Quel Diavolo di Suocera (ovvero: la vendetta)

Dopo aver letto l’articolo in cui descrivevo i bizzarri atteggiamenti di mia suocera, per diversi giorni, nuore di tutte le età hanno continuato a fermarmi per strada, esprimendomi tutta la loro solidarietà e confessandomi sottovoce: ” la mia fa le stesse cose! L’è pricisa!!”.

Parallelamente, altrettante suocere, punte sul vivo, mi hanno riversato addosso tutta la disapprovazione di cui erano capaci, lasciando deliberatamente trapelare dai loro commenti, di ritenermi irrispettosa e quantomeno esagerata. Ora, considerando che non stavo parlando delle suocere in generale, ma solo della mia, mi sorge il velato sospetto che si siano offese perché le mie descrizioni di certi fastidiosi comportamenti calzavano a pennello anche a loro , ma magari mi sbaglio  ( MAGARI!).

Mia suocera, invece, l’ha presa bene: ha giurato di non telefonarmi mai più. (Naturalmente non è riuscita a mantenere la promessa per più di tre settimane  Ma già sapevo che non poteva durare ). E’ rimasta talmente colpita da quello che ho scritto, pur dovendone ammettere l’esattezza e l’autenticità, da impararsi a memoria ogni frase, in modo da potermela rinfacciare al momento opportuno ed usare la mia impudenza contro di me (diavolo di una donna!). Ad esempio, quest’estate è caduta fratturandosi la gamba in più punti; nel preciso istante in cui io e suo figlio siamo arrivati in ospedale, cercando di capire quali fossero le sue condizioni, si è voltata verso di me e ha sentenziato sarcastica: “Questa la fnesc se giurnel?” (Traduco: “Immagino che sarai così indelicata da sbeffeggiarmi ulteriormente, raccontando questo increscioso episodio in un tuo articolo!” Beh, visto che ci tiene ).

Faccio notare che non ci avrei nemmeno pensato se non me l’avesse suggerito lei! Ad ogni modo, sorvolando sulla sua affettuosa dimostrazione di accresciuta stima nei miei confronti, nemmeno in quest’occasione ha perso la sua vena comunicativa: infatti, nonostante la gamba in trazione e l’imminente intervento chirurgico, la sua principale preoccupazione era di non riuscire più a parlare perché le avevano temporaneamente proibito di bere e le si stava seccando la gola (No, per quanto mi sforzi, non riesco proprio ad immaginarla ridotta al silenzio  E non sarà un caso se anche la scienza medica ha fallito nell’impresa!). Attualmente sta meglio, sia fisicamente che emotivamente: lo testimonia il fatto che ha ricominciato a segnare sul calendario le mie visite (e/o telefonate) per dimostrarmi che non si inventa niente quando mi accusa di non cercarla mai: “Amaracmand, nu cema acsi spess! Ogni tent, no tott i dè!!” (Traduco: “Non occorre che chiami così soventemente. E’ sufficiente una telefonata ogni tanto, non tutti i giorni!”. In effetti, la mia ultima chiamata risale a due settimane fa. Quando ha ragione, ha ragione.) I miei flebili tentativi di rabbonirla, nel ricordarle che mi devo barcamenare fra università, lavoro e casa e mi rimane poco tempo libero, vengono puntualmente liquidati con un laconico: “Mè agni creed!” (Traduco: “Mi sembra impossibile che tu non possa trovare il tempo, nemmeno per una telefonata!”. Penso: “Come glielo spiego che, se mi avanzano cinque minuti, dopo aver trascorso dieci ore in università, aver concordato appuntamenti di lavoro e aver svolto le commissioni domestiche di routine, telefonare a lei è l’ultima cosa che mi viene in mente? Come le dico che le voglio bene, ma se alle nove e mezza di sera sono ancora in grado di intendere e di volere, non nutro alcun desiderio di sentir parlare di disgrazie, decessi, referti medici o maligni pettegolezzi di vattelapescachiè?!!”).
Rassegnata all’eterna incomprensione, conto di recuperare qualche punto sfruttando l’approssimarsi delle festività natalizie, in cui le reciproche frequentazioni aumentano: solitamente, mia suocera approfitta di questo periodo per metterci all’ingrasso, invitandoci a pranzi di 12 portate ciascuno, in cui lascia inavvertitamente trapelare quale regalo vorrebbe ricevere. Regalo che puntualmente riporta indietro e cambia con qualcos’altro. (Ormai è una sorta di tradizione consolidata: se per una volta si dimenticasse di farlo, ci rimarrei molto male). La scena si svolge sempre allo stesso modo: curiosa come una bambina, subisce una sorta di attrazione magnetica verso le confezioni più appariscenti, quelle con la carta lucida ed il fiocco vistoso, disdegnando e criticando aspramente i pacchetti dall’aria sciatta, che lasciano intuire di essere stati preparati in fretta e furia (anche l’occhio vuole la sua parte, si sa!). Dopodiché, si finge sorpresa nello scoprire che le abbiamo regalato esattamente quello che ci ha chiesto e si profonde in esclamazioni di meraviglia e gratitudine. Naturalmente nessuno si illude di averla accontentata: ognuno conserva accuratamente lo scontrino del proprio regalo, affinché possa venire usato il giorno seguente, per rimediare alle nostre inoculate ed inappropriate scelte di colore, taglia o genere. L’unica volta che non le ho visto sostituire un regalo, se l’era acquistato da sola. (Sebbene anche questa condizione non rappresenti una solida garanzia: in passato, infatti, è già accaduto che abbia voluto cambiare perfino i vestiti che aveva comprato personalmente!). L’intero cerimoniale viene sistematicamente accompagnato dalle delicate osservazioni che la contraddistinguono e che riguardano, nell’ordine: il fatto che non le dedico sufficiente tempo ed attenzioni, l’inadeguatezza della mia acconciatura, il mio rapporto con suo figlio, la riprovevole assenza di nipoti da farle viziare, le sue fantasiose ipotesi sulla scarsa entità del mio stipendio. (ALEEE’!!! Bingo!) In pratica usa il Natale come forma di espiazione per tutti i torti che ritiene di aver subito durante l’anno  e tutto sommato posso anche concederglielo.
Quello che proprio non mi riesce di capire è perché ce l’abbia tanto con i miei capelli…

di Romina Marzi

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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