Il ciclista urbano si muove in branco e solitamente è sordo!

Come dice il proverbio “non c’è peggior sordo di un ciclista in mezzo alla strada”. Niente e nessuno, infatti, può indurlo a spostarsi: nemmeno se siete in grado di suonare la Cavalcata delle Valchirie con il clacson della vostra auto o se minacciate di accompagnarlo al più vicino ospedale, dopo averlo caricato sul cofano, assieme alla sua bicicletta. Quelli come me, i prediletti dalla sfiga, incappano sempre più spesso in veri e propri sciami di biker che, occupando l’intera carreggiata nei tratti di minore visibilità, impongono una lenta e angosciante processione. In questi frangenti, nove su dieci sto andando al lavoro e inevitabilmente inizio a pregare: prego Dio che mi dia una dose innaturale di pazienza (perché se mi da la forza, faccio una carneficina!) e prego che al primo della fila venga un attacco d’asma, costringendo gli altri a soccorrerlo. Purtroppo, il ciclista romagnolo è indistruttibile: se si è messo in testa di percorrere un determinato tragitto, né la pioggia, né il freddo, né le salite con una pendenza del 30%, possono fermarlo. Ha un unico punto debole: gli stand gastronomici che servono piadina con la salsiccia. Il loro invitante profumo, che si diffonde dall’area ristoro durante le cicloturistiche, ha un effetto devastante sull’atleta che, offuscato dall’acido lattico, arranca a fatica, stremato dalla fame. Gli avversari e i compagni di squadra non aspettano altro che vederlo cedere alla tentazione, per aumentare il distacco o addirittura seminarlo: perché il ciclista romagnolo è bastardo dentro. Quando si innesca la scintilla della competizione, diventa una macchina da guerra e non prova pietà nemmeno per gli amici d’infanzia o i compagni di merende. Sa perfettamente che arrivare ultimo significherebbe essere il bersaglio delle sarcastiche battutine del gruppo, per le successive due settimane e questa velata minaccia è sufficiente per spingerlo a consumare tutte le sue energie fino all’autodistruzione. Piuttosto che accettare la sconfitta, sarebbe disposto a tornare a casa camminando sulle ginocchia. A questo scopo, qualsiasi tattica è lecita: alcuni si alzano alle cinque del mattino, per mesi, allenandosi di nascosto, altri assumono sostanze che avrebbero stroncato perfino Jim Morrison e sviluppano un’insana dipendenza alle barrette energetiche. Infine, i più abbietti fingono una cecità temporanea, quando un collega chiede assistenza per una ruota bucata o un crampo alle gambe. (Sorpassando il malcapitato con un diabolico ghigno, li si sente dire “meno tre”, mentre aggiornano la lista delle vittime, segnando un’ulteriore tacca sulla canna della bici). La maggior parte di loro, vive il ciclismo come una religione: se siete mogli o fidanzate di ciclisti vi sarà sicuramente capitato di partecipare a cene di gruppo, in cui questo sport rappresentava l’UNICO argomento di conversazione. Ed è altrettanto sicuro che in queste occasioni abbiate provato il desiderio di suicidarvi. Naturalmente, la vostra dolce metà non si è accorta né del vostro disagio, né di essere stato risucchiato in un tunnel: da un’innocente interesse ad un’ossessione maniacale il passo è breve. Ben presto non si accontenterà di possedere un’ordinaria, ma funzionale bici da corsa: dovrà avere un esemplare ultraleggero in carbonio, progettato direttamente dalla Nasa, che abbia il peso specifico di un granello di polvere e l’aerodinamica di un jet a decollo verticale. Forse “si vedrà costretto” ad acquistarne più di una per potersi allenare in maniera diversa a seconda del percorso, ma voi non noterete la differenza quando dovrete lavare la sua divisa sportiva: avrà comunque un odore raccapricciante. (A questo proposito, a coloro che ritengono che “l’omo ha da puzzà”, vorrei far notare che c’è un limite a tutto e che, quando il ciclista entra in un bar per ristorarsi, il rapido dileguarsi della folla non è affatto casuale…). Si, indubbiamente il fisico trae un notevole vantaggio dal costante allenamento e dalla dieta bilanciata, ma le natiche di marmo e i polpacci scolpiti non riescono a compensare completamente l’abbronzatura “parcellizzata”, che rende il ciclista immediatamente individuabile in mezzo agli altri frequentatori della spiaggia. La comica alternanza di zone nere e bianche, dovute ai segni lasciati dagli occhiali da sole, dai calzini alla caviglia e dalla maglietta a maniche corte, ne fanno una base perfetta per il gioco degli scacchi. Inoltre, l’eccessiva esposizione ai raggi solari sembra avere effetti collaterali anche sulle sue capacità intellettive: spesso si convince, senza una valida ragione, di avere diritto alla precedenza assoluta e di non essere tenuto a rispettare il codice stradale. Non ancora soddisfatto, a intervalli regolari si lamenta della carenza di piste ciclabili; eppure, le poche esistenti sono anche poco frequentate. Tempo fa, ad esempio, osservando una fila di biciclette occupare la carreggiata, non riuscivo a spiegarmi come l’adiacente pista ciclabile, ampia e ben tenuta, potesse venire totalmente ignorata, visto che era dipinta di un bell’azzurro acceso. Ho voluto accertarmi che la notassero, urlando: “Guardate che non la possono fare più azzurra di così!!”. Non starò a riportare le cordiali e simpatiche risposte che ho ricevuto in cambio, ma sono sicura che i commenti sono diventati ulteriormente aggressivi, dopo che li ho sorpassati con lo spruzzo del tergicristallo in funzione…

di Romina Marzi

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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