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Piccole pesti crescono

Esistono alcune leggi non scritte, ma universalmente riconosciute, che vanno diligentemente rispettate per preservare la propria serenità d’animo: non cercare di spiegare il fuorigioco ad una donna (qualsiasi donna. Fosse anche la moglie di Totti. Anzi, soprattutto se si tratta di lei.), non chiedere a tuo marito di comprarti gli assorbenti (per quanto possano essere precise le tue istruzioni, lo vedresti tornare con l’incrocio fra un aliante, una mutanda ascellare e un arbre magique. In ogni caso, non chiedere. Sii solo grata di rivederlo.), non sottovalutare mai un cretino (tutte le precauzioni prese per impedirgli di nuocere non basteranno. Lui, un modo per rovinarti la giornata lo trova lo stesso. Dovesse anche impiegarci ore, ma lo trova. Ah, se lo trova!). Ed infine, se sei single e non hai prole, non chiedere MAI ad una neomamma se ha una foto di suo figlio, a meno che tu non abbia preso un giorno di ferie, ma non sai come impiegare il tempo perché piove, l’Ikea è troppo lontana, c’è traffico, ti fa male un braccio e non hai voglia di guidare. La mamma in questione brandirebbe il suo IPhone 5C, con 16 gb di memoria, per mostrarti tutti i momenti salienti nella vita del suo pargoletto, dalla prima bava all’ultima testata contro il tavolino del salotto: 800 foto. Con didascalia. Illustrate a voce, una per una, affinché tu possa coglierne tutti i dettagli. L’esperienza ti porta a rivalutare il filmino del matrimonio di tua cugina, che durava appena mezz’ora. A chi non mi crede faccio solo notare che mia nipote ha compiuto un anno ad aprile e ha più foto di quante ne abbia avute io in tutta la mia vita. Si, perché una bambina ha un sacco di “prime volte”: il primo bagnetto, la prima pappa, il primo dentino… (il primo rischio d’infarto quando si è lanciata dal divano, mentre le facevi la foto e hai dovuto afferrarla al volo, con una mano sola…). A mio avviso, esiste una sola ed unica “prima volta” che non ti puoi scordare, anche senza foto che te la rammentino: il giorno in cui la sua mamma non c’è e tu e tuo cognato dovete cambiare il pannolino alla pupa. Un’operazione che pare semplice solo quando la vedi fare a qualcun altro. Tanto per cominciare, all’apertura del “portagioie” la zaffata è impressionante; per non allarmare la bimba, cerchi di mantenere un’espressione pacata, le sorridi e le parli con voce melliflua “la nostra piccolina ha fatto la cacchina santa?”, ma intanto dentro di te qualcosa muore per sempre. E’ il pancreas. Ti manda a dire che questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che tra voi è tutto finito. Naturalmente la piccina, refrattaria all’immobilità e a qualsiasi tipo di vestizione, non solo non collabora, ma si divincola come un salmone che nuota controcorrente. Non voglio scendere nei particolari; ti basti sapere che l’espressione “siamo nella merda fino al collo” spesso non va intesa come metafora. Il padre, ormai stremato per lo sforzo, ripulisce il salmone con ettari di salviettine umidificate (non lo lava per non aumentarne la scivolosità) e lo ricompone alla bell’e meglio, senza trastullarsi con creme, borotalco o altre scempiaggini che prolungherebbero l’agonia, anche in considerazione del livello di decibel che gli ultrasuoni della piccina hanno già raggiunto. Di comune accordo, decidiamo che la mamma non lo verrà mai a sapere. Ciò nonostante, una mamma LO SA. Lo sente. E se non basta il suo intuito, c’è sempre quello della nonna. Infallibile. Riconoscerebbe una minchiata ad occhi bendati: ti si avvicina e, senza chiederti niente, t’ha già sgamato. (Ma dove li tengono sti corsi di “sgamaggio”? Perché nessuno m’informa?!). La nonna è la fonte dell’eterna saggitudine, quella a cui chiedere consiglio per ogni cosa, visto che sa come addormentare la pupa, come farla mangiare e come vestirla. Sempre. Il problema sorge quando un neonato piange e si scatena “l’indovina perché”: a questo punto, ognuno deve dire la sua e azzardare ipotesi, fomentando confusione e agitazione nei neogenitori. “C’ha fame. No, ha sonno. Forse sono le coliche. No, i denti. Ha freddo, coprila. Ha caldo, scoprila”. E, in un crescendo di follia, viene ascoltato chiunque sia presente; perfino il tecnico della caldaia, vedovo e senza figli, potrebbe avere qualcosa da dire, sebbene non abbia contatti rilevanti con un bambino da quando frequentava le elementari! Quindi, ora svelerò il segreto che tanti sembrano voler ignorare: i neonati piangono. E non puoi farci niente. Non hanno un altro mezzo per comunicare o per esprimere le loro sensazioni; certo, non è il più semplice sistema informativo da decodificare, ma tant’è. Nei corsi preparto, dovrebbero spiegare ai futuri padri che si può solo tentare di indovinare la causa del pianto; a volte ci si prende e a volte no, ma agitarsi serve solo a farli piangere più forte. Pertanto, quando ciò avviene, respira profondamente, accendi due stick d’incenso, entra in sintonia con l’universo e fatti una domanda: “Se continuo a dare in escandescenze perché il bimbo piange, quanto tempo impiegherà mia moglie ad avviare le pratiche del divorzio? Minchia, così poco?!”. A questo punto, apro una parentesi sulle parolacce. Lo so che non si dicono, soprattutto in presenza dei bambini. Ma se sto correndo appresso a mia nipote, che sembra attratta da una forza gravitazionale verso gli spigoli dei mobili, e inavvertitamente il mio piede scalzo viene perforato dalla punta di una trottola in metallo, abbandonata sul pavimento, è alquanto utopistico pensare che mi possa esprimere con un “perbaccolina!”. Va già di lusso se mi concentro al punto da limitarmi ad un “Orcogggiuda!”. Insisto nel dire che se i genitori non dicono parolacce, nemmeno i figli prenderanno questa brutta abitudine. Non è necessario infierire sulle zie. Altra precisazione che ritengo doveroso fare: le zie, come le nonne, hanno tutti i diritti di viziare i nipoti. Abbiamo una dispensa papale per questo e un’apposita postilla nel “manuale della zia fantastica”. Non intendo discuterne oltre. Detto questo, nel caso stessi valutando la sconsiderata idea di avere dei figli, sappi che:

