo. Non riuscito.
Voto 4,5

Ricky Martin
Arriva, occupa manu militari il palco dell’Ariston, balla, canta (va detto, dal vivo), con pochissima voce e soprattutto pochissimo fiato ed è subito programma per la notte di San Silvestro. Di quelli tristi, che vengono registrati il 16 di dicembre con la gente che fa finta di festeggiare. Se ricordate Ricky Martin dagli anni ’90, come me, consideratela una piccola pietra della vergona. In quelle occasioni evidentemente non si è bevuto abbastanza.
Voto Un pasito bailante, ma soprattutto On, dos, tres.
Menzione speciale a Ettore Mularoni: Ricky Martin suda come Bonolis.

Ermal Meta – Vietato morire
Un bel pezzo, tutto sommato. Un testo importante, cantato con passione anche se non con una gran voce. Probabilmente uno dei pezzi migliori della prima serata (non che ci volesse poi ‘sto sforzo…), ma qualcosa non mi è tornato fin da subito. Mi sembrava già sentito e ammetto di aver fatto un po’ di fatica ad arrivarci, però poi…
https://www.youtube.com/watch?v=4WMejmcT9ZY
https://www.youtube.com/watch?v=4pBo-GL9SRg (dal minuto 1.57)
Simile, Ermal, troppo troppo simile. Nonostante questo resta comunque meglio di gran parte della banda.
Voto 5 – –

Giorgio Arcari

Docente di scrittura creativa, scrittura comica e recitazione.

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