PAGELLI A SANREMO – La Finale – di Giorgio Arcari

Siamo arrivati alla fine.

Elodie – Tutta colpa mia
Una brutta copia della Marrone, con una brutta canzone scritta dalla Marrone. Degnissima della pattuglia di Amici, quindi. Nella canzone ripete circa mezzo miliardo di volte la parola amore ma, stranamente, non basta a toccare il podio. Forse perché interpreta la canzone come se stesse facendo carotaggi in Antartide. L’ultima sera prova anche a far finta di commuoversi per trasmettere un po’ di emozione, non esce nemmeno una goccia di lubrificante. Ci si aspetta che da un momento all’altro salga sul palco Harrison Ford a fargli il test o a spararle. Replicante.
Voto 4

Michele Zarrillo – Mani nelle mani
Uno dei pochi della vecchia guardia capaci di sopravvivere alla mattanza della sera precedente. Si presenta con una canzone delle sue, delle sue di vent’anni fa intendo (e non delle migliori), e la interpreta a modo suo, con tecnica e potenza. Migliora serata dopo serata, fatta eccezione per la pessima cover del giovedì. Rispetto al livello medio comunque giganteggia e, con una canzone migliore, avrebbe potuto ambire a ben di più.
Voto 6,5

Sergio Sylvestre – Con te
E la prima sera ha steccato, e la seconda fuori tempo, e la terza continua a fare acqua da tutte le parti prendendo un sacco di note. Diverse da quelle della canzone, ovviamente. Un altro dei pessimi esempi da talent. Senza contare la bruttezza della canzone, non possiamo non notare che tutti lo paragonano a Mario Biondi che, in un abisso di bontà, non ha ancora fatto causa per diffamazione. Biondi ha una voce che sembra abbia ingoiato i cavalieri dell’apocalisse, Sylvestre al massimo ha ingoiato un parcheggiatore abusivo.
Voto: un bel 3 rotondo.

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta
La Mannoia prende le note anche quando se ne va per conto suo rispetto alla base. Strepitosa. Non resterà nella storia delle sue canzoni, ma l’interpretazione è perfetta dalla prima all’ultima serata. Per tutto il festival dà l’impressione di averci messo il minimo impegno necessario, ma anche con solo quello è su un livello completamente diverso da quasi tutti gli altri.
Voto 8

Fabrizio Moro – Portami via
Che qualcuno se lo portasse via davvero. Per fortuna è l’ultima volta che tocca ascoltarla, questa canzone. Canzone insulsa, stonato, faccia da grillino incazzato. Orecchiabile come uno scontro a fuoco, se tutto va bene si guarderanno bene dal passarla anche in radio.
Voto 3-

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso
In teoria non ci sarebbe più nulla da dire su Bernabei, ma per lui facciamo un’eccezione e continuiamo a infierire. Così, per puro piacere. Arrangiamento tremendo, voce non pervenuta, interpretazione risibile, persino il testo non ha il minimo senso. Arriva fin qui perché evidentemente piace ancora alle ragazzine, ma mi piace ricordare che l’orologio biologico corre e a breve le ragazzine si appassioneranno a qualcun altro. Tic-tac Bernabei, tic-tac.
Voto 0. Voto 10 all’operatore che lo colpisce con la telecamera, rispondendo ai desideri nemmeno tanto riposti degli spettatori.

Marco Masini – Spostato di un secondo
Resta poca cosa. Masini si impegna, si sbatte, si fa crescere una barba da ayatollah della musica leggera, ma la canzone è davvero mediocre e la seconda voce che inserisce, per quanto tecnicamente notevole, non si può sentire. Speriamo di vedere Marco l’anno prossimo con un pezzo, e soprattutto un arrangiamento, migliore.
5,5

Paola Turci – Fatti bella per te
La mia favorita da subito. Bravissima, bellissima, tutto. In finale le scappa la voce, fa una risata e riprende, immediatamente, da un’altra tonalità. Perfetta, anche nell’imperfezione. Facciamo che vince tutto lei e a posto così.
9,5

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu
La Atzei in finale veste poltrone & sofa, artigiani della qualità. La canzone resta la solita porcheria immonda. Il venerdì si salva perché si commuove cantando per Max Biaggi che, arrivato alla quattrocentoventicinquesima fidanzata bellissima, dubito abbia colto.
Voto 3