• Il design del tuo salotto subirà un’inversione d’identità, in quanto sostituito da un’area giochi, con pavimento di 20 mq. in mattonelle di gomma imbottita e antiscivolo, giocattoli sonori con luci e colori iridescenti sconfinanti nella psichedelia, costruzioni in plastica morbida (perché non è mai troppo presto per avere dei Lego!) ed una cucina-giocattolo grande come una portaerei, dono di una lontana cugina australiana convinta che casa tua abbia le dimensioni di un hangar;

• Il momento dei pasti assumerà le sembianze di un simpatico siparietto dove il papà dimostrerà tutta la sua inettitudine al ballo (nella quasi totale indifferenza della figlia e con sommo divertimento della cognata), la nonna si esibirà in una discreta performance teatrale de “il coccodrillo come fa” e la bambina, distratta da tanta animazione, verrà inforcata dalla madre senza alcuna pietà. Sembra che la perdita di dignità di tutta la famiglia sia indispensabile per una nutrizione quantomeno soddisfacente;

• Hai presente quando riuscivi a dormire otto ore filate e la domenica ti concedevi di russare poderosamente fino alle 10? Ecco, da bravo, adesso resetta tutto e fai finta che non sia mai successo. Tanto non ti capiterà mai più. Il massimo della vita sarà svegliarti di soprassalto per un dolore lancinante sotto la terza costola, punto in cui la piccina ha deciso di infilare brutalmente il suo gomito.

• La gatta, costantemente inseguita sotto minaccia di “tiafferoleorecchieolacoda”, manifesterà i primi sintomi di un preoccupante esaurimento nervoso.

E per pura compassione, non mi dilungo oltre. Ma potrei.

di Romina Marzi

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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