Francesco Gabbani – Occidentali’s Karma
La sua vittoria si fa più chiara giorno dopo giorno e alla fine arriva quasi scontata. Gabbani è bravo, ironico, assolutamente paraculo. Vince prendendo in giro tutti: molti non capiscono la canzone e la apprezzano senza intendere di essere proprio loro a essere presi in giro, molti la trovano incredibilmente profonda e ci vedono interpretazioni che nel testo proprio non ci sono. Una supercazzola progettata in modo geniale, va detto.
Voto 7,5

Chiara – Nessun posto è casa mia
Chiara è come la Atzei con una canzone più pallosa, meno voce e senza la bellezza. La scalinata del palco ha più personalità di lei.
Voto 1

Clementino – Ragazzi fuori
Clementino ha fatto e potrà fare di meglio. Questa canzone proprio è venuta male sotto tutti gli aspetti. Lui ce la mette tutta ma restano solo pesantezza e pessimi arrangiamenti.
Voto 5

Ermal Meta – Vietato morire
Meta è bravo davvero. Si conquista il podio con la cover di Amara terra mia del giovedì, ma anche la sua canzone funziona. Meriterebbe un bell’8 ma, come sapete, l’arrangiamento della sua canzone è simile, eccessivamente simile al brano Al good things di Nellie Furtado. Qualcuno ha fatto notare anche somiglianze sospette della canzone della Turci, che però sono meno nette e comunque lei è su un altro pianeta.
Voto 6

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta
Poi dice che rivaluti la Ferrero, che confronto a questa sembra un incontro tra Janis Joplin e Patty Smith. Canzone orrenda, voce inconsistente e imprecisa, interpretazione e presenza scenica impalpabili, pure il vestito è improponibile. Merita di far coppia con Bernabei. Come voto intendo, sia mai che dovessero riprodursi.
Voto 0

Samuel – Vedrai
Ma perché sembra sempre che Samuel si sia rotto le palle di stare sul palco già prima di cominciare? Poi tecnicamente è impeccabile come sempre, ma una punta di fastidio la mette. Si piazza piuttosto in basso in classifica, di sicuro per quell’atteggiamento tipo “ah, ma non è Castrocaro?”
Voto 6,5

Michele Bravi
Si classifica assurdamente in alto. Passi la voce, che non è male. Passi l’interpretazione minimalista. Passi l’aspetto da versione zippata e psicopatica dell’elfo Legolas che evidentemente piace. Ma a me, francamente, di sentire ragazzini di vent’anni che cantano di grandi esperienze, passati difficili e dolorosi, ricordi persi in tempi lontani, ha francamente rotto. O sono canzoni completamente slegate dagli interpreti, o evidentemente solo io all’asilo, invece di fare la vita, giocavo col pongo. Vedi alla voce Ermal Meta per capire cosa sia una canzone davvero sentita.
Voto 2

Carlo Conti: solita conduzione senza sbavature, solito direttore artistico più che discutibile. Si scioglie e si diverte solo l’ultima sera, dopo aver annunciato che non condurrà più il festival. Invita la De Filippi che, serata dopo serata, si mostra sempre più dominante mentre lui sempre più in ombra. L’ultima sera ce lo si aspetta quasi sul palco in vestito da slave in latex. Bianco, per fare contrasto.
Voto 6+

Maria De Filippi: arriva in punta di piedi e si ritrova rapidamente a dominare, imponendo il suo modo di condurre. Poco centrato per l’evento, secondo me, ma evidentemente la De Filippi sa perfettamente cosa piace al pubblico medio. Un festival condotto interamente da lei resta un incubo che fortunatamente non dovrebbe avverarsi, ma non si può negare che sia la massima interprete attuale della tv nazionalpopolare, sia nel senso positivo che in quello più deleterio. I suoi Amici si portano a casa Sanremo giovani e diversi piazzamenti fin troppo alti, il che ci ricorda che è brava, è simpatica ma è anche l’equivalente della peste nera per la musica leggera.
Voto 7


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Giorgio Arcari

Docente di scrittura creativa, scrittura comica e recitazione.

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